Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (2)

“Siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e indù e anche di non credenti. Siamo plasmati da tutte le lingue e da tutte le culture, attirate da ogni angolo della terra” (Barack Obama)

Incontro o scontro di civiltà?

L’immigrazione è oggi uno dei massimi problemi dei paesi occidentali, Europa in testa.

Samuel Huntington, filosofo politico recentemente scomparso, richiama l’Occidente all’obbligo di rafforzarsi al suo interno, sul piano culturale e religioso, per rispondere alla sfida soprattutto dell’Islam e gli rimprovera più volte un’inspiegabile debolezza nella difesa dei propri valori. Nel 1993 parlò di “scontro di civiltà”, prospettando una crescente conflittualità tra blocchi geopolitici divisi da forti differenze culturali. Riteneva i diritti umani un prodotto della civiltà occidentale, difficilmente assimilabile altrove; visione tornata di attualità dopo gli attentati dell’11 settembre. Temeva che gli Stati Uniti perdessero la loro identità anglo-protestante a causa della massiccia immigrazione latino-americana.

Molti criticano queste visioni. Lo studioso palestinese Edward Said e altri accusarono Huntington di essere “accecato dalla necessità ideologica di magnificare la superiorità dell’Occidente”. Meditata è la riflessione di Martha Nussbaum: “Gli americani capiscono che la loro identità nazionale si fonda su principi e aspirazioni: quelli della “Dichiarazione di Indipendenza”, della Costituzione e del discorso di Gettysburg di Lincoln. Siamo una nazione di immigrati tenuti insieme da leggi e idee. La vittoria di Obama conferma e rafforza questa versione dell’identità nazionale, perché mostra che anche il razzismo, la sua più grande macchia, può essere superata. Gli scontri di civiltà sono dentro ogni nazione: fra gente disposta a vivere con persone diverse sulla base di un pari rispetto e coloro che cercano la protezione dall’omogeneità e dal dominio di una sola e ‘pura’ tradizione etnica e religiosa. A un livello più profondo lo scontro di civiltà è dentro ognuno di noi, fra il desiderio di dominare e contaminare gli altri e la volontà di vivere nel rispetto su un piano di eguaglianza”.

Profonda, pessimista e realistica è la posizione di Ferdinando Camon, giornalista e scrittore padovano; deve farci riflettere: “Siamo in una fase di decadenza della nostra civiltà. Stiamo morendo. Quando una civiltà muore si verificano crisi di paura: individuale, familiare, collettiva, perché nello sfasciume non si è più sicuri di nulla. In questa situazione, che viviamo da anni, si colloca l’immigrazione: un conto è l’ingresso di cittadini, legali o illegali, di civiltà conformi, compatibili, per esempio cristiane; altra cosa è l’arrivo di uomini da culture, religioni, abitudini diverse: questo causa l’urto in questi nostri anni. E’ battaglia che stiamo perdendo: la subiamo; ci mettiamo poca forza a difesa di chi siamo; mentre gli altri ci mettono molta forza a difesa di ciò che sono. Siamo decadenti e non difendiamo più nulla. Non crediamo in niente; siamo cinici; viviamo per vivere. L’integrazione non è in atto e non è possibile con la civiltà islamica, perché è una civiltà che non possiede un codice penale e un codice civile come il nostro, una Costituzione come la nostra. Nessuno di loro è disposto a riconoscere, come dovrebbe, che c’è un blocco di leggi alle quali deve obbedire prima che al Corano. Vedo un peggioramento di questa situazione. Molto in là nel tempo nascerà una civiltà mista, in cui il nostro apporto culturale, giuridico, religioso, educativo sarà molto scarso. E vedo la fine della nostra identità. Il Nord Est patirà il cambiamento in forme più acute delle altre regioni perché ha sempre avuto pochi contatti con questi nuovi mondi: le civiltà che ora realizzano lo scontro non le aveva mai incontrate. Qui la crisi sarà dunque più dolorosa. Le civiltà in decadenza sono sempre violente: tutto si sfascia, tutto va perduto. In concreto si realizza il contatto tra gente che non ha niente, gli ultimi del mondo e una civiltà che esibisce molto: merci, mezzi, vetrine, negozi, supermercati. I ragazzi che arrivano da società islamiche, fortemente repressive nei confronti delle donne, si trovano qui a vedere ragazze disinibite. Per loro sono continui traumi al cervello. Tutti coloro che si trovano da miserabili in questa società opulenta sono spinti al furto o alla rapina. E anche noi diventiamo più violenti. Parecchia di questa gente arriva da teatri di guerra civile: usano armi, danno poco valore alla vita umana”.

* Il realismo ci obbliga a lavorare per recuperare le nostre energie interiori e per cercare il confronto con i nuovi arrivati, verso una nuova civiltà, come l’hanno prospettata, tra gli altri, Martin Luter King, Giovanni Paolo II^ e, oggi, Barack Obama.

Pubblicità

Lascia un commento

Archiviato in Commenti, Immigrati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...