Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (37)

“E’ venuto il tempo di portare avanti quel dono prezioso, quella nobile idea tramandata da generazione in generazione: la promessa di Dio che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una occasione di perseguire una misura piena di felicità” (Barack Obama)

I tentativi della politica per fermare gli sbarchi

Il 30 agosto 2008 Berlusconi e Gheddafi firmano un trattato di amicizia. L’Italia:

– chiede scusa per le ferite prodotte nel periodo coloniale;

– come risarcimento si impegna a versare 5 miliardi di dollari in 20 anni per realizzare un’autostrada che attraverserà tutta la Libia congiungendo Egitto e Tunisia;

– realizzerà una serie di progetti umanitari, tra cui la costruzione di 200 abitazioni;

– sminerà il paese.

L’accordo diventa operativo dopo la ratifica del Parlamento italiano.

In cambio la Libia:

– si impegna a controlli più severi sugli africani che tentano lo sbarco clandestino in Italia;

– fornirà all’Italia gas e petrolio;

– come già stabilito nel dicembre 2007, concorda il pattugliamento congiunto delle sue coste per bloccare i barconi diretti a Lampedusa.

Al febbraio 2009 però gli sbarchi a Lampedusa continuano. Sono aumentati vertiginosamente negli ultimi 10 giorni del 2008. Probabilmente sono strumento di pressione nei confronti dell’Italia.

Il ministro Maroni non ci sta: abbandona pazienza e ricerca di collaborazione e dichiara il 2009 l’anno della fine degli sbarchi clandestini a Lampedusa. Propone:

– la linea dura con la Libia e l’inizio comunque del pattugliamento delle coste libiche e decide:

– il rimpatrio diretto di chi arriva a Lampedusa da paesi con i quali c’è un accordo che lo permette, come Egitto e Algeria;

– l’estensione del rimpatrio a tutti gli sbarcati: “Tutti gli arrivati a Lampedusa non saranno trasferiti in altri Centri in Italia, come si faceva precedentemente; rimarranno nell’isola e da lì saranno rimpatriati in pochi giorni, entro il febbraio 2009: lo si deve sapere. Basta viaggi della speranza”. Il Ministro realizza un Centro di identificazione e di espulsione (CIE) a Lampedusa.

Siccome nel Centro i tunisini sono circa 1.000, cerca l’accordo con la Tunisia per il loro rimpatrio.

Jean Leonard Touadi (deputato del P.D.) fa presente che annunci del genere resteranno senza effetto: i rimpatri sono contrari alle norme internazionali e alla dignità delle persone.

Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati, mette in guardia dal rischio di ‘espulsioni generalizzate’: “Devono essere tutelati i diritti dei richiedenti asilo”.

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