Campo Rom: fallimento o modello?

Chiude il campo Rom di Boscomantico. Il sindaco Tosi ribadisce le sue tesi:

– il progetto Rom è stato un errore clamoroso, uno sperpero di denaro pubblico e un colossale fallimento , anche dal punto di vista dell’integrazione;

– gli stessi Rom dicono che la sistemazione in campi non crea integrazione sociale;

– il Comune mette a disposizione i fabbricati utilizzati a Boscomantico, purché collocati al di fuori del territorio comunale, perché una maggiore capillarità di residenza favorisce l’inserimento sociale.

Mi pare giusto che i Veronesi abbiano informazioni complete per poter valutare. Ci provo, per il periodo (luglio 2002 – luglio 2003) nel quale ho avuto responsabilità nel progetto, duramente osteggiato dal Centro Destra e, nei fatti e sempre più, anche dal Centro Sinistra.

Non mi riferisco ai Rom insediati in strada La Rizza da 18 anni (hanno una storia propria), ma a quelli che l’Amministrazione Zanotto ha trovato alla Spianà. Erano 220 circa, nel veronese da più di 10 anni. Li ho incontrati come Assessore, accompagnato da una assistente sociale dell’Ufficio Stranieri del Comune, nel luglio 2002. Vivevano isolati, in una situazione di inimmaginabile e non accettabile degrado, con problemi igienici e sanitari pesanti, senza acqua, senza luce. Creavano grande disagio soprattutto a San Massimo e in zone di Borgo Milano. Le Amministrazioni precedenti erano intervenute sgombrando queste persone per undici volte: venivano cacciate e veniva distrutto quel po’ che avevano. Era servito solo a peggiorare la situazione. Ritornavano dopo pochi giorni nello stesso luogo, sempre più disperate. Le possibili scelte erano due: continuare con gli sgomberi, come facevano e fanno quasi tutti i Comuni, o tentare altri percorsi e una apertura di dialogo. Abbiamo deciso per la seconda possibilità. Siamo intervenuti, insieme, Amministrazione e Don Calabria, istituto al quale va riconosciuta una scelta di grande coraggio, nello spirito evangelico del fondatore. Ricordo in particolare il superiore don Valdemar Longo e Stefano Schena: a loro e ai loro collaboratori va il ringraziamento di molti veronesi. Abbiamo organizzato il campo, nella legalità. Se avessimo potuto lavorare in pace, senza gli interventi di “politici”, soprattutto di destra ma anche di sinistra, forse molti dei problemi successivi sarebbero stati evitati: per molti “politici” la competizione “politica” vale più delle persone e dei loro problemi. Sta di fatto che, pur nelle enormi difficoltà, il campo di piazzale Atleti Azzurri d’Italia ha posto le condizioni dei successivi passaggi, in parte positivi, che adesso i veronesi che ci vedono possono vedere:

– è iniziato un difficilissimo e per nulla scontato processo di costruzione di un clima di crescente fiducia tra alcuni amministratori, operatori sociali e Rom. C’era da superare una diffidenza storica. Oggi gli operatori del Don Calabria, di Azalea, di Medici del Mondo sono “vicini” dei Rom; parecchi insegnanti e dirigenti scolastici hanno accolto e aiutato i giovani Rom; datori di lavoro hanno “rischiato” l’assunzione; associazioni di veronesi sono entrate nella vita di queste persone;

– è cambiata la prospettiva di vita di questi Rom (il percorso, però, è ancora lungo e duro):

** bambini, ragazzi e giovani, per la prima volta e spesso con entusiasmo, sono andati e vanno a scuola;

** parecchi adulti hanno “rischiato” di entrare nel mondo del lavoro;

** è cambiato il rapporto complessivo, a partire da quello educativo, tra genitori e figli e tra uomini e donne;

** è cambiato molto il modo di vivere.

Tutto questo non sarebbe successo senza il passaggio, sempre dichiarato momentaneo ma obbligatorio, dall’esperienza del campo, anche nel caso che ci fossero state abitazioni disponibili. Ora si può guardare avanti.

Ci sono stati dei costi: quelli economici (minimi, durante la mia gestione, quelli spesi dal Comune) e quelli di persone che si sono date da fare con dedizione da medaglia al valore e che, invece, sono state indicate al disprezzo dei nostri concittadini, purtroppo mal informati.

Poco o nulla si è detto, in questi anni, dell’opera di valorizzazione dei bambini e delle donne Rom, del lavoro culturale circa il riconoscimento del loro essere persone. E’ stato giusto (non nei modi, però, scelti non per il bene delle persone, ma per lotta “politica”) denunciare atti di pedofilia e di sfruttamento dei bambini, ma chi si è interessato di capire di quanto questi fenomeni erano e sono diminuiti? Si è visto nel progetto Rom solo un facile utilizzo per colpire il nemico politico e per guadagnare voti, mente quello svolto è stato un duro lavoro di educazione e di civiltà. Errore è stato l’aver sperato che la questione Rom potesse essere affrontata in tempi brevi: con i Sinti è stato così, ma i Rom sono diversi.

Preliminare per noi era conquistare la loro fiducia: ora, dopo gli incoraggianti passi compiuti, parte un percorso di anni, che sappiamo molto accidentato. Abbiamo però capito che i Rom sono capaci di dialogo e di integrazione, nel rispetto della loro cultura. Una piccola nota: non bisogna confondere le varie presenze: Sinti e Rom sono gruppi diversi.

Quanto è avvenuto dall’inizio del settembre 2003 in poi posso valutarlo come cittadino, visto che l’Amministrazione mi ha scaricato dal mio ruolo. Io non avrei aperto il campo di Boscomantico (la mia contrarietà è stata chiara e dichiarata) per il semplice fatto che avevamo individuato una sistemazione per tutti i 200 Rom.

Per il periodo di cui rispondo, dico che è pura ideologia e visione miserevole dire che il “campo” (attrezzato e animato) è stato un errore. Chiedo: quale era l’alternativa? Lasciare i Rom alla Spianà per anni e anni, come ancora oggi fanno molti Comuni, con le conseguenze di degrado e di protesta popolare? Fare decine e decine di sgomberi? I risultati anche in questo caso li abbiamo visti. Oppure “deportare” i 200 Rom? Ma dove? E chi lo avrebbe fatto? Credo che l’esperimento programmato a Verona sia stato di avanguardia. Credo che abbia seguito le linee che l’Unione Europea dovrà prima o poi decidere di attuare con tutto questo popolo. Quello dei Rom è un grosso problema europeo, che non si risolve, anzi si peggiora, cacciando queste persone di qua e di là. L’Europa dovrà assumersi, anche contro voglia, questo compito, se non altro per evitare il peggio (teniamo presente che i Rom crescono rapidamente di numero) e perché non si può ignorare o osteggiare e basta una popolazione di molti milioni di marginali, se vogliamo costruire un continente sereno e in pace. Ogni nazione, ogni regione, ogni comune, nel contesto europeo, dovranno fare la loro parte. Se l’Amministrazione di Centro Sinistra di Verona avesse presentato ai Veronesi, all’Italia e all’Europa il progetto elaborato, con orgoglio e speranza, coinvolgendo altre città nell’impresa, tutto sarebbe stato diverso e avrebbe potuto essere punto di riferimento per molti. Invece è prevalsa la paura e si è tentato, senza riuscirci, di procedere nel silenzio, quasi con vergogna.

E’ tempo di fare politica, cioè di costruire il futuro, e di lasciare da parte la demagogia. E’ tempo di guardare in faccia i problemi e di capire che cacciare e umiliare le persone può procurare applausi, ma rimanda il problema ad altri e, per quanto ci riguarda, distrugge una cultura che ha qualificato e che deve continuare a qualificare la nostra civiltà: è la cultura edificata sulla centralità e sulla dignità di ogni persona umana, che parte dal non voltarsi dall’altra parte di fronte alle miserie umane e alle persone marginali, ma dal mettersi al loro fianco per vincere ciò che non va e far crescere una società solidale.

Tito Brunelli

P.S.: proprio in questi giorni abbiamo letto che una risoluzione del Parlamento europeo (con 510 sì, 36 no, 67 astenuti) chiede una strategia comune e finanziamenti per promuovere l’inclusione sociale dei Rom. Temi da affrontare: accesso all’istruzione, crescita culturale, lavoro, relazioni tra Amministrazioni locali e comunità Rom, servizio sanitario, diritto all’uguaglianza e alla giustizia.

Il centro polifunzionale Don Calabria è stato invitato al Parlamento europeo e Stefano Schena, suo direttore e responsabile del progetto Rom a Verona, ha moderato alcune sessioni della conferenza.

Fallimento o modello?

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3 commenti

Archiviato in Commenti, Comune Verona, sociale

3 risposte a “Campo Rom: fallimento o modello?

  1. jacopo

    sono uno studente di verona, sto svolgendo una tesi su rom e sinti, sarei interessato a sapere qual’è la situazione attuale a VR, sia dal punto di vista demografico che di locazione. se potessi ricevere una mail in merito, sarebbe molto utile. purtroppo gli unici dati che ho trovato risalgono al 2005. grazie

  2. chiara

    perchè non pubblicate quanti soldi l’amminastrazione zanotto,ha speso….sopratutto per visire mediche.ecc..ecc

  3. chiara

    siete bravi a dar contro al sindaco tosi,ma è dal 25 agosto che aspetto una risposta.l’associazione “medici per la pace”quanto ha psreso dalla giunta zanotto,per le visite mediche al campo rom?spero di avere risposta.

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