Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (24)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

Chi pagherà maggiormente il costo della crisi?

B) Nel Terzo Mondo è fame, per più di un miliardo di persone

L’allarme è della FAO, agenzia delle Nazioni Unite: la fame aumenta nel mondo. Per la prima volta nella storia oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame; oltre 100 milioni in più rispetto all’anno scorso: un sesto della popolazione mondiale non ha la possibilità di nutrirsi regolarmente. Mai così tanti, sparpagliati un po’ ovunque. Situazione grave anche nei Paesi sviluppati e nelle loro metropoli, dove sono 15 milioni le persone affamate.

La mappa della fame:

– Asia e terre del Pacifico:         642 milioni;

– Africa sub sahariana:               265 milioni;

– America Latina e Caraibi:        53 milioni;

– Medio Oriente e Nord Africa: 42 milioni;

– paesi sviluppati:                       15 milioni.

Si muore di fame in silenzio, senza clamore: è un universo taciturno, cresciuto in un anno dell’11%. E chi se ne importa? Nessuno, pare, a parte la FAO e qualche onlus.

Cause:

– la crisi economica globale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione;

– la riduzione dei soldi (rimesse) che gli emigranti mandano nei loro Paesi di origine;

– l’aumento dei prezzi: quelli dei generi alimentari sono saliti del 24% nei Paesi in via di sviluppo (o di sottosviluppo?).

– la crisi finanziaria ha peggiorato la speculazione sui prezzi agricoli, in un mondo che ha il diritto di avere una agricoltura capace di sfamare tutti.

Prospettive:

– dovere prioritario è dotare le nazioni povere degli strumenti economici e politici necessari per stimolare la produttività del settore  agricolo.

* Non possiamo far finta di non sapere che la fame è un problema per chi la soffre, ma anche per tutto il genere umano. Fame e povertà, in particolare la silenziosa crisi alimentare, pongono seriamente a rischio la sicurezza e la pace mondiale.

In occasione del G8, a nome dei vescovi dell’America Latina, il card. Rodriguez Maradiaga chiede che, prima che sia troppo tardi, i Paesi ricchi aumentino gli aiuti allo sviluppo e non usino la scusa della crisi per tagliarli ulteriormente perché vorrebbe dire sacrificare altre vite umane. Non si deve pensare solo alla tutela degli interessi economici delle grandi aziende, mentre la gente povera non ha nessuno che parli in suo nome. Il 60% della popolazione mondiale vive con il 6% del reddito del pianeta. Senza la ripresa entro il 2015 potrebbero morire 2,8 milioni di bambini.

Continua il cardinale: ogni nazione ha il diritto di fare leggi, ma non è chiudendosi che si risolvono i problemi. Ad esempio i respingimenti di chi arriva via mare, dal punto di vista della solidarietà, negano un diritto umano. L’unico modo di fermare la migrazione illegale è lo sviluppo. Invece si alzano muri. Il muro contiene per un po’ di tempo, ma se l’acqua continua a salire non basta più. Dobbiamo indignarci per i muri concreti e virtuali che separano i popoli, come ci siamo indignati per il muro di Berlino. Quando uno fugge dalla propria terra per disperazione non va considerato criminale.

Molti Paesi ricchi non fanno nulla o quasi per aiutare la crescita armonica dei Paesi poveri. L’Italia, ad esempio, con la donazione dello 0,09% del Pil è all’ultimo posto tra i donatori. Il Ministero dell’Economia garantisce che, entro il 2015, il contributo potrà arrivare allo 0,51%.

“La difesa egoistica degli interessi nazionali si rivela un boomerang devastante sul piano economico e sociale” (card. Renato Raffaele Martino).

Il G8 si impegna a “invertire la tendenza che vede diminuire gli aiuti per lo sviluppo e i finanziamenti per l’agricoltura. Riconosce che la sicurezza alimentare è strettamente collegata alla crescita economica, al progresso sociale e alla stabilità politica. Destina 20 miliardi di dollari (una miseria) a “iniziative per la sicurezza alimentare”.

Nei fatti, la forma di aiuto preminente e sicura è quella del singolo emigrato che invia a casa una parte dello stipendio: 200 miliardi di dollari, dieci volte di più dell’aiuto pubblico.

Il Papa ha chiesto di cancellare il debito dei paesi poveri e di riformare l’architettura dei mercati finanziari con robuste iniezioni di etica.

Zoellick Robert, presidente Banca mondiale, riferendosi alla crisi economica in atto, ci spinge a riflettere: “ Una corsa precipitosa verso l’uscita dalla crisi rischia di lasciare i più deboli nella casa che ancora brucia. Il rischio è che i risultati raggiunti negli ultimi anni per ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo siano spazzati via”.

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