Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (7)

Ci preoccupa la situazione dell’economia. Preoccupa molto anche la questione immigrazione. Da come affronteremo e risolveremo queste due questioni dipenderà molto del futuro dell’Europa e delle nostre famiglie. Proponiamo ai lettori una articolata presentazione di dati e di notizie sugli immigrati. E’ importante che parliamo di loro e con loro avendo adeguata conoscenza della situazione. Oggi spesso si parla a vanvera.

Auguriamo buona lettura, nella speranza che le informazioni e le valutazioni offerte siano gradite e vengano diffuse alle persone che ciascun lettore  può contattare. Aspettiamo le vostre considerazioni ed esperienze.

“Dobbiamo rimetterci in piedi per rifare l’America” (Barack Obama)

Prospettive nazionali

Un tempo migranti italiani dal Sud si spostavano nei grandi centri operai del Nord Ovest. Oggi a migrare sono prevalentemente lavoratori stranieri: un continuo flusso risale l’Italia e interessa molto il Nord Est (il Veneto in particolare) anche nei suoi piccoli centri industriali. Attraggono il tessile, il conciario, l’abbigliamento, la manifattura pesante. I lavoratori immigrati sono cercati anche perché in Italia il numero dei figli è crollato a partire dagli anni 70: da un milione a 520.000 nati all’anno. Fino a qualche tempo fa si temeva una crisi mortale da invecchiamento. La stiamo superando, in parte, solo grazie al forte aumento di immigrati.

L’Istat prospetta la fotografia dell’Italia al 2051:

– come italiani originari siamo il paese con meno nascite: 1,2 per donna; godiamo della vita media più lunga: intorno agli 80 anni;

– gli immigrati saranno nelle ipotesi minori 8,9 milioni e in quelle maggiori 12,4 milioni;

– l’equilibrio vitale diventerà possibile solo passando dai 4 milioni di immigrati di oggi, tra legali e illegali, ai 9 milioni nel 2051;

– la popolazione residente sarà di 61 milioni, dei quali 52 italiani originari e 9 immigrati: solo così l’Italia potrà continuare a produrre, a vivere nel benessere e a pagare sanità e pensioni.

Una popolazione può ridursi di numero senza creare danni se mantiene un rapporto equilibrato tra giovani e vecchi. Se invece il numero degli anziani supera quello dei giovani vanno in crisi la produzione, la previdenza (pensioni) e l’assistenza. Oggi gli ultra 65enni sono circa 8,5 milioni; tra 40 anni supereranno i 18 milioni, un terzo della popolazione: andrebbe in crisi il sistema pensionistico. Infatti se oggi il rapporto è di 3 pensionati ogni 10 lavoratori attivi, tra 40 anni, senza l’arrivo degli immigrati, sarebbe di 1 a 1. Diventerebbe insostenibile la spesa sanitaria: un anziano costa alla sanità 3 volte più di un adulto. Crollerebbe il sistema.

Oggi in Italia gli immigrati sono vitali in agricoltura, industria, servizi pubblici, assistenza alle famiglie. Numerosissime fabbriche chiuderebbero se gli attuali 4 milioni di immigrati non raddoppiassero (almeno) nei prossimi 40 anni.

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