Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (26)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

I risvolti sociali della crisi economica

Giugno 2009.

* La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) manifesta allarme per lo sfilacciamento del tessuto della società italiana, aggravato dalla crisi economica e dalle disuguaglianze in aumento. “Nessuno ignora il pesante impatto della sfavorevole congiuntura economica internazionale né minimizza l’impegno profuso. Resta però evidente che i costi del difficile momento ricadono in misura prevalente sulle fasce più deboli della popolazione”.

* Il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, rileva la tendenza delle imprese ad “azionare la leva occupazionale come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra”. Contesta l’uso della parola esuberi (= lavoratori considerati in eccedenza): i licenziati sono persone, non oggetti.

* I Vescovi europei indicano le piste da seguire: riscoprire il significato del lavoro; promuovere la funzione sociale dell’impresa; riproporre il principio di sussidiarietà; evitare che per colpa della crisi terminino gli aiuti verso i paesi poveri.

Emergono le conseguenze della crisi dal punto di vista dei nuovi assetti sociali, con forti e preoccupanti cambiamenti in atto. Negli USA, in Europa e in Italia si assottiglia il ceto medio; si restringono i confini di quella che si chiamava borghesia; avanza una generazione di lavoratori poveri a cui il nostro sistema di Stato sociale non riesce a dare risposte. Sono circa 3 milioni i lavoratori italiani a basso salario, il 12-15% del totale degli occupati; percepiscono un salario inferiore ai 1000 euro, con differenze regionali sensibili che penalizzano soprattutto chi abita nel Sud. Più a rischio sono i giovani, le donne e chi ha un contratto di tipo temporaneo.

La recessione allarga il divario tra chi sta bene e chi fatica a far quadrare i conti. La famiglia fa da ammortizzatore sociale. Le discriminazioni riguardano la distribuzione della ricchezza nella fascia di reddito medio bassa, mentre chi è benestante sembra non subire scossoni dal punto di vista del proprio tenore di vita.

La stima sui lavoratori deboli è per difetto; basti pensare al sommerso che riguarda le donne occupate nei servizi di cura alle persone e alle famiglie, come le badanti.

In un mercato del lavoro sempre più segmentato, la tutela e il sostegno ai salari diventa cruciale.

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