Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (22)

“Siamo chiamati a una nuova era di responsabilità, nella consapevolezza che abbiamo doveri verso tutti, che accogliamo con gioia” (Barack Obama)

Anno 2008. A Verona

La nostra città è all’ottavo posto in Italia per domande di lavoro di immigrati: 19.856. Anche tra noi c’è chi ce l’ha fatta, e non sono pochi: le imprese con titolare non italiano sono in crescita costante: più di 4.000. Gli imprenditori stranieri provengono da Moldavia, Romania, ex Iugoslavia, Albania, Nord Africa. Va detto che metà delle imprese edili è registrata come generica, definita: “altri lavori di completamento degli edifici”. Spesso una ditta italiana chiede al lavoratore straniero di aprire la partita IVA per farlo lavorare di fatto come dipendente, risparmiando sui costi. Il fenomeno delle finte partite Iva riguarda molto anche il settore trasporti.

Verona è ai primissimi posti per numero di capi d’azienda romeni: uno su 12 crea impresa. La manodopera romena è il 35% sul totale di quella straniera impiegata nella nostra provincia. Sono trainanti il tessile, le costrizioni e gli autotrasporti. Imprese edili, in provincia: 2.660.

Si cerca manodopera, a costi bassi o comunque vantaggiosi, nei settori dove la manodopera nazionale è difficile da reperire e si tiene conto della stretta degli ingressi imposta dal ministro Maroni. Il ceto imprenditoriale condivide il giro di vite sul fronte immigrazione; però valuta l’importanza dell’integrazione dei lavoratori immigrati per mantenere i livelli produttivi. Ad esempio, nelle imprese edili, a Verona, la manodopera straniera tocca il 70%. Dicono: “Occorre stoppare gli ingressi abusivi e quelli senza la possibilità concreta di un lavoro, altrimenti si va incontro al proliferare di lavoro nero e al rischio delinquenza. Ma bisogna tutelare i lavoratori stranieri integrati e che lavorano bene: ce ne sono tanti e ormai fanno parte dell’Italia, sono i nuovi cittadini. La domanda è alta; per vederla soddisfatta gli imprenditori sono disposti a battersi e propongono soluzioni al governo. Se il datore di lavoro è in regola, ha bisogno di manodopera ed esiste già un rapporto con il lavoratore extracomunitario e senza permesso, dovrebbe poter garantire per lui, confermando il rapporto di lavoro già esistente: il permesso dovrebbe essere concesso. Servono minor burocrazia e rigore nel valutare i requisiti. Le imprese non possono aspettare mesi per assumere un lavoratore. Smettiamola poi di parlare degli immigrati solo come manodopera. Lo stato ci deve aiutare a poterli formare, ad esempio nelle scuole edili, perché siano pronti a incarichi specializzati. Vanno resi più rigorosi i controlli sui requisiti per aprire una ditta individuale”. Marani, presidente dei costruttori, punta il dito sul fenomeno per cui molte aziende ‘convincono’ i dipendenti stranieri ad aprire una partita iva e a iscriversi al registro delle imprese. Ci sono risparmi evidenti per l’azienda ‘vera’ e amare sorprese per il lavoratore al momento di pagare tasse e previdenza.

* Sta emergendo l’identikit delle donne immigrate a Verona: sono domestiche,baby sitter, operaie e badanti. Però il mondo che portano dentro di sé si chiama famiglia, figli da crescere, ai quali dare un futuro migliore: una preoccupazione, una molla, una risorsa, ma anche una realtà che può sfuggire di mano, specie se resti straniera per sempre e non hai la possibilità di inserirti.

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