Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (23)

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 23)

Arriva la crisi economica internazionale

(dati e riflessioni che seguono riguardano il periodo immediatamente precedente alla crisi economica in atto con le prime avvisaglie delle crescenti difficoltà)

Settembre 2008. Nell’Italia centrale e settentrionale diminuiscono i lavoratori immigrati impegnati nelle imprese; viene loro richiesta una maggiore competenza: la richiesta di lavoratori nell’industria e nei servizi va da un minimo di  111.200 unità (il 30,3% in meno rispetto al 2007) a un massimo di 167.800 unità (meno 26,3%), che costituiscono circa il 20,3% delle assunzioni complessive. Restano in crescita (più 5,1%) i contratti stagionali. Gli stranieri hanno una presenza consistente nel settore agricolo, nel quale la richiesta di immigrati è determinante per le strategie occupazionali. Nel settore pulizie gli immigrati ricoprono l’80% dei posti di lavoro. Pagheranno la crisi per primi i lavoratori interinali, i dipendenti da cooperative, quelli che lavorano nel settore industriale (66.000 in Veneto), nelle costruzioni (33.000), nei servizi (63.000). Nell’autunno 2008 pareva allargarsi il divario tra gli ingressi previsti con il decreto flussi governativo e le richieste di imprese e famiglie, con il risultato dell’aumento dei clandestini. Nella nuova situazione occorre verificare le novità nella richiesta di lavoratori.

Per i molti che perderanno il lavoro, la legge prevede che , dopo sei mesi (probabilmente un anno), il permesso di soggiorno non sarà più valido, con conseguente espulsione dall’Italia. Di fatto i più si ritroveranno clandestini in Italia. Sono spesso persone con famiglia, con i figli che frequentano, magari da anni, la nostra scuola e che si considerano italiani.

I lavoratori immigrati portano a casa poco più di 11.000 euro all’anno; gli italiani 17.000. Resta forte la differenza tra Nord e Sud e tra uomini e donne. Tra i più ‘ricchi’ ci sono indiani e serbi, mentre ucraini e cinesi sono in fondo alla classifica.

Risulta stabile lo scarso interesse dei giovani italiani per i lavori manuali e per quelli tradizionali.

Il tempo ci dirà come stanno le cose nella situazione di crisi.

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