Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (21)

“Generosità è accogliere in casa propria un estraneo quando cede la diga” (Barack Obama)

Assunzioni lavorative

Anno 2006.

Le “nuove” assunzioni lavorative sono state circa mezzo milione: non sono nuovi ingressi, ma  regolarizzazione di persone che già lavoravano in Italia.

I lavoratori stranieri producevano il 6,1% del PIL e pagavano 1,87 miliardi di euro di tasse. Lo stipendio era tra gli 800 e i 1.100 euro. Ne inviavano a casa il 15-20%.

Gli imprenditori immigrati erano 141.000

Anno 2007.

I nuovi assunti sono 234.000. Nel periodo 2003-2007, gli occupati in agricoltura (7,3%)  e nei servizi (53,8%) sono aumentati di due punti, a scapito dell’industria (35,3%). Sono state accolte 5.000 delle 50.000 domande di ingresso presentate: uno su dieci dei posti disponibili in Veneto, con record a Verona. Ancora una volta si tratta di lavoratori già attivi in Italia, che diventano regolari.

Anno 2008. In Italia.

Al 31-12-07, le imprese italiane sono 3.464.920, il 93,5%. Quelle con a capo uno straniero sono 225.408, il 6,5%, in crescita continua. Tra il 2006 e il 2007, a fronte di un decremento del numero complessivo delle imprese di quasi l’1%, quelle italiane sono diminuite di 29.970; quelle con titolare straniero sono aumentate di 16.654, cioè dell’8%. Gli occupati in Italia nati in altri paesi sono 2.704.450, dei quali 599.466 sono nuovi assunti.

Nella maggior parte dei casi sono le piccole imprese protagoniste delle assunzioni.

Sul totale di quelle italiane, sono il 60% le imprese del Nord Est che hanno una sede in Romania.

Molti immigrati sono iscritti a CGIL, CISL, UIL e UGL.

Il tasso di occupazione degli immigrati è del 67,1%; quello di disoccupazione è dell’8,3%.

L’allargamento a Est dell’Unione Europea si è fatto sentire nel mercato del lavoro comunitario. Oltre il 70% dei migranti ha scelto di trasferirsi in Italia o in Spagna. Idraulici, manovali e operai romeni e bulgari sono passati da 1,3 a 1,6 milioni. E’ boom di imprese con titolare romeno: 9.000 circa, aumentate del 50% in un anno. L’imprenditore romeno è giovane, tra i 30 e i 49 anni; 9 su 10 sono uomini. Settore privilegiato è l’edilizia, nella quale lavora l’80% dei capi d’azienda romeni. Cresce anche l’imprenditoria femminile straniera. Secondo Unioncamere tra il giugno 2007 e il giugno 2008 le nuove imprese sono state 5.523 su 1.243.824. L’aumento è minimo (+ 0,45%), ma significativo. Il merito è delle imprese immigrate al femminile: più di due terzi (quasi 4.000) delle nuove, di tipo individuale. Le nazionalità più rappresentate sono la cinese (12.152 attività), la marocchina (3.725) e la nigeriana (2.947), prevalentemente in Lombardia, Toscana e Lazio. Preoccupa che in 12 mesi si sono ridotte del 3,4% le relazioni commerciali; in particolare cala del 6% l’import italiano.

Molti immigrati, con titoli di studio elevati (a cominciare dalle badanti), si riscattano mettendosi in proprio. Molte delle nuove imprese straniere, iscritte alla Camera di Commercio, sono legate al commercio: macellerie, frutterie, negozi al dettaglio. Restano però al primo posto le aziende delle costruzioni, il 10% del totale. Tra le più diffuse notiamo le aziende di trasporti e magazzinaggio, immobiliare e informatica. Quando si mettono in proprio, gli immigrati lo fanno con spirito altamente competitivo: tengono aperti gli esercizi non stop; si associano; hanno prezzi decisamente competitivi; lavorano come matti. Al top ci sono marocchini e cinesi; poi albanesi, tunisini, senegalesi.

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