Il Vangelo oggi è controcorrente

Lettera pubblicata dal giornale “L’Arena” del 23 agosto 2009.

VERITÀ SCOMODE

Il Vangelo oggi è controcorrente

Proviamo a dirci la verità: la situazione a Verona e in Italia è grave dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello etico: quale valore la mentalità corrente assegna alla persona umana, chiunque essa sia? È tempo che la smettiamo di autoelogiarci e di dire che il nostro è un popolo straordinario, ricco di energie positive, di risorse e di valori (quali?), in grado di puntare a uno splendido avvenire. Ed è vero: sono enormi le potenzialità su cui costruire. Però, per andare avanti è necessario che ci diciamo che siamo una società in decadenza, quasi in disfacimento, nella quale ognuno (persona, famiglia, gruppo) pensa a salvare se stesso e a salvaguardare interessi propri o particolari, con un senso della collettività e dello Stato molto basso. Basta considerare le nostre denunce dei redditi. Prendere coscienza dei nostri difetti è base di una rinascita a portata di mano.

Questa è la prima riflessione che mi è venuta leggendo la lettera a “L’Arena” del mio amico Pio Cinquetti, il 19 agosto scorso.

Pio dice a me altre due cose:

– la mentalità oggi dominante, che rischia di conquistarci tutti, vede nell’altra persona, soprattutto se scoccia ed è ‘diversa’ (anziano, povero, malato, in vari modi handicappato, immigrato, sbandato, sporco, …), ma anche se non sta dalla nostra parte o non è come noi la vorremmo, un nemico, un essere da abbattere e comunque da allontanare e da cancellare: immondizia. Due esempi: chi scova e caccia i miseri della Bibbia viene elogiato; l’annegamento nell’indifferenza di centinaia di persone nel nostro mare non impressiona nessuno; anzi da molti è visto come un segno positivo di orgoglio italico e di sfida al «nemico». Dovrebbe essere chiaro (lo è?) che questa mentalità diffusa scardina ai fondamenti ogni visione di famiglia umana e l’idea stessa di società e di bene comune. Dal punto di vista cristiano poi distrugge le basi del messaggio evangelico, dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio e crea un distacco incolmabile tra l’annuncio cristiano e la vita di tutti i giorni, in particolare per quanto riguarda i rapporti sociali e le scelte del vivere quotidiano. Penso alle difficoltà della predicazione, a partire dall’omelia domenicale. Lo spazio che resta, essenziale e insopprimibile, è la riflessione sul rapporto personale con Dio. Resta tra gli «avvisi» la richiesta di un aiuto per i poveri. In questo si concentra gran parte della predicazione, che si trova ad avere le gambe corte e tiene lontani i giovani che cercano messaggi forti, di un mondo nuovo da costruire. Non si entra nella vita e non si è coinvolti in un progetto comunitario.

– Seconda riflessione. Più che criticare la Chiesa e chi la rappresenta, occorre riflettere insieme su quanto ci siamo lasciati conquistare dalla mentalità corrente, sull’annuncio del Vangelo oggi e sulla testimonianza che la Chiesa di Gesù è chiamata a offrire a questo mondo. La proposta della visione cristiana della vita nella società e nella politica non è compito specifico del vescovo e dei preti: è compito di tutta la comunità cristiana (con i laici in un ruolo determinante), con i suoi organismi, a tutti i livelli, a partire da quello parrocchiale. Dobbiamo insieme capire che nella società di oggi, caratterizzata dal rilassamento, dalla fuga dalle responsabilità e dall’egoismo, annunciare il Vangelo è duro; è andare contro corrente; è lasciare ogni vantaggio che potrebbe venire dal procedere a braccetto con il potere. La mentalità corrente dà oggi come scontato che il Vangelo è là, vale per la vita religiosa dei singoli credenti, ma la politica, l’economia, la finanza sono altra cosa e seguono regole che non incrociano le esigenze evangeliche.

È dovere della Chiesa intera essere libera e testimoniare con energia la libertà di dire la verità e di testimoniarla. A fine agosto celebriamo il martirio di Giovanni Battista (lui ha detto la verità al re e ci ha rimesso la testa, scelta che non è di molti): è difficile mostrare questo coraggio procedendo da soli; si può se ci si muove come comunità cristiana. È la strada che ci sta davanti: vivere la nostra esperienza di comunità cristiana, senza temere difficoltà e conflittualità, nella ricerca umile e fiduciosa di essere quel segno di Dio che è la nostra chiamata. Punto di partenza può essere il giudizio su ogni “strage degli innocenti”, piccoli o grandi che siano, di ogni provenienza.

È doveroso parlarne a fondo e con continuità, altrimenti i rischi, anche per la nostra Chiesa di Verona, sono gravi: sono molti i cristiani che non si ritrovano più, che esprimono una visione simile a quella di Pio Cinquetti e che faticano a vedere nella Chiesa diocesana un punto di riferimento.

La strada verso i cieli nuovi e le terre nuove è ancora lunga.

Tito Brunelli

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