L’amministrazione Tosi mi preoccupa (2)

2) Il secondo dato di preoccupazione è conseguenza diretta del precedente. Si diffondono la percezione di paura, l’egoismo, la cultura del “si salvi chi può”, del ‘salvare se stessi’ e, al massimo, i propri cari, il sospetto e l’indifferenza verso gli altri. Non è colpa solo di questa Amministrazione e del sindaco Tosi. Però il Sindaco e il suo partito hanno una responsabilità precisa. Sono d’accordo che “chi sbaglia deve pagare”, con durezza se necessario. La punizione serve. La severità serve, se parte da se stessi. Ad un patto però: che chi sbaglia, chi viene punito, chi viene allontanato dalla collettività capisca che non si gode della sua punizione; che non siamo contro di lui come persona; che la società che si difende contro le sue malefatte conserva un alto sentire della dignità e del valore di chi delinque, di chi sbaglia e che spera che queste persone recuperino una prospettiva positiva di vita. Se invece si punisce per punire, si creano delinquenti ancora più delinquenti, arrabbiati con tutto e con tutti: pericolosi.

Oggi, a Verona, tra le persone che incontriamo ogni giorno, è diffusissimo il disprezzo della persona nei confronti dell’altra persona, sospetta per il semplice fatto che c’è; l’indifferenza verso l’altro poi è generalizzata. Nel contempo si diffonde l’ammirazione per il furbo, per lo scaltro che diventa leader, che diventa potente, giocando d’astuzia, sfruttando le occasioni, al limite della legalità e anche sorpassandolo. La società parla di ‘cattiveria’ (pensiamo ad esempio al calcio) per ottenere risultati, di astuzia vincente, di saper giocare e utilizzare l’altro per arrivare.

Mi si dice: ci sono tante brave persone, tanti volontari, tanti che si dedicano agli altri, a opere di bene. E’ vero. Sono meno però rispetto a qualche tempo fa. E diminuiranno, perché viene a mancare il senso diffuso dell’attenzione all’altro. Sono persone che operano sempre più isolate, sempre meno riconosciute, valorizzate e aiutate. L’Amministrazione, al di là delle parole, sempre belle, fa dell’altro, investe in altro. Ad esempio, ogni volta che il Sindaco parla della componente marginale della società lo fa con disprezzo: sono persone che a Verona non ci devono stare. E’ contento che quelli di Treviso si lamentino perché ne sono arrivati da loro provenienti da Verona: significa che a Verona si lavora bene: si caccia.

La mensa comunale per i poveri, quella in cui sono andati vescovi e volontari in varie occasioni? Meglio chiuderla e spedire questa gente via da Verona e, se proprio, presso i frati del Barana.

La mensa di via Prato Santo e le altre presenti in città, gestite da privati? Mettiamo i vigili a controllare e a cacciare chi non si comporta bene.

Il dormitorio pubblico per i senza dimora? Lo militarizziamo con le guardie giurate.

Drogati, sconfitti dalla vita, gente senza futuro? Meglio emarginarli ulteriormente. Anzi, se fanno “i cattivi”, meglio allontanarli e portarli in galera per 24 ore. Capiranno e trarranno le conseguenze.

Potrei continuare. Che società è davanti a noi?  Bella, diranno in molti. La società che non c’è, dico io: la società che si rivolterà contro se stessa, contro tutti noi.

La mentalità che ha formato la mia coscienza e quella di altri era ben diversa:

* Se in famiglia un componente si comporta male diventa il centro dell’attenzione e dell’amore di familiari e vicini. Per amore, sì. Ma anche per il bene comune: solo recuperando queste persone la società procede senza intralci.

* Se a scuola un alunno si comporta male o non ce la fa, i compagni lo aiutano (io ero orgoglioso che Renzo, Gianni e altri mi fossero messi a fianco perché li aiutassi); gli insegnanti lo seguono con attenzione e impegno maggiore, per il bene dell’alunno, ma anche per il bene della classe e per il bene comune. Se si salva quella persona si è orgogliosi per il bene che ne viene a tutti.

* Lo stesso discorso si faceva in molti ambienti, per il bene di tutti, per il bene comune.

No: io, io: se vado bene io, vanno bene tutti. Ma tutti al servizio del bene di tutti: è la base della sana convivenza umana.

Oggi a Verona si rema nella direzione opposta e alla testa dei rematori c’è il sindaco Tosi: Verona è città per la “brava gente”, per chi non dà fastidio. Gli altri? Via: qui non c’è posto per loro. Sono idee, dottrine e comportamenti che la storia ripropone in molte occasioni e che hanno prodotto disastri. Cosa può preoccupare di più?

Tito Brunelli

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