Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (25)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

All’interno dell’allarme generale, c’è un allarme Italia.

Debito pubblico e spesa pensionistica sono macigni che pesano sull’Italia, ne frenano il potenziale di crescita e tolgono risorse da altri capitoli di spesa come welfare e istruzione.

Nel giugno 2009 la Commissione europea e l’Ocse mettono in guardia l’Italia contro:

– il debito pubblico da primato, zavorra che è alla base della vulnerabilità dell’economia italiana e che ne frena la crescita;

– l’alta spesa pensionistica: in Italia (dati 2005) è al più alto livello tra i 30 Paesi dell’Ocse: il doppio della media. Nel decennio 1995-2005 la spesa per le pensioni è aumentata del 23% e assorbe quasi il 30% della spesa pubblica contro il 16% medio nell’Ocse. L’Italia poi ha “ripetutamente rinviato” la riforma delle pensioni e i cambiamenti “vitali” per la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Non è indicata un’età minima del pensionamento.

Aumenta la pressione dell’Unione Europea sull’Italia per la diversità dell’età pensionabile tra maschi e femmine, con il preannuncio dell’avvio de una procedura di infrazione. La direttiva è chiara: tutti in pensione a 65 anni, senza distinzione tra i sessi. La risposta immediata di Berlusconi è: “In un momento di crisi mi pare fuori luogo intervenire”. La riflessione successiva spinge a preparare un progetto per l’equiparazione.

Novità dell’ultima ora: nei primi 5 mesi del 2009, le domande per le pensioni di anzianità sono in calo di 89.000 (- 67%). Spiegazione possibile: la crisi riduce la possibilità di lavori alternativi e  induce a rimanere nel posto di lavoro. Eccezione: le insegnanti che temono l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni. Sono 41.000 le domande di pensione, con un balzo del 64% rispetto al 2008. Lavoro usurante?

*La Commissione europea esprime apprezzamenti per la risposta del governo italiano alla crisi: ha cercato di evitare di aggravare ulteriormente i conti pubblici, ricorrendo alla cassa integrazione, agli ammortizzatori sociali, al sostegno dei redditi bassi e tenendo aperto il credito. Però “nonostante la prudenza del governo italiano nell’affrontare la recessione, l’elevatissimo indebitamento rende sempre più vulnerabile l’economia mettendone a rischio la crescita” e ci vorranno nel prossimo anno nuovi prestiti per 80 miliardi di euro. “Non ci sono dunque margini per aumentare la spesa”.

Diventano necessarie riforme come il controllo della spesa, le pensioni, la sanità, la liberalizzazione dei servizi e dei trasporti, la sburocratizzazione delle imprese, il potenziamento delle infrastrutture, la scuola, l’efficienza degli enti pubblici locali, la semplificazione della burocrazia, l’attenzione ad ambiente e ricerca, l’innalzamento dell’età pensionabile.

Alcune riforme sono urgenti: sostegno ai salari, sgravi fiscali per chi investe, credito automatico per la ricerca, apertura immediata di cantieri.

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