Agli amici del PD

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Giovanni Fiorentino.

Leggo e sento di molti malumori intorno al nascente Partito Democratico. Non poteva che essere così perché grossa e difficile è stata, ed è, l’operazione in atto.

Mi dispiace, non poco, essere assente in questo frangente. La Politica mi ha sempre appassionato, sono stato consigliere comunale durante l’Amm.ne Zanotto, sono stato uno dei primi iscritti all’Associazione per il Partito Democratico. Poi a) sono uscito dall’Associazione per averne frainteso le finalità (o per non aver condiviso l’interpretazione che a Verona se ne dava), b) ho preso la mia personale batosta alle amministrative ultime, c) mi sono ammalato……e tutto questo mi ha tagliato fuori. Ancora oggi non sono in condizione di riprendere attivamente, ma una cosa posso farla, l’unica che, bene o male, so fare: riflettere e, attraverso lo scritto, spingere a riflettere.

Lo faccio, adesso, con questo scritto che indirizzo a tutti coloro che so impegnati o interessati al PD.

UNA PRIMA OSSERVAZIONE

La storia del PD ha avuto inizio, secondo me, quando Prodi cominciò a parlare, fine anni novanta, dell’incontro tra cattolici democratici, post-marxisti, laici. Tutti occhieggianti verso quei valori rappresentati, sul palcoscenico della politica, da schieramenti di centro-sinistra. Tralascio i successivi tortuosi passaggi che hanno, poi, condotto alla nascita del PD.

Pur non essendo iscritto ad alcun partito e pur agendo, in consiglio comunale, in modo molto defilato, questi ultimi miei anni di impegno politico attivo mi hanno collocato in una specie di osservatorio privilegiato. Da esso ho notato:

– Il progressivo disfacimento dei due partiti più significativi del futuro PD: DS e MARGHERITA;

– Lo scarsissimo entusiasmo, per non parlare dell’ostilità, che avvertivo in quelle stesse persone che avrebbero dovuto dar luogo alla nuova compagine;

– Il prevalere,comunque, del principio di appartenenza ai rispettivi partiti originari piuttosto che il desiderio di trovare convergenze in vista del futuro.

Con queste premesse non mi ha sorpreso la difficoltà di avviarsi sul nuovo percorso.

Il PD sarebbe nato, ed è nato, secondo vecchie logiche e, spesso, guidato dalle stesse persone (anche ottime), buone per ogni stagione politica. Anche l’Associazione per il Partito democratico vedeva, al suo interno, accanto a neofiti appassionati, tante persone deluse da precedenti esperienze politico/partitiche.

Eppure tutti si faceva a gara ad invocare il “NUOVO”.

UNA SECONDA OSSERVAZIONE

In realtà non basta invocare il “Nuovo”, né evocarlo significa renderlo reale.

Perché sia tale, a me pare che occorrano:

– Requisiti morali nei soggetti: onestà intellettuale e comportamentale;

– Requisiti oggettivi.

Sui primi, che sono i più importanti, non serve approfondire perché sostanzialmente incontrollabili. Tutti ci dichiariamo moralmente ineccepibili, ma questa nostra caratteristica, tranne che in casi particolari, non può essere vagliata. Siamo onesti “sulla fiducia”.

Meglio sarebbe soffermarsi sui requisiti oggettivi. A partire dall’idea di DEMOCRAZIA che dovrebbe accompagnarci.

Io per DEMOCRAZIA intendo:

– il male minore tra i sistemi politici in uso che

– poggia sulle gambe, e quindi, sulla consapevolezza dei cittadini.

– In Democrazia la maggioranza governa non possedendo necessariamente la corretta visione della realtà da gestire;

– In essa la minoranza controlla, ed eventualmente si oppone, pur possedendo, a volte, la corretta visione della realtà da gestire;

– A causa di ciò il democratico non soffre di supponenza, ma considera la collaborazione tra maggioranza e minoranza come un dato di democrazia ineliminabile, e da perseguire obbligatoriamente, e che, comunque, deve portare la maggioranza a governare efficacemente, se si eccettuano situazioni, per le quali vale il principio dell’obiezione di coscienza, per le quali le minoranze sono autorizzate a “mettere i bastoni fra le ruote” all’azione di chi governa.

TERZA OSSERVAZIONE

In estrema sintesi direi: Regole, Autorevolezza di chi gestisce, Condivisione.

Servono regole chiare, condivise da tutti e fatte rispettare da chi autorevolmente gestisce.

Per cercare di farmi capire meglio provo a spiegarmi con un argomento che più volte ho trattato con qualcuno di noi: il tema delle correnti all’interno di un gruppo.

Ci si lamenta della loro presenza e delle strategie distruttive che esse comportano.

A me pare, invece, che le correnti siano necessarie e, comunque, ineliminabili.

E’ verissimo che esse, non poche volte, portano gravi disagi per la vita associativa, ma questi malanni

– In parte derivano da persone e logiche vecchie. Non necessariamente in mala fede, ma spesso ineliminabili perché “incistate” da anni ed anni di militanza partitica dove “si è fatto sempre così”. E non solo militanza: le vecchie logiche albergano anche in chi non ha mai fatto politica attiva, ma l’ha vista fare. La società civile non è migliore della società partitica:fino a quando il cittadino è fuori delle stanze dei bottoni può sempre credersi e far credere di essere “migliore”. Non serve su questo l’invito che spesso viene fatto “alle vecchie volpi” di tirarsi indietro, né serve il voler privilegiare le donne e i giovani. Queste scelte sono indispensabili per altri motivi, ma non garantiscono sulla scomparsa del”vecchio”.

– Le correnti, poi, sono ineliminabili perché rappresentano i diversi modi di leggere la realtà da parte degli associati. In questo senso non solo sono ineliminabili, ma necessarie.

Ed allora: come mettere insieme la necessità delle correnti con i limiti che esse comportano?

– A me pare che l’onestà intellettuale e morale di chi partecipa ad una associazione possa essere verificata anche per il rispetto dell’iscritto alle regole del gruppo, sia quando l’iscritto fa parte della maggioranza che “pro tempore” gestisce l’associazione, sia, ancor di più, quando non ne fa parte.

– Occorrono, quindi, regole chiare, possibilmente non da interpretare, e autorevolezza in chi è stato eletto a gestire. Costui/costoro dovranno impedire che le regole siano disattese. Discussione ampia, votazione, decisione unanime o maggioritaria. Comunque, unanime dovrà rimanere il rispetto delle regole e delle autorità democraticamente elette quali responsabili provvisori. Chi, per motivi particolari, dovesse non sentirsi vincolato, dovrà lasciare l’associazione.

Mi fermo qui, evitando di entrare in dettagli che appesantirebbero ancor più queste righe. Molte altre cose bisognerebbe aggiungere e/o approfondire, ma chissà potrà avvenire confrontandoci anche attraverso lo strumento informatico. Per quel che mi concerne,spero di avere offerto una possibilità di discussione a tutte/i coloro che, con passione ed onestà intellettuale e morale, vogliono lavorare per evitare l’ennesima delusione.

Un grazie a tutti Voi per quello che fate.

Verona, 14/06/08 Giovanni Fiorentino

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