Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (3)

“Abbiamo scelto la speranza, non la paura; la coesione, non la discordia” (Barack Obama)

Si fronteggiano due modalità di rapporto tra cittadini originari e nuovi arrivati:

A) C’è chi si propone di difendere con ogni mezzo l’identità occidentale e l’insieme dei valori che la caratterizzano. Queste persone esigono che i nuovi arrivati accettino la nostra cultura e le nostre tradizioni e vedono con sospetto ogni manifestazione pubblica di modi di vivere, di pensare, di manifestarsi, di esserci che sia diversa da quella tradizionale, occidentale e cristiana. Resta in queste persone una aspirazione di fondo, molto forte: che i nuovi arrivati tornino a casa loro e, mentre sono qui perché ne abbiamo bisogno, non si mettano in testa di diventare padroni in casa d’altri.

B) C’è chi prende coscienza che il futuro sarà molto diverso dal passato che abbiamo vissuto e che è importante, per il bene comune da costruire insieme, conoscersi, confrontarsi e porre le condizioni del vivere e del crescere insieme, l’uno accanto all’altro, portando ciascuno l’apporto proprio, verso una civiltà multiculturale.

Entrambe queste visioni sociali e politiche presentano una domanda di fondo, vissuta con modalità diverse: quella dell’identità occidentale:

occorre chiarire, prima di tutto a noi stessi, se noi Europei, noi Italiani, noi Veronesi abbiamo una nostra identità culturale, da vivere con orgoglio e capace di caratterizzare il nostro stile di vita e il nostro progetto per il futuro. Il fatto che temiamo di perdere questa identità nel confronto diretto con altre identità marcate fa temere che ci sia in noi la percezione che la nostra identità non è così forte e matura: se lo fosse, non avremmo nessun timore del confronto. Può essere che, più che alla coscienza dei nostri valori caratterizzanti, siamo legati al nostro star bene, ai privilegi acquisiti, a interessi personali e di gruppo da salvaguardare a ogni costo. La paura è che identità più fresche e marcate possono prendere il sopravvento.

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