A.G.S.M. : Grandi speranze e grandi timori

E’ l’azienda (gestisce luce, gas, acqua, servizi innovativi) fiore all’occhiello del Comune di Verona.

Con l’Amministrazione Tosi, a un presidente – manager di riconosciuto valore come Giampietro Leoni, succede un avvocato, fedele del Sindaco: Giampaolo Sardos Albertini (lista Tosi. Stipendio: 66.919 euro), coadiuvato da Anna Leso (vice presidente – F.I. Stipendio: 42.000 euro. Figura precedentemente non presente) e da tre Consiglieri (stipendio: 28.000 euro): Fabio Gamba (A.N.), Bruno Cappon (Lega) e Marco Burato (P.D.). Direttore Generale è Alfonsino Ercole, vicinissimo a Tosi.

Importanti e difficili, tali da far tremare i più competenti, sono le scelte da compiere per garantire un futuro all’altezza del passato, visto che anche Verona, come Napoli, non ha un inceneritore funzionante e non ha una discarica. Il rischio della decadenza è dietro l’angolo. Ecco le principali:

** AGGREGAZIONI, ritenute essenziali per sopravvivere in un regime di concorrenza. AGSM da sola difficilmente ce la farà. Da anni si prospetta l’obiettivo, da sempre nelle intenzioni di Giancarlo Galan, Governatore del Veneto, di un polo delle multi utility (aziende che producono molti servizi per la collettività) del Nord Est. Con l’Amministrazione Tosi pareva che si andasse verso un’asse leghista tra Verona (AGSM) e Treviso (Ascopiave): un colosso da 800 milioni, alleanza propedeutica a ulteriori aggregazioni. “C’è affinità politica con Treviso e Verona non vuole dipendere da Venezia” (assessore Sandri).

Per facilitare l’operazione, si valuta la possibilità di scorporare l’inceneritore di Ca’ del Bue da AGSM, attraverso una società apposita (non si va a nozze con una palla al piede).

Si valuta per l’ennesima volta una alleanza-fusione tra AGSM, AMIA e altri eventuali partner.

Tra il dire e il fare … Bastano pochi incontri e il progetto tramonta. Ascopiave si espande in altre direzioni; crescono le diffidenze con Padova e Trieste; AGSM guarda altrove: Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Brescia e Trentino. In particolare si cerca un partner per AGSM Energia, anche tedesco o francese.

Siamo lontani da ogni decisione: si brancola.

** RIATTIVAZIONE DEL TERMOVALORIZZATORE DI CA’ DEL BUE . E’ il grande problema. Ca’ del Bue è in parte spento, ma non fermo: è adibito alla separazione delle tipologie di rifiuti riciclabili. Le 500 tonnellate di rifiuti che tratta ogni giorno sono:

– scarti organici (un terzo del totale);

– CDR: combustibile derivato dai rifiuti – un terzo del totale – utilizzabile per produrre energia;

– secco (il 36% del totale): unica parte che va conferita (= portata) in discarica.

Dato positivo: il 64% della spazzatura prodotta nel veronese non va in discarica. Verona però ha bisogno assoluto di una discarica dove portare il secco: ceneri e scorie.

Oggi la parte della termovalorizzazione (rifiuti riutilizzabili) non funziona; funziona quella della selezione del rifiuto. A Verona perciò la situazione non è degenerata come è avvenuto a Napoli anche per merito di Ca’ del Bue. Resta però il fatto che Ca’ del Bue è da molti anni un macigno che pesa sul presente e sul futuro di Verona e di altri Comuni: sono anni e anni che la città spende una quantità impressionante di denaro per farlo funzionare: attende una prospettiva certa. Ancora oggi, però, mancano certezze sul futuro funzionamento di Ca’ del Bue. Tutti facciamo il tifo perché il nostro termovalorizzatore funzioni; sappiamo però che, in ogni caso, non accadrà prima di 4-5 anni e con grandi investimenti: tra i 90 e i 120 milioni di euro. Nell’attesa i nostri rifiuti vanno smaltiti.

Secondo molti esperti agli inceneritori non c’è alternativa. In Veneto ne serve uno per provincia (ne mancano due, oltre a Ca’ del Bue). Oggi il sistema veneto dello smaltimento dei rifiuti è al limite: basta una discarica sequestrata o un inceneritore fermo per creare preoccupazioni.

** AGSM e AMIA. Entrambe le aziende comunali si occupano di rifiuti: devono fondersi o rimanere distinte? La decisione non può dipendere dai membri dei Consigli di Amministrazione e da chi li designa. Occorre una decisione politica chiara, della città, con motivazioni condivise. Da tempo circola l’ipotesi che luce, gas, innovazione, rifiuti e acqua siano gestiti da un unico gruppo, con la regia del Comune: AGSM, AMIA e “Acque Veronesi” dovrebbero arrivare a una gestione concordata e, in prospettiva non lontana, a un’unica azienda. Sembrerebbe ovvio.

Preoccupa che gli utili di AGSM sono in calo. Nel 2007: 3.168.000 euro. Nel 2006: 4.700.000.

Privatizzare Ca’ del Bue? E’ difficile vendere una struttura che presenta gravi problemi di funzionamento. Conseguenza sarebbe l’aumento dei costi per gli utenti. L’azienda pubblica poi dà maggiori garanzie ai Veronesi per l’attenzione all’ambiente, alla salute e a chi ha meno e gli utili tornano alla comunità.

Il fatturato AMIA nel 2007 è stato di 59 milioni di euro, il 57% dei quali viene dalla TIA (34 milioni); l’utile di 539.000 euro. Le preoccupazioni sono evidenti: 150 tonnellate di rifiuti vengono trasportati in siti di compostaggio in provincia di Mantova; un terzo dei rifiuti lavorati a Ca’ del Bue diventa CDR, cioè combustibile da rifiuti e viene bruciato in vari termovalorizzatori: a Isernia, Bergamo e Colleferro (Roma), con una spesa di circa 100 euro a tonnellata; l’ultimo terzo, lo scarto secco, a parte una piccola quota portata nella discarica di Torretta di Legnago, finisce fuori provincia, in particolare a Genova. Le tonnellate di rifiuti movimentate nell’ultimo anno sono 150.000. Il volume della raccolta differenziata è al 35%. Solo il 36% dei rifiuti che transitano per l’impianto finiscono in discarica; il resto viene avviato a recupero termico o materiale.

Fino al giugno 2008, AMIA si è occupata della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti, mentre le attività di selezione del rifiuti all’interno del termovalorizzatore di Ca’ del Bue erano gestite in parte da AMIA e in parte da AGSM, che gestiva la differenziazione e faceva attività di selezione del rifiuto. Alla fine, il CDR finiva nei termovalorizzatori, la frazione umida nei

compostatori e quella secca in discarica.

Nel 2007 AGSM ha chiesto a AMIA 19.000 euro per tonnellata per svolgere la sua attività e quest’anno 22.000. Nel 2007 i conferimenti a Ca’ del Bue coprivano metà della produzione provinciale di immondizia; adesso siamo alla quasi totalità: su 70.000 tonnellate da gennaio a giugno 2008, 67.000 sono passate da Ca’ del Bue. Il materiale finito in discarica si riduce. Da anni le due aziende lavoravano in modo separato e talvolta in contrapposizione.

UN PASSO AVANTI, con alcune remore.

Luglio 2008. I presidenti Sardos Albertini (AGSM) e Enrico Toffali (AMIA) firmano un accordo importante, grazie al quale AMIA si occuperà della gestione delle attività di selezione dei rifiuti e di produzione del CDR (=combustibile derivato dai rifiuti) che viene utilizzato come combustibile negli impianti di termovalorizzazione. Tutto il processo di gestione e di trasformazione dei rifiuti, in attesa della messa in funzione dell’inceneritore, viene svolto a Ca’ del Bue. Con il recente accordo passa interamente nelle mani di AMIA che, come unico gestore, coordina le fasi di lavorazione del rifiuto. Ciò significa che AGSM incarica AMIA di gestire dall’inizio alla fine l’intero ciclo di selezione dei rifiuti a Ca’ del Bue, in particolare della produzione del combustibile derivato dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (CDR), materiale che può essere bruciato negli impianti di termovalorizzazione, al fine di produrre energia. Se si fa bene la selezione, cala la quota di quello che finisce in discarica e aumenta la parte che può venire valorizzata: oggi oltre il 90% del rifiuto viene sottoposto a valorizzazione.

Le due aziende valuteranno insieme i problemi in tema di rifiuti. L’inceneritore di Ca’ del Bue resta di proprietà di AGSM. La cessione della gestione è temporanea (il contratto è per quattro anni) e comporterà il versamento di un corrispettivo annuo da parte di AMIA a AGSM pari a 280.000 euro. AMIA si impegna a stanziare un milione di euro per curare l’utilizzo dei rifiuti (cioè per produrre più CDR e meno rifiuto secco).

Dati positivi: il territorio della provincia di Verona ha prodotto dall’inizio di quest’anno più di 70.000 tonnellate di rifiuti, di cui 67.000 sono state mandate a Ca’ del Bue. Nel 2007 la percentuale di recupero è stata del 52%, nei primi 5 mesi del 2008 è arrivata al 64%.

La raccolta differenziata a Verona va bene; siamo al 35,6% del totale dei rifiuti, seconda città in Italia dopo Torino (35,7%). Aver avviato la raccolta differenziata è uno dei principali meriti della Giunta Zanotto.

Costi dello smaltimento rifiuti: una tonnellata in discarica costa 140 euro; 80-85 euro per tonnellata conferita agli impianti di compostaggio; 100 euro per trasformare i rifiuti in CDR.

Entrate dalla raccolta differenziata: per una tonnellata di vetro AMIA incassa 30 euro; 5 per una di legno e 70 per una di carta e cartone. Entro il 2012 la differenziata deve essere al 65%.

Obiettivo: eliminare i cassonetti dalle strade.

Sta in piedi la speranza che l’accordo raggiunto consenta di ridurre la tassa sui rifiuti (TIA)? Il caro gasolio pare non consentirlo.

Purtroppo, come succede spesso in politica, l’operazione è proceduta di nascosto, senza adeguata informazione della popolazione e senza un confronto almeno in Consiglio comunale.

** DISCARICA. Quella di Pescantina, dove sono confluiti i rifiuti della città per anni, è chiusa dopo il sequestro giudiziario del 29 agosto 2006. Nei mesi scorsi il comune di Pescantina ne ha deliberato all’unanimità la chiusura definitiva; il Piano Provinciale però ne prevede la riapertura nel 2010. Seguiremo gli sviluppi, anche sul paino giudiziario. In ogni caso, o viene bonificata e riapre o, all’interno delle linee guida provinciali per la gestione dei rifiuti, si deve individuare una nuova discarica. Oggi in provincia di Verona, se si eccettua una limitata disponibilità a Torretta di Legnago, non esiste un sito dove smaltire i rifiuti secchi.

Il fatto che non sono disponibili le strutture portanti: Ca’ del Bue (non funzionerà prima del 2013) e la discarica di Pescantina (chiusa) significa che non sono possibili programmi a lunga scadenza. Occorre comunque decidere dove portare le immondizie e le modalità del loro trattamento.

Dove l’eventuale nuova discarica? E’ in atto un sondaggio presso i Comuni, garantendo a chi la ospita un ritorno economico. Il comune di Legnago segnala ulteriori possibili conferimenti a Torretta. Si parla di ampliare questa discarica, pronta nel 2009.

Obiettivo primario è aumentare la raccolta differenziare, che deve passare dal 35 al 65%.

Utili e margini dello smaltimento dei rifiuti restano positivi nel 2007, ma in frenata rispetto all’esercizio precedente. Aumenta il valore della produzione: 445 milioni contro i 429 del 2006. Risultato dei conti 2007 è di 3.168.979 euro: valore apprezzabile che registra però una flessione di quasi il 33% rispetto all’esercizio precedente (chiuso con utile di 4.713.098) e alle previsioni. L’utile netto è di 2.839.891 euro, in contrazione rispetto ai 5.011.885 euro dell’anno precedente. Pesa sull’andamento l’apertura dei mercati ad altri operatori di gas ed energia elettrica: la concorrenza aumenta. Anche per questo AGSM Servizi . nel giugno 2008, trova l’accordo con “Morenica”, società partecipata da 8 Comuni (Villafranca, Valeggio, Sommacampagna, Sona, Povegliano, Mozzecane, Caprino e Dolcé) dove effettua il servizio di distribuzione di gas e elettricità a circa 45.000 utenti.

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1 Commento

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Una risposta a “A.G.S.M. : Grandi speranze e grandi timori

  1. Simonaio Mirko

    Gent.le direttore,
    vorrei descriverle come oggi la società sia cambiata e si riconoscano 3 caste.
    Queste caste non si differenziano per il reddito, l’estrazione culturale ma per la sensibilità rispetto il tema della legalità! Per far capire meglio quanto dico faccio un esempio legato al mondo del lavoro, nel quale vi sono gli abili, i quali possono svolgere qualsiasi mansione; poi vi sono i disabili i quali più o meno invalidi non svolgono alcuna attività; in fine i diversamente abili, i quali pur essendo idonei al lavoro hanno delle difficoltà che non permettono loro di svolgere alcune mansioni. Così allo stesso modo abbiamo i disonesti, magari condannati e palesemente delinquenti; gli onesti e moralmente integri ma è della terza casta che vorrei parlarle quella dei “diversamente-onesti”. La parola “diversamente-onesti” è un neologismo che prendo in prestito da un amico B.C.e sta ad indicare chi opera in modo corretto, dal punto di vista legale ma quantomeno discutibile sul piano umano e/o morale. Oggi con documenti alla mano le pongo all’attenzione l’AVV.Giampaolo Sardos Alertini, il presidente di AGSM. Il 12-dicembre-2009 il cons.prov.D’arienzo ha descritto sui giornali un esempio tipico di comportamento diversamente-onesto:” …….….(omissis)…arresto a Milano, del «re delle bonifiche» Giuseppe Grossi, tuttora in carcere: «…. Grossi sarebbe dovuto essere nominato nel CdA della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor. La stessa Fondazione che a Lavagno realizzerà il centro sanitario Quo Vadis. Per la realizzazione di quella struttura sanitaria è stata costituita una società che ad oggi è presieduta dall’avvocato Sardos Albertini. …………. Grossi era anche il proprietario della Rea Dalmine, una società che si occupa di impianti per smaltimento rifiuti. Il nome non mi era sconosciuto………… Grossi è stato nominato nel CdA della Fondazione San Raffaele e con la medesima ha costituito un’altra società, la Blu Energy Milano che costruisce l’impianto di cogestione dell’Ospedale San Raffaele del capoluogo lombardo. Pertanto, della Fondazione, Giuseppe Grossi è sia consigliere che socio in affari. Un ruolo importante».Ma che c’entra Ca’ del Bue? «Pare che tra le società che hanno presentato un’offerta per realizzare i forni a griglia e far funzionare il termovalorizzatore di Ca’ del Bue ci sia la Rea Dalmine di Bergamo di cui Grossi è proprietario e presidente. E dell’Agsm, che dovrebbe scegliere a chi affidare l’incarico, il presidente è lo stesso della Quo Vadis: l’avvocato Sardos albertini». «In pratica………«Grossi è consigliere, nonché socio, della Fondazione che ha la proprietà del Quo Vadis di cui Albertini è presidente e con un’altra sua società pare abbia presentato un’offerta ad un’azienda di cui Albertini è presidente».«Non c’è assolutamente», precisa «nulla di illegale…………..”
    Io aggiungo illegale no! Ma non è nemmeno umanamente accetabile! Semplicemente questo è “diversamente-onesto”. Continuando a leggere giornali scopro che sul uno di questi, finanziato anche con i soldi dei contribuenti, “veronapubblica” (in formato digitale lo troviamo all’indirizzo http://www.veronapubblica.it/Estate2009/86209_AGSM_OP.pdf ) il presidente scrive: “Cose da sapere sull’impianto di Ca’ del Bue……(omissis) Il presidente di Agsm Gianpaolo Sardos Albertini spiega le caratteristiche del termovalorizzatore e fornisce tutte le informazioni tecniche e sanitarie …….TERMOVALORIZZAZIONE E SALUTE Non vi è alcuna correlazione tra un termovalorizzatore e i tumori. Concordano: Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’IEO di Milano, Francesco Cognetti, ex Presidente AIOM e Responsabile Oncologia Medica IRCCS Regina Elena di Roma, Umberto Tirelli, Primario del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, Massimo Federico, Direttore del Centro Registro Tumori di Modena. ………Fra breve verranno diffusi i risultati di uno studio promosso fra gli altri da Federambiente, condotto dal Laboratorio Energia e Ambiente Piacenza, Consorzio partecipato dal Politecnico di Milano.”……..IL TRATTAMENTO A FREDDO NON E’ ATTUABILE………… L’obiettivo è di arrivare al 65% di raccolta differenziata entro il 2012, costruendo nuovi impianti di recupero e portando poi a combustione la parte non più riciclabile dei rifiuti. Una strategia che viene condivisa ormai anche dalle principali associazioni ambientaliste italiane.
    CONSIDERATO CHE quanto sopra detto è stato ripetutamente pubblicato, anche in alcuni giornali locali in una inserzione a pagamento, a tutta pagina e sicuramente il 29-03-2009 e 12-04-2009 sul giornale L’ARENA e che nella stessa forma di recente è stato riproposto nella soluzione cartacea VERONA PUBBLICA PRIMAVERA 2010,credo si possa considerare questo articolo della mera propaganda (pagata con i soldi dei contribuenti) veicolo di un messaggio ben preciso che così riassumo “l’inceneritore non crea danni alla salute”;
    Per quanto riguarda lo studio promosso da Federambiente è giusto ricordarle che uno studio non ha alcuna valenza scientifica se non è ancora stato pubblicato su qualche rivista scientifica internazionale, meglio se blasonata ed aggiungo questa considerazione: “nella prefazione di questo studio si legge che hanno collaborato ACEGAS-APS Trieste,AGSM-Verona, AMSA Milano, A2A Brescia,ENIA Parma,VEOLIA Milano, HERA Bologna,TRM Torino tutte aziende riconducibili al mondo degli inceneritori( o costruttori e/o gestori); ora mi domando:”se questo studio avesse fornito risultati completamente diversi, quale studio queste aziende avrebbero avuto per giustificare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento? E’ possibile che solo chi costruisce ottiene dagli studi risultati così esaltanti??” Come evidenziato nel sito internet http://WWW.insiemeperborgoroma.org esiste una vasta letteratura in merito ai danni procurati dagli inceneritori; tra questi documenti vi è un comuicato stampa dell’ ISDE nel quale il 25 novembre 2005 scrive quanto segue:”….(omissis).. L’articolo comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale – Parte II “L’Impatto Sanitario”N. 45 a pag. 54-55, 2007,……… fornisce un’interpretazione diversa da quanto riportato dagli Autori, modificando o citando parzialmente i risultati emersi, sempre al fine di supportare le proprie tesi circa l’assoluta innocuità della pratica di incenerimento dei rifiuti. Una segnalazione di quanto sopra, sottoscritta da numerosi medici e ricercatori italiani e stranieri fra cui i Prof. Dominique Belpomme e Paul Connet è stata oggi inviata al British Medical Journal, ove era stato pubblicato l’ articolo originale di P. Elliott. L’International Society Doctors for Environment (ISDE) Italia stigmatizza e censura come assolutamente riprovevole il fatto che si stravolgano i risultati provenienti dalla letteratura scientifica e si forniscano ai decisori politici ed alle popolazioni informazioni erroneamente rassicuranti in spregio a valori che dovrebbero essere a fondamento dell’opera di ogni Medico, quali l’autonomia e la correttezza.” E ancora:”L’International Society Doctors for Environment, coerentemente con l’insegnamento del suo Ispiratore e Maestro Lorenzo Tomatis, fa appello affinché il mondo dell’Informazione e della Scienza non sia succube di interessi che nulla hanno a che fare con la difesa della Salute. Già in passato l’utilizzo artefatto o strumentale dei risultati di alcuni studi scientifici ha costituito l’alibi per non adottare misure di protezione della Salute Pubblica, determinando di fatto esposizioni indebite di lavoratori e cittadini ad agenti tossici che hanno causato gravi sofferenze per mortalità e malattie che si sarebbero potute evitare”;l’articolo contestato dall’ ISDE ,compare nel libro Quaderno n. 45 (2007) Il recupero di energia da rifiuti: la pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario, U. Veronesi, M. Giugliano, M .Grosso, V. Foà I semestre 2007; CIPA Editore, Milano) mette quanto meno in dubbio il giudizio del Prof.U.Veronesi viziato da errori di traduzione e omissioni di alcune parti dello studio internazionale; in un altro l’AIOM nel 2009 Progetto “AMBIENTE E TUMORI” ( 22-09-2009 )denuncia che “gli inceneritori nuociono alla salute”;nel 2007 con lo studio della REGIONE DEL VENETO- Assessorato alle Politiche Sanitarie – l’ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO – IRCCS Registro Tumori del Veneto
    “RISCHIO DI SARCOMA IN RAPPORTO ALL’ESPOSIZIONE AMBIENTALE A DIOSSINE EMESSE DAGLI INCENERITORI: STUDIO CASO CONTROLLO NELLA PROVINCIA DI VENEZIA” [REGISTRO TUMORI DEL VENETO: Zambon P, Bovo E, Guzzinati S.][COMUNE DI VENEZIA: consulente scientifico Ricci P. dell’ASL di Mantova][PROVINCIA DI VENEZIA – SETTORE POLITICHE AMBIENTALI: Gattolin M, Chiosi F, Casula] si sostiene che: “……(omissis)….Gli inceneritori con più alto livello di emissioni in atmosfera sono quelli che bruciavano rifiuti urbani……(omissis)……Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che all’intensità dell’esposizione…(omissis)..L’indagine nel suo complesso suggerisce,inoltre, che lo smaltimento dei rifiuti debba seguire percorsi alternativi a quello dellincenerimento, dal momento che si rende responsabile della emissione in atmosfera di cancerogeni in grado di agire per effetto di fenomeni di bioaccumulo…..(omissis).”
    Ammesso e non concesso che gli studi scientifici sugli effetti provocati dai nuovi impianti di incenerimento dei rifiuti non sono ancora sufficienti per dire con certezza assoluta che questi non siano dannosi , per il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE (“Quando una attività crea possibilità di fare male alla salute o all’ ambiente, misure precauzionali dovrebbero essere prese, anche se alcune relazioni di causa-effetto non sono stabilite con certezza dalla scienza” Art.15 Dichiarazione di RIO giugno 1992, ratificato dall’ Unione Europea) gli studi medico-scientifici effettuati sui vecchi impianti si devono considerare validi anche per i nuovi fin tanto che non ve ne siano di autorevoli che dimostrino il contrario.
    Sono inoltre venuto a conoscenza che nei comunicati di wwf e Legambiente vi è una netta smentita delle maggiori associazioni ambientaliste in merito alla strategia dell’incenerimento che viene descritta come condivisa dalle stesse e precisamente WWf scrive:”…… COMUNICATO STAMPA
    La riattivazione di Ca’ del Bue non è condivisa dal WWF, come affermato da AGSM.
    Il WWF invece propone metodi e tecniche per uscire dall’età del fuoco.
    Per alcune settimane su diversi quotidiani veronesi è comparsa una intera pagina a pagamento in cui AGSM rivolge ai cittadini una “lettera aperta su Ca’ del Bue” presentando le proprie motivazioni riguardo la riattivazione dell’inceneritore di Ca’ del Bue a Verona. Tra le altre affermazioni leggiamo stupiti in questo testo che la combustione nei forni a griglia dei rifiuti urbani misti sarebbe “una strategia che viene condivisa oramai anche dalle principali associazioni ambientaliste italiane” Per questo vorremmo chiarire la posizione della nostra Associazione, espressa in un proprio documento nazionale sui rifiuti: “il WWF Italia auspica che entro il 2020 venga raggiunto l’obiettivo rifiuti-zero perlomeno riguardo ai rifiuti solidi urbani e a quelli a loro assimilati….. La priorità deve essere riconosciuta alla diminuzione della pericolosità e della quantità dei rifiuti …Accanto alla riduzione, deve essere promosso il recupero dei rifiuti…….. L’obiettivo rifiuti zero corrisponde, innanzitutto, alla cessazione dello smaltimento dei rifiuti, ossia all’abbandono definitivo degli stessi. Ciò significa che dovrà essere disincentivato il ricorso alla discarica, all’incenerimento o ad altre tecnologie di combustione come la gassificazione, fino a giungere all’azzeramento della pratica dello smaltimento…” Con le migliori pratiche attuali (metodi di raccolta e tecniche di riciclo), si è già ora in grado di perseguire il riciclo pressoché totale dei rifiuti urbani per tutte e quattro le frazioni residue che vanno a smaltimento (frazione secca residua, trattamento stradale, ingombranti e sovvalli dafrazione secche riciclabili)…..
    Legambiente il 03-02-2010 invece afferma che: “…Alla luce di quanto sopra, si coglie l’occasione per seccamente e ufficialmente smentire quanto arbitrariamente affermato in varie sedi giornalistiche e telematiche dal Presidente dell’AGSM, Avv. to Sardos Albertini, circa la condivisione da parte di questa e altre “principali associazioni ambientaliste italiane” di una strategia che si fonda sulla combustione dei rifiuti non riciclati; strategia da noi giudicata, viceversa , miope e foriera di gravi pericoli per la salute. Si auspica pertanto – e se ne fa espressa richiesta – che tutti gli amministratori pubblici coinvolti nella ristrutturazione di Ca’ del Bue esprimano un univoco voto volto alla revisione del Piano Regionale dei Rifiuti e facciano adeguate sollecitazioni per la modifica del medesimo in sede regionale.” Ora concludo osservando amaramente che sempre su Verona Pubblica uscito di recente vi è un concorso riservato ai ragazzi delle scuole per dare una veste più accattivante all’inceneritore di Verona a Ca’delbue come se il problema di tale impianto industriale fosse l’impatto visivo! Resto basito e con indignazione a questo comportamento “diversamente-onesto” rispondo che questo è un gesto irresponsabile e paragonabile ad un concorso promosso per rendere più accattivanti le bottiglie dalle quali i giovani sud-americani respirano la colla per sballarsi!!!!
    Ringraziandola per l’ospitalità la saluto
    Simonaio Mirko

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