Non solo Rom: ex Cartiere e Sinti

Le ex cartiere, nell’estate 2002, erano popolate complessivamente da 740 persone, parecchie pendolari. Le abbiamo conosciute e censite con l’aiuto di tre associazioni del volontariato cittadino. La grandissima maggioranza era costituita da giovani dell’Est europeo, venuti a Verona per il lavoro temporaneo in agricoltura e poi fermatisi in città, la maggior parte irregolari. La situazione era ormai cronica e pericolosa.

Abbiamo lavorato alacremente e nel totale silenzio (sulla stampa, per quasi un anno, del nostro impegno non è apparso neppure un trafiletto), con risultati straordinari. La maggior parte di quelle persone sono oggi cittadini di comuni del veronese, con casa, lavoro e vita confortevole. Quando, nel luglio 2003, la polizia (un anno prima qualche persona autorevole parlava di intervento dell’esercito) è entrata nelle ex cartiere, ha trovato una quarantina di persone, in gran parte regolari. Nessuno si è chiesto dove erano tutti gli altri. Avrei da raccontare per ore.

Sono continuate le critiche su quanto avveniva alle ex cartiere; si diceva che non era cambiato nulla: chi non vuol vedere diventa cieco. Era vero che continuava lo spaccio di droga, ma in una situazione completamente diversa: fino alla tarda primavera del 2003 gli spacciatori erano residenti in un’area delle ex cartiere; in seguito si recavano in zona per attendere piccoli spacciatori e compratori. Le poche persone che hanno avuto occhi si sono rese conto che la situazione era radicalmente cambiata. Ripeto: non c’erano più centinaia di persone ‘residenti’, con casa, luce, gas e servizi. Solo con un intervento urbanistico complessivo i problemi scompariranno.

Abbiamo fatto un ottimo lavoro, anche dal punto di vista umano ed economico: quasi nessuno lo riteneva possibile.

C’era poi un gruppo di ‘nomadi’ Sinti (un centinaio circa), collocati nel parcheggio della “Virtus Calcio” in via Montelungo, in Borgo Venezia. Erano lì per decisione della giunta Sironi (che non sapeva più come cavarsela), in accordo con Luigi Fresco, allora presidente della VI^ Circoscrizione.

Arrivo subito alla conclusione della vicenda: abbiamo collocato queste famiglie nei pressi dello Stadio, in area attrezzata, dove sono ancora oggi, confinanti con i Sinti giostrai. Visto che da alcuni anni nessuno ne parla più, neppure nel quartiere Stadio nel quale abito, significa che la sistemazione e gli accordi hanno prodotto una situazione positiva. Era prevedibile, visto che i Sinti sono tutti cittadini italiani, cittadini veronesi da parecchi decenni, economicamente autonomi, in parecchi casi benestanti, discretamente inseriti.

Tutto a costo vicino allo zero per il Comune.

Responsabile di questa comunità in via Montelungo ho trovato Roberto Lizziero; gli ho chiesto, visto il ruolo che ricopriva e la fiducia di cui godeva, di lavorare con i Sinti, in rapporto con i dirigenti e con gli uffici comunali competenti, per approntare il campo dello Stadio. L’ha fatto egregiamente. Ho voluto che ne relazionasse, il 9 settembre 2002, alla Commissione consiliare quinta: chi vuol sapere quale è stato il suo ruolo, vada a leggersi la registrazione di quella Commissione. Era, ripeto, il 9 settembre 2002. Quanto lo ha coinvolto successivamente ed è emerso nei primi mesi del 2005 (riferito tra l’altro ai Rom, non ai Sinti), è una storia che non ha nulla a che fare con la collaborazione che c’è stata tra lui e me, terminata nel 2002.

Per quanto riguarda la gestione del’insediamento dei Sinti in città, dopo i due anni di disagi crescenti durante la seconda Amministrazione Sironi, credo che meritiamo un giudizio molto positivo.

Tito Brunelli

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