L’immigrato viene dal mare?

Manifesti di propaganda annunciano: “Abbiamo fermato l’invasione”, sullo sfondo di imbarcazioni gremite di migranti a Lampedusa, considerata porta d’ingresso dell’immigrazione illegale in Italia. Si fa credere che, frenando gli sbarchi, si contrasta in maniera incisiva l’ingresso irregolare. Ma gli arrivi dal mare rappresentano una modesta frazione di un fenomeno variegato e complesso. La stragrande maggioranza degli immigrati entra con un regolare visto turistico. Quando scade, il turista si trasforma in immigrato irregolare, talora con un lavoro, nero, in famiglie o imprese locali.

FRONTIERE E CONTROLLI

Gli sbarchi a Lampedusa sono assurti a simbolo di un paese sotto assedio. Aver respinto verso la Libia molti malcapitati (anche donne, minori, potenziali richiedenti asilo) fra le proteste di Onu , Consiglio d’Europa, Conferenza episcopale e altre istituzioni, è passata come una vittoria decisiva sull’immigrazione indesiderata. I traghettatori con ogni probabilità troveranno altre rotte. Ma gli arrivi dal mare sono modesta frazione del fenomeno dell’immigrazione irregolare.
Il sistema di sorveglianza delle frontiere Frontex, finanziato dall’Unione Europea con 42 milioni di euro, ha prodotto, nel 2007, 163.903 respingimenti alle frontiere europee, la maggior parte in Grecia e sulle frontiere terrestri (73mila casi). Seguono la Spagna (27.900) e l’Italia (21.650), impegnate a contrastare l’immigrazione africana. L’impegno è consistente e costoso; i numeri sono apparentemente ragguardevoli, le polemiche sulle vite perdute in mare aumentano; si tratta di un’esibizione di fermezza verso alcuni tipi di migrazioni irregolari, quelle che cercano di attraversare fisicamente le frontiere senza le debite autorizzazioni.
Il controllo delle frontiere è uno dei simboli della sovranità nazionale, caricato di significati e di attese. Ma l’immigrazione irregolare è fenomeno vasto, intrecciato con molte convenienze dei paesi riceventi, famiglie comprese. Tenere sotto i riflettori gli sbarchi concentra gli sforzi su un segmento limitato e relativamente controllabile della questione, disegnando un’immagine di fermezza e lasciando in ombra gli aspetti meno confessabili e più difficili da contrastare. Gli arrivi via mare sono molto visibili sotto le luci dei media, si prestano a narrazioni cariche di pathos, si imprimono nell’immaginario collettivo.
Gli immigrati irregolari che arrivano dal mare sono in gran parte controllati e schedati dalle istituzioni che presidiano le frontiere. Per i governi è conveniente che media ed elettori credano che l’immigrazione non autorizzata coincida con gli sbarchi. Frenando gli sbarchi, si fa credere di agire in maniera incisiva sull’immigrazione irregolare e di aver fermato l’invasione.

TRE MITI DA SFATARE

Un autorevole rapporto dell’International Migration Institute dell’università di Oxford disegna una realtà ben diversa (1): gli arrivi via mare non rappresentano più del 10-12 % dell’immigrazione irregolare dall’Africa verso l’Italia. Una componente entra con documenti contraffatti o nascosta su mezzi di trasporto terrestri. La maggioranza, intorno al 75 %, arriva con un regolare visto turistico: quando scade, il turista diventa immigrato irregolare, che, magari, ha trovato un lavoro. Nel 2008 gli sbarchi sono stati circa 30.000; gli immigrati irregolare si aggirano sul milione di persone. (2) Le richieste di regolarizzazione ai sensi dell’ultimo decreto flussi, del 2007, ne conteggiavano 740.000.
Il rapporto sfata un secondo mito che attribuisce ai migranti africani caratteristiche di drammatica povertà, disperazione, fame. Non sono ricchi, ma meno poveri di quanti non partono; si muovono per scelta, non perché costretti da altri. Se si mettono in viaggio e pagano il passaggio in barca, significa che dispongono di risorse.
Terzo mito in discussione: i trafficanti non farebbero parte di grandi mafie, ma di organizzazioni piccole, fluide e flessibili.
In definitiva, il governo non ha fermato nessuna invasione: quella dal mare è poca cosa, dato che i migranti irregolari arrivano quasi tutti per altre strade. Arrivano principalmente perché  richiesti e impiegati nelle nostre famiglie e nelle migliaia di imprese che danno loro lavoro in nero, senza apprezzabili interventi di contrasto da parte delle istituzioni dello Stato.

di Maurizio Ambrosini (06.07.2009)

da http://www.lavoce.info

(1) H. de Haas, The myth of invasion. Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union, IMI, Oxford, October 2007.
(2) Fonte: Fondazione Ismu di Milano.

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