La democrazia è ancora un bene primario?

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La democrazia è ancora un bene primario, per ciascuno di noi, per noi come popolo?

Molti ritengono che la democrazia in Italia sia in coma profondo. Parecchi studiosi avvertono che oggi la democrazia tradizionalmente concepita non regge: occorre inventare modalità originali che garantiscano la sovranità dei cittadini.

Segno della crisi profonda della democrazia è la scomparsa quasi totale di gruppi di base aperti, formati da persone che vivono la vita del loro territorio, che ne conoscono situazione ed esigenze; che si incontrano regolarmente per decidere insieme il meglio per la popolazione. Con la scomparsa di questi gruppi, la politica di popolo muore e non lascia intravedere segni di rinascita.

Conseguenza inevitabile: pochissime persone decidono per tutti; decidono le scelte da concretizzare e gli amministratori e i politici da mettere in campo. Esempio: chi rappresentano i 46 componenti del Consiglio comunale di Verona? Chi li conosce? Perché sono in quella posizione? Chi se ne intende un po’ sa che i più sono consiglieri per un solo ‘merito’, quello di essere fedeli esecutori degli ordini del loro capo. Parecchi in 5 anni non avanzano nessuna proposta e non aprono bocca. Altro esempio: verifichiamo le occasioni in cui, nella nostra città e provincia, per lo meno gli iscritti agli pseudo partiti vengono coinvolti nello studio di un problema, in una scelta, nel prendere decisioni politiche e amministrative vere. Zero o quasi. Terzo esempio: l’autodromo di Vigasio e tutto ciò che gli sta intorno (di gran lunga più imponente dell’autodromo stesso) è la più importante opera pubblico-privata del nostro tempo nel territorio veronese. Cambierà la nostra vita. E noi non ne sappiamo nulla o quasi. Anche amministratori e dirigenti politici del territorio vengono a sapere le decisioni quando ormai sono prese. Dov’è il popolo sovrano?

Diventa così naturale che, a livello nazionale, i nomi dei deputati e dei senatori siano decisi da alcune persone, tante come le dita di una mano; che l’incoronazione (non parliamo di elezione!) di Berlusconi quale Presidente del Popolo delle Libertà sia non a maggioranza bulgara, come si diceva tempo fa riferendosi a regimi dittatoriali, ma all’unanimità, senza neppure uno straccio di programma che non sia l’affidarsi al capo. Non si capisce perché deputati e senatori, che già non sono autorizzati a pensare, debbano votare. Berlusconi non capisce neppure perché debbano recarsi in Parlamento: che cosa vanno a fare? “Meglio – dice – che votino solo i capi gruppo”. Per ora. Così si fa in fretta. Passaggio successivo (a quando?): visto che si decide altrove, anche il voto dei capi gruppo è una inutile perdita di tempo. Tutto “logico”. Anche gli altri partiti fanno sorrisetti di compiacimento.

Lo stesso vale per il rispetto della Costituzione, della Legge in generale, della Magistratura e per il riconoscimento del ruolo del Presidente della Repubblica.

Si andrà avanti così fino a che decideremo di essere Popolo sovrano, di uscire di casa, di incontrarci e di pretendere di decidere e di fare politica insieme, nel quartiere e, avanti avanti, fino alle scelte nazionali, europee e internazionali. Non c’è alternativa. Si tratta di decidere di cominciare.

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