Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (18)

“La ripresa? Comincia dalla scuola” (Barack Obama)

Reazioni alla proposta delle classi di inserimento:

* Carmela Palumbo (Ufficio Scolastico regionale): “Le classi di inserimento metterebbero in crisi il sistema scolastico, in particolare le elementari. Togliere gli stranieri può significare non raggiungere il numero necessario per formare una classe. Non possiamo fare a meno di chi alimenta il tasso di natalità. Nascerebbero un problema logistico e una questione etica: quella dei ghetti”.

* Ascoltiamo l’esperto Alessandro Russello: “L’inserimento scolastico di un alunno è sì questione linguistica, ma soprattutto relazionale. Integrazione e inclusività vanno oltre la grammatica e il lessico. Il problema posto, però, esiste. La soluzione non sta nelle classi speciali come negli anni 50: la lingua italiana si deve insegnare senza smembrare le classi, collateralmente alla normale attività didattica della classe di appartenenza, utilizzando mediatori culturali che invece i tagli di bilancio fanno sparire dalla scuola. Educazione e cultura sono purtroppo visti come costi improduttivi, non come investimenti. La società multietnica non è opzione da evitare o desiderio da inseguire, ma realtà che investe l’intero globo e che è solo all’inizio”.

* Oliviero Bergamini: “Contano i fatti e lo spirito che li pervade: nascerebbero classi ghetto, dove i figli degli immigrati avrebbero difficoltà maggiori a imparare l’italiano e si sentirebbero esclusi e diversi. I piccoli stranieri vengono ritenuti e trattati come ‘problema’, ‘zavorra’ che frena l’efficienza della scuola, concepita in chiave produttivistica e non come luogo dove sviluppare a pieno le facoltà del bambino, le capacità di comprensione e di dialogo con gli altri, l’umanità. Occorrono un’attenzione e un investimento supplementare per costruire la cittadinanza multiculturale. Invece si taglia la spesa scolastica e si va verso il maestro unico, fingendo di ignorare che non può più bastare rispetto alle esigenze di oggi”.

* Maria Pia Garavaglia: “Fare le classi separate non è tecnicamente praticabile e comporterebbe un aggravio di costi”.

* Card. Angelo Scola: “La varietà di provenienza è autentica ricchezza; è la strada da percorrere nel processo di meticciato culturale”.

* Mons Agostino Marchetto (Consiglio per i migranti): “Bisogna promuovere politiche adeguate all’integrazione degli studenti immigrati, puntando sul loro inserimento scolastico”.

La proposta va nella linea della discriminazione, non dell’integrazione. Terminato il periodo della classe di inserimento, gli studenti immigrati saranno introdotti in classi dove i compagni hanno già socializzato; saranno percepiti come diversi.

* Associazioni di insegnanti dicono no a classi differenziate; chiedono classi meno numerose, soldi per facilitatori linguistici (ma con la riforma Brunetta non è più possibile pagare questa figura) e insegnanti di sostegno, materiale per laboratori. E’ prioritario curare il dialogo con le famiglie.

*Agostino Portera, direttore del Centro studi interculturali dell’Università di Verona: “Il problema principale sono le risorse. Uno stato che non investe nell’educazione e nella cultura non sa cogliere i problemi reali. L’educazione è la base della democrazia. E’ miope lo stato che non investe sui più deboli, tra cui i bambini immigrati. Il problema della lingua esiste, ma introdurre classi di bambini immigrati sarebbe un passo indietro per il sistema scolastico italiano. Le classi ponte dal punto di vista pedagogico sono negative; si crea l’esclusione. E’ negativo prendere decisioni economiche (servono soldi – togliamo insegnanti) mettendo a esse un’aura pedagogica. Oggi il sistema della scuola primaria funziona: la si tratta come qualcosa da riformare senza consultare chi vive la situazione. Avere più maestri è modello più coerente con la società complessa; è valore aggiunto per il bambino che impara il lavoro di gruppo; si attingono tanti punti di vista. E’ errore accumulare in una classe, magari con il maestro unico, un numero ingestibile di disagi”.

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