I senza fissa dimora. Per loro il sindaco Tosi prepara le guardie armate

 

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Il dramma di Ianus, l’uomo di nazionalità polacca vittima dello scoppio di una bombola nei giorni di Natale nella sua roulotte al Quadrante Europa, ripropone la questione “persone senza fissa dimora”. Il vescovo Zenti interviene lodevolmente nella volontà di affrontare alla radice il problema. L’assessore ai servizi sociali Bertacco si dichiara disponibile a collaborare. Dice che “con il cambio di Amministrazione non c’è stata riduzione di posti letto per i senza tetto” e che nelle strutture comunali ci sono posti liberi. Continua:”La sola assistenza di queste persone non funziona più. Bisogna attivare percorsi con l’obiettivo del reinserimento sociale”. Ho avuto per tre anni la responsabilità dei ‘servizi sociali’. Al mio arrivo i posti letto attivi tutto l’anno erano 163: 100 gestiti da privati convenzionati con il Comune (Comunità dei Giovani 55; La casa per gli extracomunitari 20; San Vincenzo 10; Casa della Giovane 2; Il Maggiociondolo 4; Sol.Co. 9) e 63 gestiti direttamente da Comune al dormitorio ‘Camploy’.

Nei tre anni della mia responsabilità abbiamo realizzato quanto segue:

– ristrutturazione del dormitorio ‘Camploy’. Quando l’ho visitato mi sono vergognato: in quel logo non avrei portato a dormire nemmeno un cane. Era tutto scrostato, umido: indecente. Le docce erano tutte inservibili; i gabinetti facevano schifo: erano al primo piano e tutti i giorni la “cacca” veniva raccolta con un telo al piano terra da volontari encomiabili del gruppo di don Leonello Magagna. L’Amministrazione precedente aveva messo a bilancio i soldi per la ristrutturazione ma, all’ultimo momento, erano indirizzati ad altro scopo. Anche noi dovevamo cercare i fondi necessari. La Fondazione Cariverona, su richiesta, mise subito a disposizione € 1.500.000. La Giunta, purtroppo, per la contrarietà dei residenti di Veronetta, rinunciò a una ristrutturazione idonea, che prevedeva ambienti e strutture per rendere possibile ai senza dimora di vivere bene il giorno, con l’avvio a semplici attività lavorative (alcune cooperative si erano dichiarate disponibili a un graduale inserimento lavorativo, dopo questi primi interventi indispensabili), con l’aiuto reciproco in vista di un possibile inserimento sociale. Ho insistito con il sindaco Zanotto e con gli assessori, ma la giunta decise per una ristrutturazione minima, oggi conclusa;

– facemmo un accordo con i responsabili dell’Ostello della Gioventù, che misero a disposizione 70 posti letto molto dignitosi per senza dimora autonomi (di questo servizio non si parla più);

– aprimmo un nuovo ambiente accogliente all’ingresso dell’ex Mercato Ortufrutticolo, di fronte alla Fiera, per un totale, se ben ricordo, di 30 posti;

– siccome stava emergendo la presenza di donne senza dimora, abbiamo destinato a loro accoglienza un paio di appartamenti agec (10 posti circa);

– abbiamo adattato alcuni ambienti a corte Marini (nei pressi di corte Molon) per le emergenze e per le situazioni disperate: 50 posti circa;

– abbiamo avviato il percorso per quella benemerita struttura che oggi chiamiamo “Il Samaritano”, in borgo Roma. Due dirigenti comunali e io l’abbiamo visitata il 31 dicembre 2003, guidati dall’allora presidente della Caritas don Biondaro, il principale artefice dell’impresa. Le difficoltà sono state molte, di ordine tecnico e di ordine politico (ricordo l’insensata opposizione di tutto il Centro Destra, guidato dalla Lega – Tosi in primo piano – e da Alleanza Nazionale).

Abbiamo avviato parecchie altre iniziative (le ricordo perché sono proposte che possono ritornare utili per il futuro) che non sono diventate realtà:

1) per carenze dell’Amministrazione e per dati oggettivi: offerta di un ambiente da parte dell’Istituto Assistenza Anziani; utilizzo di una scuola abbandonata; tentativo di accordo con le Ferrovie dello Stato, mai decollato nonostante il nostro impegno; disponibilità di alcune parrocchie, che in piccola parte si è concretizzata; immobili messi a disposizione dalle stesse Ferrovie dello Stato in vari luoghi della città;

2) per le miserie di associazionismo e Terzo Settore (presenza comunque ammirevole e oggi purtroppo insostituibile, nel senso che l’ente pubblico dovrebbe essere in grado di garantire un minimo di servizi a tutti i “poveri”). Una imprenditrice veronese aveva già stanziato i soldi per acquistare un immobile nella periferia della città, per farne non un dormitorio, ma un ambiente per il recupero complessivo delle persone in grave difficoltà: cura del corpo (pulizia, denti, pelle, capelli, …), ambienti per il tempo libero e per piccoli lavori, spazio per le crescita umana e sociale, lavanderia, stireria, … La struttura c’era; la ristrutturazione e almeno parte della gestione sarebbero state pagate dall’imprenditrice; l’esigenza era, come è, forte, …. Ma in un incontro che ricordo come uno dei momenti più tristi della mia esperienza di assessore, tutto naufragò: non siamo più stati in grado di procedere e i soldi sono andati ad altro scopo sociale, altrettanto importante.

Faccio presenti queste notizie anche perché ciò che allora non è andato in porto si può sempre riprendere. Mi sollecita anche quanto ha affermato l’assessore Bertacco, come ho riportato sopra.

Altre notizie sono essenziali per avere un quadro chiaro della situazione:

– una città come Verona ha il dovere e dovrebbe avere la soddisfazione di trattare da signori le 250 persone circa che si trovano in condizione di povertà estrema (ce ne sono altre 500 circa che si trovano momentaneamente in gravi difficoltà, ma che possono con un aiuto cavarsela). Purtroppo però la mentalità dei più vede queste persone con indifferenza e addirittura con ostilità, con motivazioni reali, perché esse spesso disturbano: sono soggetti che, con la progressiva espulsione dal tessuto sociale attivo, esprimono un grave disagio, talora collegato a patologie di rilevanza sanitaria, a dipendenze gravi (tossico, alcool, …), a perdita del lavoro, allo sfascio degli affetti familiari, …). Alcuni di essi non accettano nessun aiuto e, ad esempio, rifiutano un letto anche nei periodi di maggior freddo;

– queste persone si concentrano nelle città: sono rarissime negli altri Comuni;

– la gestione delle “persone senza dimora” ha risvolti economici minimi per il Comune di Verona: ci sono i contributi regionali, riservati ai Comuni capoluogo e, a Verona, c’è la copertura quasi totale delle spese da parte della “Fondazione Cariverona”. Perciò la motivazione del risparmio economico non si pone: se una Amministrazione taglia o cambia i servizi lo fa non per risparmiare, ma perché non vuole dare una mano a questi “poveri” e decide di fare il possibile per cacciarli.

Il problema vero oggi, a Verona, è un altro: risulta ormai chiaro che il sindaco Tosi e chi lo segue hanno un obiettivo: allontanare il più possibile ‘i diversi’, i poveracci, quelli che danno fastidio, quelli che dormono sulle panchine, quelli che non vorremmo vedere, gli zingari, gli stranieri … Questo non mi sorprende: conosco Tosi da anni. Ci siamo sempre rispettati, ma la sua visione della vita, della persona e della storia è drammaticamente inumana. In questi giorni però il sindaco Tosi mi ha sorpreso: non pensavo che arrivasse a tanto. Ha deciso, d’accordo con la Giunta, di sostituire gli operatori sociali, bravissimi, che gestiscono il servizio complessivo del dormitorio “Camploy” e che hanno in gran parte risolto i problemi con la popolazione locale con dei vigilantes privati, con guardie giurate armate. Secondo il sindaco Tosi ciò è diventato necessario per “una questione di sicurezza”, per il disagio ai residenti. Dice l’assessore Bertacco che chi gravita attorno al dormitorio “non sono certo ingegneri e avvocati”. Di fronte a queste affermazioni, io non posso non scandalizzarmi. Dice ancora Tosi:”Quello che fanno gli operatori sociali sarà svolto a un costo inferiore dalle guardie”. Proprio questo non me lo aspettavo. La nostra umanità dovrebbe farci sobbalzare. Gli operatori sociali hanno il compito anche dell’ordine pubblico, ma soprattutto dell’accoglienza, dell’instaurare un rapporto di fiducia, del reinserimento, ogni volta che è possibile, nel tessuto sociale. Leggendo parole di questo tipo, mi vien da dire con Dante:”Se di questo non piangi, di che pianger suoli?”.

Dico: cari Veronesi, apriamo gli occhi. Cari Consiglieri comunali, cari Assessori, apriamo gli occhi. Il sindaco Tosi ci riporta a tempi che pensavo (spero di poter dire: pensavamo) finiti dopo le tristi esperienze che l’Europa ha vissuto, basate sul disprezzo dell’uomo e del ‘diverso’, in base alla logica della “razza pura”. No: neppure questo ci risparmia il Tosi sindaco.

E’ chiaro a questo punto che l’appello del Vescovo a interventi concordati a sostegno di chi non ha casa e le assicurazione di Bertacco cadono nel nulla. Già oggi i “senza dimora” hanno capito l’aria che tira e stanno scappando nelle periferie (chiedere alla Ronda della Carità). I posti vuoti nei dormitori di cui parla Bertacco aumenteranno e qualcuno avrà l’ardire di dire che il problema è risolto e che la città è in ordine e ripulita. Poveri noi! Povera umanità!

L’augurio è che comunque il Vescovo vada avanti con energia lungo la strada che ha indicato.

Tito Brunelli

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