Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (6)

Quanto segue offre elementi per la presa di coscienza, per la riflessione e per decisioni conseguenti, in una città come Verona, nella quale la paura del ‘diverso’ sta bloccando le nostre energie positive, facendoci perdere tempo prezioso per la costruzione del futuro.

UN PO’ DI NUMERI

Fonti (al 31 gennaio 2009): Istat, Caritas Migrantes, Cestim, Makno, fondazione Ismu.

A seconda della fonte, i numeri variano, in modo però non determinante.

“Il mondo è cambiato. Ora tocca a noi” (Barack Obama)

Confronti internazionali

La popolazione asiatica, nel trentennio 1976-2006, è aumentata del 65% : da 2,3 a quasi quattro miliardi. Oggi supera il 60% della popolazione mondiale. L’economia dei paesi asiatici cresce a un tasso più che doppio rispetto ai paesi europei. Le riserve valutarie di Cina e Taiwan sono tre volte quelle dei paesi europei.

La popolazione europea è aumentata del 5%; oggi rappresenta poco più del 15% della popolazione mondiale.

Può essere interessante conoscere la quota di popolazione straniera negli Stati europei: Svizzera: 20,2 %; Austria: 9,4 %;  Germania e Belgio: 8,8 %; Grecia: 8,1 %; Francia: 5,7 %; Irlanda: 5,6 %; Danimarca e Svezia: 5,4 %; Regno Unito: 5,2 %;  Norvegia: 5,1 % ; Italia: 5 %; Spagna: 4,6 %; Paesi Bassi: 4,3 %; Portogallo: 2,7 %; Finlandia: 2,1 %.

Il demografo Massimo Livi Bacci ci pone di fronte a interessanti prospettive: “Dal 1970 al 2020 la popolazione che si affaccia sul Mediterraneo raddoppierà: più di mezzo miliardo di abitanti. Però nei prossimi 10 anni gli immigrati in Europa provenienti dalla riva sud del Mediterraneo potrebbero diminuire. Dalla Mauritania alla Siria è in atto una trasformazione veloce. I paesi arabi del nord Africa hanno livelli di natalità simili ai nostri di 30 anni fa: si fanno meno figli. I flussi migratori sono ancora in crescita; forse ne vedremo una diminuzione a partire dal prossimo decennio. La spinta all’emigrare è soprattutto economica: si attenua quando un paese ha un livello, per quanto minimo, di benessere diffuso. L’Europa ha un problema di difesa della propria agricoltura: le aperture del mercato agricolo  potrebbero portare migrazioni e sviluppo. Oggi i rientri volontari sono irrisori e le rimesse degli emigrati sono una entrata fortissima per le popolazioni povere. La crisi economica ci farà capire di più”.

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