Verona cambia pelle

senzafissadimora

LA  CACCIATA  DELLE PERSONE  SENZA  FISSA  DIMORA

Articolo inviato e non pubblicato da l’Arena.

Dopo le elezioni comunali del 2007, a un giornalista che mi chiedeva una valutazione del risultato elettorale, ho detto che esso era il segno che noi Veronesi stavamo cambiando pelle.

Sempre i poveri e i diversi hanno creato imbarazzo in molti, fastidio in altri, partecipazione umana in altri ancora. Al di là delle scelte personali, era determinante l’atteggiamento sociale. A Velo, il paese in cui sono cresciuto, Comune, parrocchia, bottegai, contadini, allevatori e famiglie erano al fianco di chi aveva bisogno del necessario per vivere. Noi bambini a scuola, spronati dai genitori, ci davamo da fare a favore di chi, tra noi, era in difficoltà nello studio e non solo. Questi nostri amici partecipavano ai nostri giochi. Era determinante lo stimolo sociale per riconoscere un ruolo e per essere al fianco dei disadattati e di chi rischiava di rimanere ai margini, perché non ce la faceva a tenere il ritmo dell’economia e della società. Queste persone, decine in ogni paese, erano protette in molti modi dai compaesani, dal loro “prossimo”. Rivivo l’arrivo a Velo di sfollati per l’alluvione del Polesine; ricordo la rinascita, dopo gravi fallimenti, di famiglie con l’aiuto di molti. Non idealizzo quel tempo e le sue competizioni spietate. Ciò che rilevo è che chi faticava a vivere si trovava intorno la protezione di molti: c’era la vergogna di lasciarli a loro stessi. A scuola, il mio mondo, insegnanti e alunni (non tutti, ma molti) ritenevamo dovere umano, anche se pesante, aiutare chi rimaneva indietro. La centralità della persona umana si sperimentava come comunità. La visione cristiana impregnava la nostra formazione, anche di chi non frequentava la chiesa, e diventava vita. Chi non condivideva era isolato e stava zitto. Leggevamo le parabole del Vangelo e le parole d’amore di Gesù, il libro “Cuore”, i Promessi Sposi, Pinocchio, … : tutto ci coinvolgeva nell’attenzione all’altro, al “prossimo”.

E’ ancora così? Perché due anni fa dicevo che i Veronesi stanno cambiando pelle? Perché hanno votato in massa e con entusiasmo Flavio Tosi come Sindaco di Verona. Sapevamo chi è Flavio Tosi. La “novità” è che il nostro Sindaco ha vinto non perché prospettava una città migliore (e in effetti in due anni di governo novità in città ce ne sono poche), ma perché prometteva di ripulire Verona. Da chi? Non dalle immondizie, non dai delinquenti veri, ma dai poveracci. Tosi ha sbandierato la lotta agli immigrati clandestini e ai rom come popolo (in altri tempi erano gli Ebrei o i Kulachi o gli Armeni), ma l’obiettivo è stato più largo: gli immigrati in quanto tali, i cosiddetti sbandati, i poveri in generale, gli accattoni, chi non ce la fa, gli ubriaconi, i drogati, i malati di mente, chi viene escluso dal ritmo del lavoro, chi subisce tracolli familiari o lavorativi; in una parola gli sconfitti dalla vita.

In questi ultimi giorni l’obiettivo del Sindaco si precisa: non possono stare a Verona le persone (sì: persone) senza dimora, spesso senza futuro, con una esperienza di vita che esce dai nostri canoni di normalità. Non mi sorprende per nulla che il Sindaco prenda queste posizioni contro il povero in quanto povero. Mi sorprenderei se non lo facesse. E’ tutti i giorni all’attenzione dell’opinione pubblica per queste sue posizioni e ne deve inventare in continuazione, altrimenti chi si accorgerebbe della sua presenza? Da più di 10 anni lo sento ripetere questi discorsi; la differenza rispetto al passato è che ora li può concretizzare. E la “pulizia” in città è in corso.

Potrebbe sorprendere l’atteggiamento dei Veronesi. Per quanto mi riguarda neppure di questo mi sorprendo: sta qui il “cambio di pelle” dei Veronesi. Una sola persona è intervenuta, esponendosi in proprio con chiarezza, accusando direttamente le scelte del Sindaco e la condiscendenza degli altri poteri della città. E’ il poliziotto Stefano Filippi. Ha detto che non è compito dei poliziotti occuparsi, come chiede il Sindaco, delle persone senza dimora, colpirle, cacciarle dalle piazze della città, farle sentire ancora di più sole e sconfitte dalla vita, da noi persone normali, dai potenti della città. E’ compito, dice, dei servizi sociali; io dico: di tutti, della società. Qualche altra persona ha parlato, ma perché interpellata e senza scelte conseguenti.

Ecco il “cambio di pelle”: di fronte a decisioni di pulizia della città dalle “immondizie umane”, come diceva l’ex vescovo di Verona Nicora, non c’è nessun movimento di popolo. Anzi si respira aria di condivisione. Partiti e gruppi politici: zitti. Istituzioni (Prefettura, Questura, Comune, Provincia,…): non solo zitte, ma co-promotrici della cacciata, come ha coraggiosamente fatto presente il poliziotto Filippi. Associazioni del volontariato, istituti religiosi, mondo cattolico, chi obbedisce al comandamento dell’amore e sa che ogni uomo è immagine e somiglianza di Dio: zitti. Mondo laico delle varie motrici culturali: zitto. Tutti zitti. E il Sindaco anti poveri va avanti e tra gli applausi. Intanto si avvicina la Pasqua e contempliamo quel volto sfigurato che ha dato se stesso per tutti gli altri volti, splendenti o sfigurati.

Abbiamo cambiato pelle.

L’alternativa è semplice: mettere in moto, con la Caritas, con la Ronda della Carità e con chi cammina a fianco degli sconfitti, interventi sociali e riabilitativi e tutte le energie positive presenti, bisognose di una società che sappia gloriarsi di essere a fianco degli sconfitti.

Tito Brunelli

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