Orazione civile per la scomparsa del dissenso nella città di Verona

Mauro Tedeschi introduce il tema dell’asseblea pubblica di Progetto Verona che si terrà

Venerdì 27 febbraio – ore 20.45, via Brunelleschi 12 – Verona

Orazione civile per la scomparsa del dissenso nella città di Verona

Vivere in una città dove “la verità” è subappaltata ad un solo gruppo editoriale e dove poche famiglie, intese in senso estensivo, fanno il buono e cattivo tempo, dovrebbe inquietarci. Qui da noi non si spara ai giornalisti o ai dissidenti per le vie del centro, come accaduto nella Russia di Anna Politkovskaya, Stanislav Markelov e Anastasia Baburova, tuttalpiù i ragazzi vestiti in modo eccentrico è meglio che si tengano alla larga. E’ noto che il sindaco è stato condannato in appello per violazione della legge Mancino sulla discriminazione razziale, ma questo è un dettaglio che ai benpensanti, talvolta cattolicissimi come certe Eccellenze, non pone alcun problema. Di opposizione politica non possiamo nemmeno parlare. Tutta scarmigliata dalle proprie lotte intestine, tra un direttivo e una commissione politica per le liste elettorali, ha rinunciato da tempo ad un percorso di rinascita, decoubertianamente si spera, partecipa. La politica appare subalterna alle agende dettate da altri: coloro che sono in grado di muovere grandi flussi di denaro, incanalare il senso stesso delle informazioni, aprire o chiudere i rubinetti del credito e delle carriere politiche.

E noi? Noi ci indignamo, acquistiamo i libri di Marco Travaglio, ci rechiamo ai convegni in luoghi ameni, periferici, catacombali, laddove non disturbiamo e possiamo ottenere un trafiletto nelle brevi de l’Arena (forse). Non arrechiamo danno, non sporchiamo, anzi temiamo di perdere quel poco di aiuto istituzionale che riceviamo per le nostre associazioni di volontariato. Meglio poco che niente, meglio una goccia nel mare che un deserto di buoni propositi. Non so chi tra di voi sia credente, ma alcuni di noi suppongono esista un aldilà e temono sorprese: e se al momento opportuno, ci venisse chiesto conto del nostro silenzio?

Perché hai lasciato che nella tua città fosse così radicata una cultura xenofoba e razzista?

Perché di fronte agli scempi ambientali e alle colate di cemento (Ca’ del Bue, Nuovo Stadio, Autodromo di Vigasio…) in nome di un discutibile progresso, hai contrapposto il silenzio?

Perché ti sei curato molto dell’Africa lontana e hai lasciato l’Africa che ti circondava al suo destino?

Perché da cattolico hai tollerato la presenza di deviazioni anticonciliari, antisemite, austriacanti, fasciste, nel territorio della tua stessa diocesi lasciando all’estremismo dei centri sociali l’unica opposizione visibile, temevi forse di non apparire sufficientemente fotogenico nei fascicoli della Digos?

Perché hai tollerato che all’immagine del Presidente della Repubblica, simbolo dell’unità nazionale, fosse negata la cittadinanza nell’ufficio più importante della tua città?

Perché, a fronte di una crisi economica feroce, che ha messo in ginocchio centinaia di famiglie, hai permesso che l’agenda politica si barcamenasse tra testamento biologico e riforma della giustizia e i sindacati si presentassero all’appuntamento in ordine sparso?

Infine Perché, non hai trasferito le tue inquietudini ad altri, non ha sfruttato le tue doti di comunicazione per metterle in rete, e non con i soliti noti, per ribellarti al grigiore che ti circonda?

Per i non credenti, o per quelli che hanno poca pazienza, queste domande richiederebbero una risposta immediata. Non v’è dubbio che le banche, le logge di varia osservanza, le lobbies, certe conventicole religiose hanno tutte le carte in mano per poterci schiacciare, ma a noi è rimasta un’arma potente ed unica, quella della verità. Quel “Re è nudo” che fino ad oggi, coralmente, non siamo stati in grado di pronunciare.

I mezzi tecnologici esistono, così come le capacità comunicative. Occorre la forza di cambiare, revocare l’esclusiva di rappresentare la realtà ai tromboni dei circoli letterari, ai politici senza visione del futuro, ai giornalisti a cottimo. Tutti così simili ai funzionari zelanti e ciechi della favola di Andersen “il vestito nuovo dell’imperatore”. Vorremmo poter innalzare una voce innocente, quasi scanzonata.

“Ma l’imperatore non ha nulla addosso!”, disse a un certo punto un bambino.

“Santo cielo”, disse il padre, “Questa è la voce dell’innocenza!”. Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.

Vi attendiamo per chiederci se esista un limite alla sopportazione, alla acquiescenza, o se, tutto sommato la nostra risposta rimane  la solita: “d’altra parte è così.”

Mauro Tedeschi – Retore(*)

(*) Al momento non appaiono controindicazioni, il suo nome non apparirà su alcuna lista elettorale.

PS
Che cos’è un’orazione civile? È il genere letterario attraverso cui un Paese rende omaggio a chi con dignità e sacrificio, anche della vita, lo ha servito. Che cos’è un oratore civile? È un retore, nel senso puro e quindi nobile del termine, che di quell’omaggio si fa voce, gli presta inflessioni e toni, induce riflessioni e convincimenti, permette a chi ascolta di entrare in sintonia con chi parla e a quest’ultimo di annullarsi in quell’unità, di trasfigurarla e di renderla emblema e simbolo di una comunità, ovvero di un comune sentire, una memoria condivisa, una certa idea di nazione, una civiltà.

Lascia un commento

Archiviato in Incontri e Assemblee

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...