Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (45)

“A ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza limitazione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 2)

La crisi si fa sentire

Novembre 2008. Nel Veneto dei 300.000 lavoratori stranieri sono ormai 13.000 gli iscritti alle liste di mobilità, destinati a crescere. In Italia le domande di lavoratori presentate dal 15 dicembre 2007 al 31 maggio 2008 sono state 740.719; il decreto flussi ne accoglie 150.000. Le richieste di lavoratori domestici sono state 418.963; le autorizzazioni saranno 105.400.

L’azienda si auto regola: se nel mercato del lavoro locale non trova le figure professionali che cerca si rivolge altrove. L’impresa veneta ha bisogno di figure non disponibili sul territorio, ad esempio per il trasporto merci, il lavoro metalmeccanico, la conceria. Per questo gli imprenditori sono contrari al blocco degli ingressi: chiudere i flussi significa irrigidire la situazione. Ritengono che gli italiani non colmeranno il vuoto in alcune aree del mercato del lavoro nell’eventualità di una carenza di personale straniero. Ritengono poi che la presenza di una riserva di immigrati sia un vantaggio. E solo un terzo degli ingressi è richiesto dall’industria.

Figure legate al territorio, come sindaci e sindacalisti, sono in molti casi favorevoli al blocco e chiedono la regolarizzazione di chi vive e lavora in Italia senza il permesso di soggiorno, con sospensione della legge Bossi-Fini.

Ascoltiamo alcune efficaci e intelligenti osservazioni:

* Massimo Calearo (P.D.): “Non si può decidere secondo impressioni. Bisogna chiedere se servono lavoratori alle famiglie e alle associazioni imprenditoriali: è questione di domanda-offerta”.

* Antonio Borghesi (Italia dei Valori): “Non è bloccando i flussi che la gente smette di entrare in Italia: il 2008 è l’anno con il maggior ingresso di extracomunitari nel nostro paese. Ogni proclama diventa una presa in giro”. S deve cercare l’accordo prima europeo e poi con il maggior numero possibile dei paesi di provenienza dei migranti.

* Don Giuliano Ceschi (Caritas): “Va bene una politica intelligente basata sui reali bisogni del mercato del lavoro. Il 2009 sarà duro. E’ da regolarizzare il lavoro di migliaia di badanti costrette a vivere da ‘invisibili’ in tante famiglie, con permanente esclusione dai diritti”.

* Carlo Melegari (Cestim): “E’ difficile credere che non si sappia che il lavoratore straniero nella stragrande maggioranza dei casi è già in Italia con un lavoro in nero. Il datore di lavoro disponibile a regolarizzarlo, in almeno un caso su due si trova nella necessità di  cercarne un altro irregolare, perché il primo, con permesso di soggiorno, non vuole più  essere pagato poco e male o lavorare in condizioni di semi schiavitù”.

* Jean Pierre Piessou (CISL Verona): “La legge Bossi-Fini, con i suoi complessi meccanismi burocratici, ha perso di vista  le esigenze del mercato. In provincia gli stranieri residenti sono più di 80.000. Almeno altri 12.000, molti dei quali lavorano già, sono senza i necessari permessi. Circa l’80% delle domande di lavoro tramite decreto flussi proviene da persone già Italia. Se i datori di lavoro hanno bisogno di manodopera straniera, lo Stato deve venire loro incontro e garantire la possibilità di regolarizzare il dipendente senza lunghe attese. L’anno scorso in provincia i flussi hanno garantito circa 3.000 posti di lavoro, ma le domande pervenute erano almeno il triplo”.

* George Thomson: “Saggio progresso è utilizzare un po’ di uomini e donne per umanizzare una civiltà diventata troppo meccanica. In molte mansioni, come l’assistenza ai vecchi, gentilezza e pazienza valgono più dei cervelli”. Commenta Giuseppe Brugnoli: “Ecco come, più di mezzo secolo fa, sono stati inventati i badanti”.

* CGIL Veneto: “La vera questione è regolarizzare gli immigrati che lavorano in nero e consentire agli immigrati regolari che perdono il lavoro di avere parità di accesso agli ammortizzatori e un permesso di soggiorno di due anni che eviti l’espulsione. Il meccanismo dei flussi non ha bisogno di sospensioni: deve essere aderente alle necessità del mondo del lavoro”.

**Gennaio 2009. Le richieste di ingresso in Italia per lavoro sono diminuite. Dei 150.000 nuovi ingressi previsti dal decreto flussi “le conferme sono 137.000; quindi 13.000 in meno rispetto al tetto previsto”, causa la crisi economica.

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