“Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro …”

E’ una voce fuori del coro. Non ci pare giusto accogliere l’invito a non contribuire a favore dei terremotati, garantendoci però che i nostri soldi vadano a buon fine. Ma ci aiuta a riflettere. E questo è molto buono.

“MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…” (11 aprile 2009, di Giacomo Di Girolamo, direttore di Marsala.it)

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

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3 commenti

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3 risposte a ““Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro …”

  1. raffaello zoccatelli

    Sono in piena sintonia con l’articolo di Di Girolamo, purtroppo io l’euro lo ho dato. Ho dato l’euro prima della bella pensata del nostro bravo presidente del consiglio Silvio Berlusconi di trasferire il G8 a L’Aquila con la trovata che si sarebbero risparmiati 118 milioni di € e nel contempo si sarebbe data visibilità mondiale alla tragedia dell’Abbruzzo. Ho sentito questa proposta direttamente da un telegiornale e subito mi sono chiesto:”ma se mancano due mesi al G8, possibile che alla Maddalena non si sia provveduto a nessun lavoro per la sicurezza e per l’abbellimento del paesaggio?” Successivamente sono cominciate ad apparire notizie sulle spese gia fatte e non ancora terminate alla Maddalena e di recente apprendo che si sta riadattando la caserma che ospiterà il G8 con il concorso di uno stuolo di architetti (scelti come non è dato sapere), che si sta costruendo una superstrada di collegamento tra l’aeroporto ed il capoluogo e si stanno modificando le piste per permettere l’atterraggio di aerei più grandi. Non sono mai stato molto perspicace con i conti, non avrei mai fatto il ragioniere, ma farmi prendere per i fondelli fino a questo punto non ci sto. Qui si stanno buttando al vento centinaia di milioni in opere che non serviranno assolutamente nulla ai terremotati ma soddisferanno solo l’egocentrismo dell’onorevole Berlusconi. Mi sono anche chiesto. “Ma portare in visione di tutto il mondo una catastrofe che mette in risalto l’arretratezza del nostro paese è veramente utile o non è controproducente.” La nomea che noi Italiani siamo i più furbi del mondo, circola solo nelle barzellette che ci raccontiamo a nostro uso e consumo, ed il nostro presidente del consiglio, famoso barzeglittiere, dovrebbe saperlo.

  2. giuseppe andrioli

    sarà pure una voce fuori dal coro, ma quella di Di Girolamo è una voce che condivido totalmente. di soldi per la ricostruzione e la ripresa dopo il terremoto ce ne sono e ce ne sono tanti. quello che manca ancora oggi sono regole certe e una Democrazia vera che tutelino realmente la gente comune da fatti che con le disgrazie e la catastrofe proprio non hanno a che vedere nulla.

  3. Davide Meneghetti

    Condivido pienamente tutto quello scritto da Giacomo che ha centrato in pieno il problema del nostro paese. Spero che qualcun’altro si renda conto di quanto buffoni sono certi personaggi a cui non importa niente di sfollati o terremotati quando ha i soldi che gli escono dalle orecchie. Gli basta solo che l’opinione pubblica sia dalla loro parte e di fare una bella impressione davanti alle telecamere. Qualsiasi persona è rimasta colpita davanti a questi fatti ed è inutile andare a farsi riprendere solo per mostrarlo agli altri. ipocriti… e per un altro mese evitano critiche e scontri su campi meno urgenti ma sicuramente altrettanto importanti che non riguardano solo le vittime del terremoto ma 57 milioni di persone… che sono un tantino di più.

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