Riflessioni sugli “anziani” (10)

ALTRI PROGETTI …

Accenno ad altri progetti concretizzati o su cui ci stavamo muovendo:

– il progetto “Estate anziani“, avviato dopo l’estate 2003 con i guai ai quali abbiamo accennato. I dirigenti dell’Assessorato possono dare ogni informazione.

– il progetto di ristrutturazione di abitazioni AGEC a San Bernardino-via D’Azeglio, in seguito alla nostra partecipazione a una proposta nazionale. Siamo stati scelti e premiati con poche altre città italiane. L’abbiamo presentato durante l’Expo del maggio 2005 presso la Fiera di Verona. Non se ne parla più. Credo che si debba informare la città sullo stato degli interventi. Prevedevamo un “Centro anziani protagonisti nel quartiere”, una palestra, un ambulatorio e appartamenti protetti (uno già inaugurato) per malati di mente in reinserimento nel tessuto sociale.

casa. Per la maggior parte degli anziani il problema non è avere una abitazione. E’ conservarla, tenerla pulita e accogliente, avere il necessario per stare bene in essa. Nascono qui il problema del reddito, in particolare dell’ammontare della pensione e l’esigenza di una rete di sostegno man mano che le persone, soprattutto se sole, arrivano alla non autosufficienza.

assistenza sociale comunale a favore degli anziani. L’argomento merita un approfondimento. Accenno ad alcuni impegnativi problemi:

* Il Comune assiste centinaia di anziani a domicilio, assegnando le zone in cui è divisa la città a cooperative, attraverso una gara, ben condotta. Succede che ogni tre anni in molte case cambia la persona che segue l’anziano, il quale spesso ne soffre. L’ho verificato direttamente. Se i rapporti sono buoni, occorre garantire la continuità nell’assistenza, tanto più quando la Persona è molto avanti negli anni. Vanno cambiate le norme.

* L’assistenza a domicilio è fatta sia dal Comune (assistenza sociale) sia dall’USSL (assistenza sanitaria). Un coordinamento tra i due Enti e una migliore distribuzione dei compiti farebbe fare passi in avanti. Non è semplice.

* I soldi che il Comune mette a disposizione di chi non ha il necessario per sopravvivere sono pochi: si danno a chi è vicino alla fame. Il minimo vitale (poco più di 400 euro al mese) è così ‘minimo’ che fa impressione.

* Il sostegno a domicilio del Comune e dell’USSL è programmato per la persona. Occorre passare all’assistenza alla famiglia come tale, che talora ha, nel suo interno, due o più persone da sostenere. In ogni caso il problema è familiare: non ci si scappa.

** Una nota mi preme: in tre anni di Assessorato ho visto all’opera e ho seguito con l’attenzione possibile il lavoro delle nostre assistenti sociali. Ne abbiamo tante rispetto agli altri Comuni, piccoli e grandi. Il loro lavoro si fa via via più difficile da reggere, anche sul piano psicologico, quasi una corsa a tamponare i guai già intervenuti, invece che lavorare per prevenirli e per mettere in moto il tessuto sociale sano. Hanno troppe persone-famiglie da seguire (sono triplicate negli ultimi anni) e non hanno le risorse minime per un intervento rassicurante: sul piano umano, psicologico e sociale perché manca il tempo per intrattenere un rapporto fruttuoso; sul piano economico, perché i soldi a disposizione sono pochissimi; sul piano abitativo, perché il Comune ha poche case disponibili. Occorre rendersi conto della frustrazione delle nostre assistenti sociali e pensare seriamente al futuro. Per lo meno bisogna garantire che ognuna abbia un ufficio dove ricevere le persone. Oggi in troppi casi l’ufficio è per due di loro, con le immaginabili conseguenze sul piano lavorativo. Un passo decisivo, da assumere come modello, è stato fatto con la nuova sede del Distretto 3: assistenti sociali del Comune e dell’USSL sono tutte nella sede del Distretto, fianco a fianco, con grande vantaggio in vista della collaborazione. Almeno nel Distretto 2 (via Scuro) penso che ci siano le condizioni per una decisione simile.

Una battuta per la riflessione e per promuovere una immagine umana della società: i soldi per la cosiddetta sicurezza, per assumere vigili-poliziotti e guardie armate, cioè per militarizzare l’assistenza ai poveri si trovano. Per risolvere veramente i problemi, per non rinviarli o per non farli ricadere su altri, in particolare su altri poveri, non sarebbe preferibile aumentare il numero e le possibilità di intervento delle assistenti sociali?

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