La morte di Nicola Tommasoli ci interroga nel profondo

IL MALE OSCURO DI VERONA

Non è episodio isolato. Però non ce ne siamo accorti o abbiamo fatto finta di non sapere.

Il procuratore capo Guido Papalia, nel dicembre 2007, rende nota la “Relazione sull’andamento della giustizia penale a Verona dal luglio 2006 al giugno 2007″. Ne leggiamo alcune righe:
“Particolarmente allarmante, come fenomeno di grave turbamento dell’ordine pubblico è quello relativo alla accertata esistenza di una organizzazione composta da persone di giovanissima età che, attrezzandosi con strumenti e mezzi idonei costituenti armi improprie, ha posto in essere diverse attività, per la maggior parte consistite in aggressioni violente, finalizzate a limitare la libertà di altri soggetti ritenuti ‘nemici’ perché di diverso colore della pelle o di diverso look nel vestire o di diversa ideologia palesata con atteggiamenti e comportamenti particolari e ad impedire agli stessi di accedere nelle strade del centro cittadino. L’aspetto più preoccupante di tale fenomeno è quello che si realizza con aggressioni ripetute nel tempo, magari iniziate con semplici molestie, che progressivamente si trasformano in ingiurie, percosse e lesioni sempre più gravi sino a giungere all’omicidio. L’esperienza dimostra come in tutti questi casi il motivo che spinge l’agente è quello di limitare la libertà individuale e sessuale della vittima nel tentativo di ridurne la capacità di autodeterminazione per sottoporla ai propri voleri“.

Pochi giorni dopo, lo stesso Procuratore rilancia l’allarme razzismo a Verona riprendendo la “Relazione” con sottolineature interessanti: “Si tratta di aggregazioni violente, finalizzate a limitare la libertà di altri soggetti ritenuti ‘nemici’ perché di diverso colore della pelle o di diverso look o di diversa ideologia. Quando la violenza si traveste da razzismo; quando ad essere protagonisti, e peggio ancora autori, sono ragazzini appena maggiorenni che si aggirano in centro, nel fine settimana, armati e pronti ad attaccare chiunque; quando ciò che vogliono colpire è il diverso; è allora che il fenomeno si fa particolarmente allarmante. Ci troviamo di fronte alla accertata esistenza di una organizzazione composta di persone di giovanissima età che, attrezzandosi con strumenti e mezzi idonei costituenti armi improprie, finalizzati a limitare la libertà di altri soggetti ritenuti ‘nemici’ perché magari hanno un colore diverso della pelle, un diverso modo di vestire, diverse idee politiche o perché colpevoli di provenire dal Sud Italia; è allora che si è di fronte a un fenomeno di grave turbamento dell’ordine pubblico”.

Il 26 gennaio 2008 Nicola Greco, presidente della Corte d’Appello di Venezia, riferendosi a Verona, rilancia: “Si diffondono fenomeni delinquenziali inquietanti di impronta razzista. A Verona c’è una organizzazione composta da persone di giovanissima età che, con un equipaggiamento di armi improprie, ha posto in essere aggressioni violente, finalizzate a limitare la libertà di soggetti considerati ‘nemici’ perché di diverso colore o di diversa foggia di abbigliamento o di diversa ideologia. Fatti che hanno generato un grande turbamento dell’ordine pubblico; fatti di crescente aggressività tendenti a limitare la libertà individuale e sessuale della vittima”.

Non si scherza.

Interpellato sulle denunce del Procuratore nei giorni successivi al corteo di “Fiamma Tricolore” in città (15 dicembre 2007), il sindaco Tosi minimizza: “C’è una violenza tra estremismi opposti che va condannata senza mezze misure. Non mi pare che in città ci sia un clima preoccupante”.

E’ doveroso conoscere e capire l’ambiente cittadino in cui si collocano le denunce della Magistratura inquirente. Rileggiamo i fatti che si sono susseguiti, in parte riportati nel nostro Blog nei mesi scorsi in due articoli che riproponiamo di seguito al presente, con il titolo “L’ aria che tira”.

Negli ultimi mesi del 2007 e all’inizio del nuovo anno, la città e tutto il Veneto assistono a un crescendo a chi alza di più la voce , soprattutto da parte dei Sindaci della Lega Nord, in particolare contro il Governo e le Istituzioni della nostra Repubblica. Il clima che si respira autorizza e copre la propensione a spararle sempre più grosse. Da più parti ci si chiede: questa aggressione verbale può indurre qualche sprovveduto alla violenza?

Ritorniamo al corteo di “Fiamma Tricolore” che si svolge in città sabato 15 dicembre 2007. Striscioni :”O li fermate voi (=Polizia) o ci pensiamo noi” – “Verona ci appartiene. Siamo leoni contro iene” – “Zecche di giorno – infami di notte” – “Nella notte scura vi copre la Procura”.

Non è il ‘nemico rosso’ l’obiettivo del corteo: “Nella scala gerarchica delle responsabilità al primo gradino noi mettiamo proprio chi, per incapacità, per indolenza, noncuranza, rilassatezza o magari premeditazione, calcolo e interesse, non opera secondo giustizia, chiudendo un occhio a sinistra, ma tenendolo ben spalancato a destra, creando i presupposti di certe tristi degenerazioni”. Chiaro: il ‘nemico’ è la Procura della Repubblica di Verona. Lo ribadisce il sindaco Tosi, presente al corteo: “Ultimamente la condanna è diretta solo verso una parte politica. Proprio per questa univocità ci auguriamo che gli organi inquirenti agiscano celermente, in modo da scoraggiare altri atti”.

Veneto Fronte Skinheads” proclama: “Non possiamo più tollerare che istituzioni, organi preposti e tutori dell’ordine continuino nel loro atteggiamento arrogante nei confronti di una parte politica e si dimostrino, al contrario, ignavi e imbelli rispetto alla controparte, alimentando così ingiustizie, iniquità e quindi risentimento, odio e spirali di violenza”.

Diverso è l’atteggiamento di Elio Mosele, presidente dell’Amministrazione Provinciale di Verona, il quale, rispetto alla manifestazione, prende le distanze dal sindaco Tosi e afferma: “Mi auguro che non avvenga una degenerazione del clima politico. Io non avrei partecipato. Ho visto anche il Prefetto addolorata. Chi semina vento raccoglie tempesta. Tosi si atteggia a capo popolo, non da primo cittadino. Durante la manifestazione ci sono stati insulti alla Magistratura e bandiere nere”.

Pochi giorni dopo, in una manifestazione a Milano, presenti molti veronesi, sono state dette parole di assoluta gravità. Riportiamo solo le più ‘dolci’: “Ma quale convivenza, quale pace sociale! Occorre combattere contro “sti negri”, contro “sti zingari” che ci rubano in casa e ci ammazzano le mogli, ci occupano i terreni e chiedono l’elemosina. Che vadano “a lavurar”: prima a lavorare, poi il resto. Sì, noi ostentiamo l’odio per questa gente e per Roma e chiediamo la forca, la forca“.

Brevi di cronaca, (da leggere di seguito a quelle riportate in “L’aria che tira”):

– 9 dicembre 2007. Un giovane viene aggredito con mazze e coltelli. Le spranghe servono sfasciargli la macchina; con le lame lo feriscono alla coscia.

– 19 febbraio 2008. Giovani aggrediti davanti allo Stadio, poco prima della partita, per il colore nero della pelle;

– 25 febbraio 2008. Le beby gang in città si stanno riproducendo con velocità allarmante. Sfogo, bullismo, droga? O mancanza di educazione e di senso della vita?

– stessi giorni. Cinque ragazzi all’attacco: giovani minacciano giovani.

– stessi giorni. Arresto per altri 5 ragazzi tra i 15 e i 18 anni. Aggredivano coetanei.

– 26 febbraio 2008. Ragazzi forzano gli spogliatoi della scuola durante Educazione Fisica. Rubano ai compagni soldi, cellulari e altro. Una organizzazione?

– 10 marzo 2008. Violenza alle ore 22,45. Una trentina di ragazzi ventenni malmenano tre ragazzi più giovani. Li chiamano “terroni”. Uno è preso a calci. Un giovane interviene per aiutarlo e viene a sua volta colpito. In piazza Malta.

– 22 aprile 2008, durante un volantinaggio di fronte all’Educandato Agli Angeli, un giovane della Rete degli Studenti di Verona, dopo essere stato attaccato verbalmente da un coetaneo, è stato aggredito il giorno successivo pressi i giardini Pradaval dallo stesso coetaneo accompagnato da un amico.

– notte tra il 30 aprile e il I° maggio (pochi minuti prima dell’agguato mortale a Nicola Tommasoli): un gruppo di 5 persone (presumibilmente i 5 assassini) fermano u ragazzo punk, chiedendo soldi e poi una spilla. “Ho temuto che avrei preso un sacco di botte”. Il giovane riuscì a scappare.

– 4 maggio 2008. Due giovani anarco-insurrezionali veronesi aggrediscono – in via S.Nazaro – carabinieri in normale controllo, usando una bomboletta spray irritante.

– stesso giorno. Un petardo fragoroso, non pericoloso, gettato da un’auto, esplode davanti alla sede di Forza Nuova, in via Filopanti.

– primi giorni di maggio. Maria Grazia, mamma di Edoardo, visita i genitori di Nicola Tommasoli e racconta: “Circa sei mesi fa mio figlio ha subito un’aggressione nelle vie del centro storico: è stato picchiato senza pietà da un gruppo di giovani; l’hanno colpito con bottiglie, spaccandogliene una sul viso”.

– Laura Zanetti, giornalista, in visita al luogo dove è morto Nicola, racconta :”Passeggiavo in via Oberdan con mio figlio e una bandiera della pace. Mi hanno malmenata”.

Fatto centrale. Estate 2007. La Digos scaligera denuncia 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni, legati al Fronte Veneto skinheads. Si incontrano in piazza delle Erbe; bevono e poi comincia la caccia. Per le spedizioni punitive usano tirapugni di metallo e mazze avvolte da catene; spesso bastano calci e pugni. Si muovono nei fine settimana nelle vie del centro, prendendo di mira extracomunitari e uomini e donne in qualche modo non omologabili con le loro idee, colpevoli, secondo loro, di danneggiare l’immagine di Verona ‘città di classe’. Cercano un pretesto per attaccar briga e dalle parole passano rapidamente alle vie di fatto. Caratteristiche del gruppo (almeno 20 persone): l’appartenenza agli ultras dell’Hellas Verona e la matrice neofascista, confermata da volantini, simboli e fotografie sequestrati. Due dei cinque aggressori di Nicola Tommasoli (uno sottoposto a indagine anche per pestaggi razzisti e violenze allo stadio), erano tra loro. Accusa degli inquirenti: “associazione a delinquere finalizzata a lesioni personali e alla violazione della legge Mancino contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Aggressioni e pestaggi sono stati rilevati tra il marzo 2006 e il giugno 2007. Obiettivo della banda: il ‘diverso’ di ogni tipo, dal tifoso di una squadra del Sud preso a pugni perché ne indossava la maglietta, a venditori e consumatori di kebab, a giovani dall’atteggiamento che faceva pensare a una appartenenza di sinistra. Nel corso delle perquisizioni nelle case dei 17 vennero trovati coltelli e mazze accanto ad emblemi nazisti e del “Veneto Fronte skinheads”. Scrive la Digos di Verona nel marzo 2008: “Permane un vincolo associativo diretto all’attuazione di un programma criminale di più ampio respiro … con concreto rischio che tali aggressioni possano riprodursi in un indeterminabile tempo futuro”. In meno di due anni hanno colpito almeno tredici volte, tante sono le denunce.

L’agguato in cui è stato ucciso Nicola Tommasoli è una delle tante aggressioni avvenute. Nella stessa notte del I° maggio, probabilmente lo stesso gruppo di cinque ragazzi ha strappato dal bavero del giubbotto di un giovane alcune spillette ritenute poco consone. Parecchi giovani veronesi la notte non hanno di meglio da fare che attaccar briga con qualche malcapitato.

Chi sono questi giovani?

Urlano sulle curve egli stadi; marciano nelle piazze; menano per strada, di sera, in branco. Sono giovani e giovanissimi; hanno facce pulite, capelli corti, talvolta rasati; detestano soprattutto una cosa: il diverso. Diverso di razza, di origini, di ideali, anche solo di costumi o di atteggiamento. E per questo aggrediscono e pestano a sangue: calci, pugni, manganelli, mazze. Li chiamano neonazi. Sono privi di valori culturali e politici: la matrice aggressiva alla base della violenza del branco va ricercata in una cultura basata sulla violenza e su modelli di prevaricazione.

Lo scrittore Massimo Carlotto afferma: “Nel veronese c’è una tradizione di violenza che parte negli anni 70, con forti agganci nella tifoseria scaligera. Sono ragazzi quasi tutti sotto i venti anni, che di politica capiscono un fico secco, eppure sulla politica, quella in particolare della destra radicale, costruiscono un modus vivendi che fa della violenza il collante. Si fa strada in questi giovani il mito squadrista dell’uomo forte: nessuna tessera in tasca, ma una appartenenza agli ambienti della destra radicale”.

Scrive Bruno Cescon: “E’ accaduto nel cuore della nostra cultura. La radice, dispiace doverlo ammettere, non è altrove. La mala pianta ha attecchito dentro la nostra normalità”.

La voce della Magistratura veronese.

E’ tutta da meditare l’ordinanza del gip di Verona Sandro Sperandio contro i cinque aggressori:

da una parte si afferma la mancata connotazione politica dell’aggressione: non è emerso alcun aspetto di natura geo-politica e/o religiosa all’origine dell’agguato mortale. L’incontro tra i due gruppi è stato casuale. Si tratta di violenza fine a se stessa, che ha come punto di riferimento la mattanza come fosse una cosa normale, l’aggressione insieme per annichilire l’avversario. I cinque hanno cercato di allontanare da sé la responsabilità di aver colpito ripetutamente il Tommasoli, anche quando era a terra, non volendo capire la vera, propria, comune responsabilità, infierendo sul nemico di quel momento per imporre la propria supremazia e con una violenza fine a se stessa, con un’azione aggressiva congiunta per annichilire ogni resistenza avversaria. Emerge l’attitudine a fare della violenza e della prevaricazione il proprio modo di essere;

dall’altra si afferma che minimizzare l’episodio e ricondurlo a una semplice discussione degenerata in rissa è inaccettabile e devastante dal punto di vista giuridico-educativo e risulta essere di una gravità processuale elevatissima”.

** il questore di Verona Stingone afferma: “I presunti responsabili dell’aggressione appartengono tutti all’estrema destra, ma alla base del pestaggio non vi sono motivazioni di carattere politico. Si tratta piuttosto delle ragioni della stupidità, della prepotenza e dell’intolleranza”.

** il procuratore Guido Papalia, profondo conoscitore della realtà cittadina, inquadra la questione: “La violenza per la violenza appare essere la finalità di questi gruppi pericolosissimi, che hanno ripreso vigore verso fine anno 2007. Fanno parte di un’area dell’estrema destra che si aggrega spontaneamente. Sono ragazzi figli dell’educazione dell’esclusione. Nicola è stato ucciso perché non aveva una sigaretta. Ma poteva essere colpevole di indossare la sciarpa di un’altra squadra, di parlare con un accento meridionale, di portare un certo taglio di capelli. L’obiettivo era colpire ciò che appare diverso. Aspetto problematico e inquietante delle inchieste in atto è che ancora non si riesce a risalire ad una comune matrice ‘ideologica’ di tale violenza. Mancano prove su un programma prestabilito e una struttura economica alla base delle azioni violente. Non c’è alcun documento che parli di una organizzazione; non ci sono armi in comune. Manca l’elemento di aggregazione fondamentale: si incontrano, capiscono di essere parte dello stesso ambiente e decidono di picchiare chi parla, veste o ha un atteggiamento diverso dal loro. Questi ragazzi fanno parte di un’area nuova dell’estrema desta che si aggrega spontaneamente. Non sono militanti effettivi di gruppi neonazisti organizzati, anche se praticano le stesse ideologie e gli stessi simboli nazisti. Crescono in un humus ideologico che mescola nostalgie fasciste, odio del diverso, culto della forza e semplice prepotenza: forti con i deboli. Li accomuna l’idea che la violenza sia pagante e la convinzione di essere superiori a chi è diverso, che non può convivere con loro nel centro storico della città. Non bastano gli sforzi di chi ha il compito di tenere sotto controllo la città. Tocca ai Veronesi fare la propria parte alimentando con i fatti la cultura della tolleranza e della solidarietà e condannando ogni atto di violenza a sfondo politico”.

Chi ha una minima conoscenza di questa realtà come può affermare, come fa il sindaco Tosi, che l’agguato a Nicola Tommasoli è fatto isolato, “un episodio anomalo”, “che capita una volta su un milione”?

E’ altrettanto chiaro che coccolare i giovani violenti (sono una minoranza) della curva allo stadio, proteggendoli sempre e comunque, senza ammettere le responsabilità di una “cultura” che si nutre anche allo stadio e che giustifica e propone violenza, sopraffazione, odio per il ‘nemico’, per chi non è dalla nostra parte è gravemente colpevole. E il sindaco Tosi si comporta così.

La città deve interrogarsi sul’origine del male: per troppe persone l’altro uomo non è il fratello in umanità, ma una cosa. L’aggressione da parte di ragazzi normali non è casuale: è la normalità che nasce dall’indifferenza, che diventa odio e violenza senza ragione nei confronti dell’altro, del ‘diverso’ (nel caso di Nicola perché ha il codino, chissà perché considerato di sinistra), o perché non appartiene al clan, alla curva sud.

In questi giorni la nostra umanità piange Nicola Tommasoli; piange con i suoi genitori, con la sua fidanzata, con chi lo accompagnava nella vita. Preghiamo il Signore della vita perché accolga lui e soccorra i suoi familiari.

Siamo vicini anche al dolore dei genitori dei cinque colpevoli di questa morte. Preghiamo e speriamo che questi genitori e i loro figli ammettano le loro colpe e le paghino, come primo passo per il ravvedimento che ogni uomo deve trovare nella sua interiorità, nel sacrario della coscienza.

Nel futuro la città e chi la guida devono interrogarsi a fondo. Sarebbe errore grave sminuire gli eventi e non assumersene la propria parte di responsabilità, come premessa per un nuovo corso della città.

Tito Brunelli

Articoli già pubblicati:

https://progettoverona.wordpress.com/2008/01/28/laria-che-tira-chi-di-spada-ferisce-di-spada-perisce

https://progettoverona.wordpress.com/2008/01/26/l-aria-che-tira-chi-di-spada-ferisce

https://progettoverona.wordpress.com/2008/04/18/verona-hellas-insegna

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