L’ignoto che ti piomba addosso: Il traffico illegale dei rifiuti

Il “Rapporto Economia 2008” di Legambiente ci pone davanti il dato che non ti aspetti: dal sesto posto al secondo: il Veneto è secondo, dopo la Campania, per il traffico illegale di rifiuti, con 462 infrazioni accertate. Nel Veneto poi Verona è seconda a Venezia per numero di reati ambientali. Ancora: per numero di infrazioni accertate nel ciclo illegale dei rifiuti (192 nel 2007) Verona è al primo posto in Regione.

Fino a pochi anni fa, il traffico dei rifiuti (recupero degli scarti industriali smaltiti illegalmente e sito finale di smaltimento) andava verso Sud; ora si ferma anche nel Veneto, con spostamento verso Nord dei traffici illegali di rifiuti. Aziende venete produttrici di rifiuti si affidano a ditte che si associano per disfarsene illegalmente, seppellendoli in discariche abusive. Spesso la spazzatura viene portata a spasso per l’Italia. I reati contro l’ambiente sono in preoccupante aumento.

Il procuratore Guido Papalia: “Mafia e ‘ndrangheta arrivano dove c’è gente che vuole arricchirsi cercando scorciatoie. Nel Veneto la mafia utilizza chi vuole sfruttare lo smaltimento dei rifiuti in modo celere, meno costoso e illegale; appoggia le aziende locali fornendo manodopera in nero, favorendo sub appalti agevolati, assicurando mezzi per il trasporto dei rifiuti. E’ criminalità organizzata. Mancano risorse per il contrasto del crimine. Mancano magistrati per reati ambientali”. Gli addetti ai controlli per i reati ambientali sono 37; per settori a rischio come discariche e smaltimento dei rifiuti gli agenti sono 5. Occorre inserire i reati ambientali nel codice penale”.

Il neo procuratore di Verona Schinaia osserva che la modifica legislativa sulle intercettazioni telefoniche è una minaccia: “i reati ambientali non rientrano tra quelli per cui queste verranno ammesse: avremo così le mani legate e faremo un enorme favore alle ecomafie”.

Regione, Province e Comuni sono gli organi di controllo, ma risultano assenti. Ascoltiamo Michele Bertucco di Legambiente: “La Regione Veneto ha un obbligo di legge che non assolve da 8 anni: predisporre un piano di gestione dei rifiuti speciali e pericolosi. Rende così il Veneto terreno fertile per i traffici delle organizzazioni malavitose. Ogni ulteriore ritardo assume il significato di complicità pericolosa”. Imbarazzante è la risposta dell’assessore Conta:”I rifiuti speciali vanno in Germania; sono gestiti dai privati”.

In questo clima di disinteresse, si diffonde in regione la pratica illegale di disfarsi di rifiuti industriali, anche tossici, per conto proprio. Si utilizzano capannoni e altre strutture dismesse e fatiscenti; si ricorre a fusti e all’interramento. Le forze dell’ordine fanno presente l’allarme emergenza rifiuti industriali. Nell’ultimo anno e mezzo la Guardia di Finanza ha sequestrato 2.242.345 chili di rifiuti industriali; 7.811 metri quadrati di aree demaniali usate impropriamente per smaltire gli scarti e 5 discariche abusive. I 219 interventi hanno riscontrato 227 violazioni, scoperto 150 reati e 77 illeciti amministrativi; verbalizzato 335 persone, 230 delle quali denunciate all’autorità giudiziaria. Si sono trovati scarti prodotti dalle aziende, gomma, pneumatici, plastica, rottami, ferro, fusti pieni di spazzatura varia, lavatrici, elettrodomestici abbandonati.

Un esempio, proposto dai sindacati: le imprese che lavorano il marmo non sanno come smaltire i fanghi. I costi sono decuplicati nel giro di qualche anno e si mangiano gran parte degli utili di esercizio delle imprese, costrette a portare i fanghi sempre più lontano: Lombardia, Marche, Toscana, Croazia.

L’assessore provinciale Luca Coletto ribadisce quanto affermato dall’assessore regionale Giancarlo Conta:”L’iniziativa in questo settore tocca ai privati. Riferimento è la Regione”. Ammette però la necessità di individuare nuove discariche. Dice che per l’auspicabile riciclaggio della polvere di marmo per farne materiale edile, occorrono forni particolari e nuovi investimenti. A quando?

Nel luglio 2008 i casi di inquinamento diffuso, anche nel territorio veronese, sono emersi: la preoccupazione cresce. Valga per tutti il caso della ditta Agriflor, che ha venduto in tutta la provincia fertilizzante inquinato, contenente sostanze pericolose, quali diossina a idrocarburi.

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