Suicidio nel carcere di Montorio

COMUNICATO STAMPA dell’associazione a favore dei carcerati “La Fraternità”

Suicidio nel carcere di Montorio

La Fraternità ha appreso dalla stampa la terribile notizia del suicidio di Domenico Improta, 29 anni, dal 2007 detenuto presso la casa circondariale di Montorio. Un suicidio che cade a poche ore di distanza da quello della brigatista Diana Blefari appena condannata in Cassazione, nel carcere romano di Rebibbia. La nostra associazione esprime la propria vicinanza alla famiglia Improta  e rilancia la necessità di rivedere e curare particolarmente l’aspetto socio-comunicativo all’interno del carcere, in particolare nei casi che hanno già espresso volontà e tendenze suicide come nel caso Improta. Tra i più amareggiati c’è senza dubbio il fondatore de “La Fraternità”, Fra Beppe Prioli, che fa parte della cappellania del carcere. “Ogni suicidio di un detenuto è una sconfitta non solo per noi cappellani e per noi volontari, ma per la società tutta. Così tanti suicidi impongono una urgentissima riflessione: forse una parola, un ascolto o un contatto in più avrebbero potuto salvare la vita di Domenico. Noi cappellani abbiamo saputo la notizia dalla stampa e siamo ancora scossi e turbati”. Un’amarezza condivisa anche dal presidente della Conferenza regionale Volontariato e Giustizia, Maurizio Mazzi, che ha affrontato una riflessione di più ampio respiro, citando e sposando le dichiarazioni del periodico Ristretti Orizzonti: “In carcere ci sono venti volte più suicidi che all’esterno, e crescono in parallelo al sovraffollamento, e quindi al peggiorare delle condizioni di vita. Il 90% dei detenuti che tentano di togliersi la vita vengono salvati dai compagni di cella. I numeri dei tentati suicidi sono altissimi”. Sui rimedi Mazzi sposta la riflessione a monte: “E’ improponibile che a fare i colloqui con i detenuti appena entrati  siano dei volontari: è l’unico caso nel Triveneto in cui un lavoro che dovrebbe essere svolto da un’équipe specializzata viene effettuato dalle associazioni. Ci fa piacere sapere che il nuovo direttore del carcere di Montorio, Antonio Fullone, è dello stesso parere. Provate a pensare: se un detenuto appena arrivato e appena ascoltato da un volontario si suicida, come potrebbe sentirsi e reagire quel volontario?”.

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