Aria di fine civiltà?

incomunicabilità

Ci sono persone serene, anche felici. In genere hanno una bella famiglia e fanno parte di gruppi coinvolgenti a livello di esperienza di vita.

La gran parte delle persone, però, vive in uno stato di insoddisfazione, di preoccupazione, di sfiducia, anche di desolazione e di angoscia. Si parla o del nulla o di bagatelle. Quando si alza un po’ il livello del discorso, c’è chi si ritrae e non vuol partecipare oppure è tutto un lamentarsi, un piangersi addosso. Eppure noi Italiani siamo considerati tra le persone che vivono meglio, con un tenore di vita, una alimentazione e possibilità che ci pongono in situazione di privilegio. Che cosa non va? Sperimentiamo, talora senza accorgercene, che siamo vuoti dentro. Le culture e i valori dei nostri padri per molti sono morti o esistono solo nei ricordi nostalgici. Segno e conseguenza di questo è che molti di noi temono che altre culture (ad esempio quella musulmana) ci possano invadere e sottomettere. Ci rendiamo conto che altri sono orgogliosi della loro identità, ci credono e si battono per salvaguardarla e per proporla. Noi, invece, nonostante la nostra ricca tradizione e la nostra storia, non sappiamo di cosa essere orgogliosi e per che cosa siamo disposti a batterci. Ci scopriamo perdenti.  Eppure la nostra cultura occidentale è straordinariamente ricca; ha prodotto una civiltà di valore assoluto. Sta a noi, riscoprendo ciò che siamo, conoscerla, reinterpretarla e viverla in modo originale nell’oggi, vincendo l’isolamento e l’individualismo; ricominciando a stare insieme; recuperando l’essenziale della nostra civiltà, anche come singoli e in piccoli gruppi, ma soprattutto come popolo. Sta a noi, ad esempio, valorizzare gli elementi comuni su cui è nata la nostra Repubblica, scritti nella prima parte della nostra Costituzione, traendone le conseguenze per la nostra vita di oggi.

Occorre uscire dalla superficialità, a partire dalla nostra famiglia, dai rapporti con i nostri amici e conoscenti, per discutere insieme del presente e del futuro del nostro quartiere, della città, della regione, dell’Italia, dell’Europa, del mondo.

Aria di fine civiltà? No, se decidiamo di fare la nostra parte perché essa riviva nell’oggi e nel domani.

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