La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (11)

Gli accattoni danno proprio fastidio. Li cacciamo.

Luglio 2008. Spuntano come funghi le ordinanza di Sindaci anti accattoni: Venezia, Cortina, San Remo, Alassio, Trieste, Padova, Modena, Firenze, Assisi. I mendicanti vanno cacciati almeno dai centri storici, dalle zone ‘per bene’ della città, in nome del decoro. Via straccioni, poveri e poveracci: persone da non far vedere. Chi chiede l’elemosina viene sanzionato: da 50 a 500 euro. A Venezia le multe sono 15 in 24 ore. Le città si spalancano solo a persone ricche, che lasciano danaro. Viva ‘i schei’!

Il consenso, silenzioso, è ampio: ai più pare normale interdire la città ai poveracci, talora molesti, aggressivi e professionisti dell’elemosina.

Gongolano amministratori, albergatori, turisti e molti cittadini.

Anche il sindaco di Verona Tosi promulga l’ordinanza anti accattoni, veri o falsi. Prevede una multa di 100 euro e la confisca delle offerte e del materiale usato da chi è sorpreso a mendicare.

Il divieto di allungare la mano vale in centro storico; nei mercati rionali; negli incroci stradali; ai semafori; davanti a chiese, ospedali, banche, uffici pubblici, negozi, stazioni ferroviarie.

‘Nuove’ sono le motivazioni dichiarate del provvedimento: contrastare e colpire il racket organizzato dell’elemosina che sfrutta un popolo di questuanti, handicappati e falsi invalidi.

Ascoltiamo il sindaco Tosi: “Non è ordinanza contro i poveri, ma contro chi sfrutta brutalmente persone deboli (bambini, donne, storpi, disabili, anziani) per lucrare, suscitando nel prossimo sentimenti di pietà che inducono a elargire denaro. Vogliamo tutelare la sicurezza, l’immagine e il decoro di Verona”.

Concorda Luigi Altamura, comandante della Polizia Municipale: “E’ necessario distinguere tra chi ha bisogno e chi fa soldi. Sono molte le truffe. L’ordinanza tutela persone invalide, minori e sfruttati; permetterà di smantellare organizzazioni che usano l’accattonaggio per fare danaro: sono soprattutto romeni e rom (esempio: Rom arrivano da Brescia e importunano davanti ai cimiteri, soprattutto davanti al Monumentale). Si arriva persino alla riduzione in schiavitù di disabili, difficile da dimostrare. Ci si spartisce il territorio”.

Gianmarco Tezza, presidente della Ronda: “Condivido l’idea di combattere lo sfruttamento di disabili e bambini, ma mi pare eccessivo il pugno di ferro contro i mendicanti. Se chi chiede l’elemosina non disturba, non c’è niente di male”.

Critico e propositivo è lo scrittore Ferdinando Camon (L’Arena, 31-7-08): “Si vuol proteggere il turismo. Il modo per aiutarli non è buttargli un euro, ma finanziare le organizzazioni di assistenza”.

Molto perplesso è l’assessore regionale ai Servizi Sociali Stefano Valdegamberi: “Capisco l’intento di Tosi, ma non è semplice distinguere chi è strumento del racket da chi è povero e mendica per necessità. Non va bene essere ligi e severi contro i poveracci e poi tollerare illeciti più gravi”.

Generale è l’accordo sulla lotta al racket che organizza i ‘poveri’ per far soldi. Per molti il fastidio non sono i poveri, ma lo sfruttamento e il mantenimento della povertà o chi chiede l’elemosina con strattagemmi (esempio: apparire storpio senza esserlo). L’ordinanza però non guarda in faccia nessuno e colpisce anche i poveri veri, quelli che non hanno di che sopravvivere: le persone di cui dovrebbe farsi carico tutta la comunità.

Il dubbio, fondato, è che all’origine della scelta non ci sia la presunzione di vincere la povertà, ma la volontà di togliere i poveri dattorno. Se l’Amministrazione proponesse e finanziasse (c’è sempre stato chi ha dato i soldi per questi scopi) iniziative e progetti di accompagnamento degli accattoni in modo che almeno chi è in grado arrivi all’autosufficienza economica o a prendere coscienza di un progressivo cambiamento di vita, con la vicinanza di istituzioni, agenzie di lavoro e volontari, allora potremmo fidarci della buona volontà che si scoprirebbe alla base dell’ordinanza del Sindaco. Ma se ci si rende conto che l’unico obiettivo è cacciare da Verona gli accattoni, lasciandoli accattoni in altri luoghi e per di più ancora una volta cacciati, allora preferiremmo che il sindaco Tosi, invece di inventare tante belle parole inutili, dicesse la verità: “Accattoni a Verona niente: li cacciamo”.

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