Riflessioni sugli “anziani” (9)

IL PORTIERATO SOCIALE

Nelle riflessioni programmatiche in Assessorato, con dirigenti e responsabili molto guardinghi; negli appuntamenti con il Terzo Settore e con il volontariato e soprattutto negli incontri del gruppo di collegamento e di progettazione (Assessorato, USSL 20, IAA, AGEC, volontariato), pur valutando con soddisfazione il lavoro che stavamo facendo, ci rendevamo conto che le realizzazioni in atto e quelle in programma erano importanti ma insufficienti: partivano infatti dalla situazione attuale che prevede che l’anziano o chi ha bisogno si rivolga alle istituzioni socio-sanitarie. Sappiamo però che la maggior parte degli anziani non va in cerca dei servizi sociali e sanitari; si arrangia come può, con l’aiuto dei familiari, se disponibili, di amici, di gruppi parrocchiali e simili. C’è però un limite oltre il quale questi aiuti si fermano o faticano a essere continuativi. Avviene quando l’autosufficienza va in crisi: la persona, da sola o con gli aiuti a disposizione, non ce la fa più. Allora in casi estremi gli anziani si isolano fino a morire: ogni tanto succede. Spesso queste persone fanno una vita grama, al limite della sopravvivenza, in isolamento. Si tratta di migliaia di anziani a Verona. Che fare?

Un’idea è nata tra noi, anche valutando esperienze di altre città. In particolare un gruppo del Rotari, dopo aver accompagnato e controllato il cammino che stavamo compiendo per garantirsi che lavoravamo bene, ci ha presentato il percorso in atto in quartieri del Comune di Milano, con il decisivo apporto della Caritas Ambrosiana. Ci hanno anche garantito un sostegno economico.

L’idea è quella del “portierato sociale“. Al di là del nome, contano il valore e l’obiettivo: non è il cittadino anziano o in stato di bisogno o non autosufficiente che si rivolge al Comune o a altri Enti. E’ il Comune che, in dialogo con USSL, Azienda Ospedaliera, parrocchie e altre presenze disponibili, va in cerca degli anziani e di chi è in difficoltà o comunque non è del tutto o in parte autosufficiente, girando casa per casa, con la mediazione, dove serve, di persone di fiducia di chi ha bisogno, quali il familiare, il medico di famiglia, il parroco, i volontari conosciuti, per avviare un rapporto personale diretto; per predisporre una rete di sostegno e di protezione, individuando anche ambienti di ritrovo e di crescita (es.: i centri per anziani); per coordinare gli interventi degli Enti pubblici preposti: assistente sociale del Comune e dell’USSL, medico di famiglia, servizi vari, volontariato. Occorrono persone all’altezza del compito, di grande umanità e competenza, e un nuovo modo di operare degli addetti ai lavori. Era già programmata una scuola apposita. L’intendimento era di partire in due quartieri: San Bernardino e Veronetta. Al centro c’era AGEC che in questi quartieri gestisce molte abitazioni. Purtroppo il progetto è slittato ‘sine die’, anche per la mia sostituzione in Assessorato.

Farebbe il bene di molti l’attuale Amministrazione se lo riprendesse in mano con decisione.

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