Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (63)

“L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 26)

I giovani nuovi italiani ci scrivono

Novembre 2007. I “Ragazzi della rete G2-Seconda generazione” (organizzazione di figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, che si pone come obiettivi l’incontro di culture e la denuncia dei diritti negati alle seconde generazioni) scrivono al presidente Giorgio Napolitano:

“Caro Presidente, i nostri amici e vicini ci riconoscono come italiani, ma l’attuale legge impedisce a molti di noi di esserlo effettivamente. Noi giovani figli di immigrati ci troveremo presto a decidere su un futuro già precario. Cominciare l’età adulta con il permesso di soggiorno rende il nostro passo ancora più incerto”.

Quando queste persone, che hanno frequentato in Italia materne, elementari, medie, liceo, diventano maggiorenni, cosa succede?

Chi non è nato qui non ha diritto di rinnovare il permesso di soggiorno per motivi familiari; se vuole restare in Italia regolarmente deve chiedere il permesso per lavoro o per studio: o hai un contratto o ti iscrivi all’università, altrimenti scivoli nell’illegalità. Se nasci da immigrati sei straniero. Ma straniero a chi?

Non basta essere venuti al mondo in Italia per avere la cittadinanza. Ottenere il permesso di soggiorno è complicato”.

Quasi un quarto dei 3.982.000 immigrati presenti in Italia è nato qui o è arrivato da piccolo. Si tratta del 5,6% degli alunni che frequentano le scuole italiane: i compagni di banco, di squadra e di giochi dei nostri figli: i loro amici. In molte province sono oltre un quarto della popolazione immigrata: 700.000 minori, classificati come stranieri, registrati su permessi o carte di soggiorno dei genitori: l’integrazione non è scontata: “Hanno aspettative in linea con quelle dei coetanei nati da coppie italiane: non si immaginano alle prese con lavori umili e precari; ambiscono a migliorare le loro condizioni di vita; vogliono buoni impieghi. Hanno assorbito elementi del sistema di valori delle società ospitanti come l’importanza dei consumi per l’integrazione sociale. Ma ad alti livelli di assimilazione culturale non sempre corrisponde pari integrazione economica. Il rischio sono i sogni infranti e le aspettative frustrate”.

I figli dell’immigrazione sono abituati al confronto con ‘la differenza’; parlano più lingue; si muovono tra culture diverse riconoscendone codici e regole. Ma perché possano mettere a frutto questa esperienza va superato uno scoglio: fatica a trovare posto il concetto che si può essere ad un tempo nero, colorato, romeno, zingaro e italiano.

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