Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (54)

“Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 6)

L’arrivo di immigrati è un miracolo

Sintesi di un articolo di Gian Domenico Stella su “Il Corriere della Sera” del 14-10-2008.

Aumentiamo di numero: un miracolo per una popolazione che stava invecchiando rapidamente, in marcia verso un destino certo. Le previsioni per l’Italia erano fosche; invece è in atto una vera e propria rivoluzione demografica: la popolazione aumenta e si rinnova; la sua composizione però sarà molto diversa da quella attuale.

I cambiamenti demografici non garantiscono la nascita del migliore dei mondi possibili né lo sviluppo economico; la nuova realtà va orientata. Il dato positivo è che non c’è più il pericolo del declino demografico.

Cosa sta succedendo? Proviamo a indovinarlo con un esempio che abbiamo vissuto.

Ve lo immaginate oggi il Piemonte con quasi due milioni di abitanti in meno? Cosa sarebbero Torino, le Langhe, le campagne vercellesi? Sarebbe un Piemonte vecchio, raggrinzito, spopolato, economicamente ammaccato. Senza l’immigrazione di veneti, pugliesi, calabresi e romagnoli, Torino e la sua regione avrebbero oggi il 56% degli abitanti attuali e non avrebbero conosciuto il boom economico. Quella immigrazione fu una rivoluzione traumatica, ma consentì di rinnovarsi e di rinascere a quella terra e all’intero nord ovest che, senza l’immigrazione, avrebbe oggi 10 invece di 15 milioni di abitanti. Uno su tre (invece di poco più di uno su quattro oggi) avrebbe oltre i 60 anni; non si parlerebbe di territorio modello come efficienza, ricchezza e rete di garanzie sociali in quest’area tra le più ricche d’Italia. Con il nostro tasso di natalità del 1995 (1,19 figli a donna) la popolazione si sarebbe dimezzata in 38 anni. Questo, senza i nuovo arrivi, sarebbe stato il destino di tutti noi italiani. Il cambiamento in atto è epocale: risolto il problema demografico, non è più possibile una razza italiana da tenere al riparo da contaminazioni ‘straniere e impure’. Da che mondo è mondo sono state le migrazioni ad arricchire questo o quel paese. Una immigrazione massiccia, tumultuosa e inaspettata, come quella che sorprende l’Italia in questi anni, va gestita con rispetto e mano ferma, applicando la legge. Ma sprecare la risorsa immensa dell’immigrazione, vedendola solo come fonte di problemi, sarebbe un delitto. E’ l’irruzione di forze per la gran parte giovani, fresche, motivate:  opportunità di cui approfittare.

Il discorso vale per il Veneto: servono 20.000 nuovi immigrati all’anno per mantenere i livelli di benessere di oggi (rapporto di Bruno Anastasia di “Veneto Lavoro”, dossier con prefazione di Giancarlo Galan). Sono necessari nuovi ingressi in Italia per mantenere invariato il numero di persone in età da 25 a 59 anni: 190.000 persone nel 2008; 200.000 nel 2015; 300.000 nel 2020;  450.000 nel 2027.

Per non impoverirci e rassegnarsi al declino abbiamo bisogno di 300.000 nuovi arrivi all’anno. Questa scossa può aiutarci a interrompere un progressivo affaticamento della società italiana, sempre più anziana, stanca, pessimista, rassegnata. Il Sud è il più pericoloso punto di crisi.

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