Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (28)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

Berlusconi, arrabbiato, risponde a Draghi: “Rivedere le stime del Pil?”. Vedremo. Nei confronti di Draghi, di Bankitalia e delle agenzie internazionali che rilevano i dati della crisi, Berlusconi sferra ripetuti attacchi (che poi, come sempre, smentisce) duri e taglienti; li chiama catastrofisti.

“Dovremmo chiudere la bocca:

– a tutti quei signori che parlano, che strillano la crisi;

– a tutti gli uffici studi che elencano le date della crisi, tolgono fiducia e danno il calo del Pil a – 5%.

Magari dicono cose che possono avverarsi, ma così facendo distruggono la fiducia dei cittadini;

– alle organizzazioni internazionali, contro le quali si scaglia, che “un giorno sì e l’altro pure dicono che il deficit è al –5%, che i consumi sono diminuiti del 5%, che c’è crisi di qui, crisi di là; che la crisi durerà fino al 2010; che la crisi si chiuderà nel 2011. Insomma: un disastro”;

– alle dichiarazioni dei governi e di tutti gli organismi internazionali e nazionali che continuano a dare numeri sul deficit;

– agli organi di stampa. Minaccia di sospendere la pubblicità ai media che diffondono pessimismo.

Se la prende con “quegli organi di stampa che riprendono tutte queste affermazioni e le posizioni del tanto peggio. I giornali diffondono incentivi alla paura fuori di ogni ragione e della realtà”;

– alle opposizioni che favoriscono la paura.

Continua:

– gli imprenditori devono minacciare i media: non daranno loro pubblicità finché diffondono la paura della crisi.

– editori e direttori non devono avere pubblicità se sostengono la paura e diffondono catastrofismo.

– “gli italiani rispondono ai veleni e alle calunnie che ci attaccano addosso con un maggiore attaccamento alla nostra parte politica e a me”.

– “la vera moralità l’abbiamo portata noi: è rispettare gli impegni presi”.

– la sfida è far tornare la gente agli stili di vita e ai livelli di consumi precedenti la crisi. Occorrono fiducia e non cambiare le proprie abitudini. “Bisogna cercare di far rivivere i consumi; non c’è motivo per diminuirli”.

Porta i motivi della fiducia:

– sostiene, categoria per categoria, che le entrate non sono diminuite;

– i dipendenti del pubblico impiego non rischiano di essere licenziati;

– anche chi lavora nelle aziende private (14 milioni) non corre seri rischi. “Sono pochissime le aziende che hanno licenziato”;

– c’è non una diminuzione, ma un leggero incremento nei consumi”.

Gli imprenditori giocano un ruolo decisivo: “devono tornare a investire in pubblicità sui giornali per promuovere i loro prodotti”.

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