Ma dov’è questa crisi?

Tra il giugno 2008 e il giugno 2010 in Italia 507.000 persone perderanno il posto di lavoro: il 2,2% del totale. Se si tiene conto degli ex lavoratori, oggi in cassa integrazione, che formalmente conservano il rapporto di impiego, il numero delle persone che resteranno a casa è di 867.000.

Secondo il Centro Studi di Confindustria, il PIL (prodotto lordo) italiano nel 2009 subirà una frenata di almeno il 3,5%; nel 2010 risalirà dello 0,8%.

Per quanto si riferisce ai conti pubblici, il deficit nel 2009 salirà al 4,6% del PIL (nel 2008 era del 2,7%). Sarà del 4,3% nel 2010.

Nel 2008 il tasso di disoccupazione sale al 6,7% (un dato così alto non si verificava dal 1999), contro il 6,1% del 2007. Arriverà, secondo Confindustria, al 9% nel 2010.

Positivo è il calo dei prezzi dei prodotti energetici (ma il prezzo della benzina a cominciato a risalire): nel 2009 nelle bollette delle famiglie forse ci sarà un risparmio di circa 850 euro.

Sono alcuni dati, tra i tanti. Dati incerti: proprio oggi (15 maggio 2009) è arrivata la notizia che il PIL, nei primi tre mesi del 2009, è diminuito del 5,9%, fatto grave che mette in dubbio, negativamente, i dati sopra riportati.

Ma come stanno le cose?

Quando si è cominciato a parlare di crisi economica grave, ci è stato detto che in Italia la crisi non era “vera”; che riguardava la finanza e non l’economia reale, per cui non c’era da preoccuparsi.

Dopo pochi mesi chi ci aveva rassicurato si è detto preoccupato, che la crisi era ed è vera e totale, finanziaria ed economica contemporaneamente; che l’Italia ne subisce conseguenze gravi, anche se minori rispetto ad altri popoli; che l’economia avrebbe avuto un crollo lungo e pesante, tanto che nulla sarebbe rimasto come prima (frase ripetuta, ad affetto, ma che non si sa cosa significhi, visto che le iniziative per uscirne sono le solite: consumismo, spinta a spendere e a comprare per creare lavoro e guadagno).

Da alcuni giorni, seppure con molti distinguo ed evidenziando che i problemi rimangono, ci viene detto e ripetuto da più parti che la crisi è finita, almeno nella sua drammaticità. E’ una nuova moda, che impazza da un programma televisivo all’altro; da un giornale all’altro; da un politico all’altro. Presidente del Consiglio e Ministri, economisti e imprenditori, professori ed esperti ripetono che “la crisi è finita. Si vede la luce oltre il tunnel”.

Si resta perplessi. Tutto allestito ad arte? Tutto per spillarci i “nostri sudati risparmi” come da tempo alcuni sostengono? Da parte di chi? Ciò che è certo è che oggi celebriamo lo scampato pericolo, a volte con toni trionfalistici. In poco tempo torneremo alla spensieratezza di qualche mese fa. Però anche noi abbiamo amici e conoscenti, a volte familiari che perdono il posto di lavoro; conosciamo giovani che lavoricchiano o che cercano lavoro; le cooperative di lavoro hanno elenchi lunghi di persone che cercano lavoro.

Vorremmo verità e chiarezza. Sappiamo che si sono riversati miliardi di euro e di dollari a gruppi che sono stati all’origine della crisi. Si parlava di cambio delle regole; di nuovi rapporti internazionali. Verifichiamo invece che chi subirà le dure conseguenze della crisi sono e saranno i meno garantiti tra noi e i popoli sottosviluppati: probabilmente pagheranno per tutti e … continueranno a emigrare (sti lazzaroni!).

In Occidente torna per i più l’illusione di essere tornati ricchi. E chi va in miseria, se la veda lui: ci sono i volontari e i preti a suo fianco.

La crisi è finita. Se ne parlerà sempre meno, per dire che non c’è più, che siamo stati bravi.

Proprio oggi Silvio Berlusconi ha detto che “il fattore massimo della crisi è sul piano psicologico”.

Deve spiegarci però perché il debito pubblico italiano (debito di ciascuno di noi) è di molto aumentato nei mesi del suo governo; perché si è ripreso a evadere le tasse allegramente; perché tante persone si sentono abbandonate, senza scampo. E’ tempo di svegliarci, anche perché questa volta sarà difficile trovare un Prodi che riesce in poco tempo a limitare il debito pubblico e ad aumentare le entrate fiscali.

Ma Berlusconi ci invita a essere allegri e annuncia che la crisi è finita: basta avere qualche mese di pazienza. Domandiamoci il perché.

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