Riflessioni: la tassa sugli immigrati (1)

fuorileggeNei giorni scorsi televisioni, radio, stampa e noi gente abbiamo parlato, dibattuto e sparlato su una tassa da imporre agli immigrati regolari perché contribuiscano alle spese per le pratiche burocratiche che li riguardano. “Anche loro devono pagare per avere i documenti, come noi. Vogliono essere uguali? Paghino la loro parte”.

Botta e risposta, tutto sul piano ideologico. Solo poche persone, che contano poco per cui il loro dire non si ascolta, hanno detto che tanto dire era a vanvera.  Leggete e capirete il perché.

Così va la politica.

9 gennaio 2009. Claudio D’Amico, a nome della Lega Nord, propone un emendamento al decreto legge anti crisi che impone una tassa di 50 euro per ottenere il permesso di soggiorno: “Visto che i costi per la gestione dell’immigrazione ricadono totalmente sulla fiscalità generale, riteniamo necessario che gli immigrati contribuiscano con una piccola parte alle spese che li riguardano direttamente, come già avviene nella maggior parte dei paesi europei. Non è discriminazione, ma partecipazione alle spese”.

La Lega propone un secondo emendamento: prevede un versamento-cauzione di 10.000 euro a carico dei lavoratori extracomunitari che aprono una partita iva. Riguarda molti immigrati, quelli che sono nelle condizioni di aprire una attività lavorativa in proprio. Dati Unioncamere: negli ultimi 5 anni le imprese con immigrati come titolari sono aumentate del 20%. Nel 2007 sono diventate 225.408, con un aumento dell’8% in un anno.

La proposta destina il gettito delle due nuove tasse al Comune di residenza “per l’attuazione di politiche sociali di sostegno alle famiglie (italiane) e per la vigilanza e il controllo del territorio”.

Il dibattito, spesso duro, inizia subito:

– Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati: “Mi auguro che la maggioranza rifletta prima di varare norme che nulla hanno a che vedere con la doverosa lotta all’immigrazione clandestina e che sono oggettivamente discriminatorie nei confronti dei lavoratori stranieri presenti sul territorio nazionale”;

– Andrea Ronchi (A.N.): “Una enorme stupidaggine, se non una follia”;

– Fabio Granata (Popolo delle Libertà): “E’ la tassa sulla disperazione”;

– Carlo Giovanardi (PdL): “Un conto è non estendere agli extracomunitari tutti i diritti spettanti agli italiani, altro conto è gravarli di oneri pesanti per chi ha redditi medio bassi”.

– Benedetto Della Vedova (PdL): “La proposta della Lega crea una situazione davvero paradossale. Non è norma razzista, ma merita un giudizio politico severo. Diventa una tassa per la legalità, una tassa sulle badanti. Più grave è la proposta di fideiussione per aprire una partita iva. Abbiamo bisogno di manodopera, di imprese, di gente che contribuisca a far ripartire il nostro paese. La proposta della Lega incentiva l’imprenditorialità in nero. Rischiamo di mettere gli stranieri nelle mani di bande di criminali: finirebbero per prendere in prestito soldi da chiunque”.

– Ignazio La Russa: “Bloccare una opportunità di lavoro a uno straniero regolare è l’opposto di quello che ci chiede la nostra gente, controproducente e stupido”.

– Ettore Riello (PdL) ha una visione diversa: “Non mi sembra una cosa così strana. Deve essere il primo passo per snellire la burocrazia, eliminando i passaggi tra Questure e Ispettorati del lavoro”.

– Giustina Destro, Fabio Gava e Vendemiano Sartor (PdL, vicini al presidente Galan): “Odioso! E’ sbagliato soffiare sul fuoco: si diffonde cultura della discriminazione”.

* Walter Veltroni (P.D.): “Misure discriminatorie, … con una venatura di razzismo”.

* Livia Turco (P.D.): “Sono norme razziste che fanno pagare agli immigrati la crisi e che avranno l’effetto di alimentare clandestinità e insicurezza”

* Marco Minniti (P.D.): “Queste misure mirano a rendere più difficile la strada dell’integrazione”.

° Francesco Miccichè, vescovo di Trapani. “Chi ha un minimo di umanità non segua la Lega e la sua linea di pensiero e di azione”.

C’è malessere nel centro destra; il governo non accoglie gli emendamenti della Lega. Sottosegretario Vegas: “Non c’è nessun parere favorevole sull’emendamento. L’esecutivo è contrario all’aumento delle tasse e non ha intenzione di scoraggiare la libera intrapresa da parte di chiunque, tanto più in questo difficile momento economico”. Interviene Berlusconi: “Il governo non metterà mai questa tassa. La proposta non è stata fatta al tavolo del governo. Quando l’abbiamo conosciuta ho di mio pugno firmato il no”. In effetti il 10 gennaio il governo ha bocciato l’emendamento sui 50 euro e la cauzione a carico degli immigrati che decidono di aprire una attività in proprio viene ritirata dai firmatari.

(continua)

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