Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (5)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

Rapporto tra debito pubblico e Pil:

– era del 105,8% nel 2008;

– secondo previsioni del governo a fine 2009 sarà al 114,3%;

– è previsto al 117,1% nel 2010.

Le casse dello Stato hanno un deficit in continuo aumento, che salirà al 6% del Pil nel 2010.

Secondo la Commissione europea,

– nell’Euro zona il rapporto deficit-Pil salirà dall’1,9% del 2008 al 5,3% nel 2009, fino ad arrivare al 6,5% nel 2010;

– in Italia l’Ocse prevede la salita al 6% del rapporto deficit/Pil e l’aumento del debito pubblico al 115%, in avvicinamento al 120% entro la fine 2010.

Il fardello del debito limita lo spazio di manovra per gli interventi anti crisi.

Preoccupano la difficoltà nell’affrontare la crisi (comune a molti Paesi) e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale (caratteristica dell’Italia).

*La crisi pesa sui conti pubblici. Il deficit italiano sfonda gli argini. Secondo dati Istat (i peggiori da 10 anni), nel primo trimestre 2009 si è portato, in rapporto al Pil, al 9,3% contro il 5,7% nel 2008.

Altra mazzata arriva dal conto economico trimestrale delle Amministrazioni Pubbliche: raddoppia il fabbisogno, a quota 50 miliardi di euro rispetto ai 24 del 2008. Peggiorano tutti i principali valori: calano le entrate e cresce la spesa pubblica. L’avanzo primario (= ciò che resta in cassa una volta pagati gli interessi sul debito pubblico) risulta negativo; cioè non c’è stato. E sarebbe necessario per ridurre il debito. E’ evidente che la recessione galoppante rende difficile fare meglio.

Emblematico è il dato sulle entrate: da gennaio a marzo sono diminuite del 2,8% rispetto a un anno prima. E la spesa è aumentata: le uscite sono cresciute del 4,6%, impennata in buona parte dovuta alla crescita della spesa corrente: + 7% per redditi di rinnovi contrattuali.

Banche

Il patrimonio è solido. Gli utili diminuiscono. La crisi rallenta i prestiti a famiglie e imprese. Nel primo trimestre 2009, il calo dei prodotti delle banche è del 56%, in linea col 2008. Si teme che le imprese non riescano a pagare i crediti. Nel 2008 la redditività è scesa dall’11,9% al 5% e l’utile è crollato. I tassi applicati ai nuovi mutui casa si avvicinano ai minimi storici dell’estate 2005.

*Le banche devono uscire dalle filiali e dalle agenzie; venire a vedere quello che fanno le imprese che chiedono finanziamenti; capire quali sono i progetti; guardare negli occhi l’imprenditore; assumersi la responsabilità di dare credito a chi lo merita.

*All’inizio di luglio, il ministro Tremonti, dopo un periodo di forti critiche alle banche, propone un nuovo inizio, una comune responsabilità per il sostegno delle imprese in crescita e uno sforzo che arrivi a una moratoria sulle scadenze dei crediti delle imprese. In cambio il governo imporrà meno tasse alle banche a seconda delle perdite subite.

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