Una nuova legge elettorale: Chi ha paura della Democrazia?

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La legge elettorale in vigore oggi in Italia è stata definita “una porcata” dall’onorevole Calderoli, suo ideatore (dubito che l’abbia pensata lui, da solo, ma importa poco). E’ una dichiarazione di morte della democrazia: decide che i parlamentari siano scelti non dai cittadini, dal popolo ‘sovrano’, ma da pochi capi dei partiti politici. Evidente conseguenza è che tali parlamentari (deputati e senatori) rappresentano non il popolo, noi, ma chi li ha scelti: i capi partito. In tale logica rispondono delle loro scelte ai loro capi che, a seconda di come si comporteranno, li confermeranno o meno alle successive elezioni. Siamo tornati indietro nella storia, cancellando conquiste di civiltà e di democrazia che speravamo definitive, quali il riconoscimento della dignità e dell’uguaglianza di ogni cittadino. I nostri “capi” ci hanno detto chiaramente che non è così: i cittadini non contano e non possono contare. E’ meglio che decida chi può e conosce il bene vero della nazione.Io, in più occasioni pubbliche e private, ho fatto presente che non è questa la strada giusta. Ne ho parlato, tra gli altri, all’on. Castagnetti e all’attuale segretario regionale del Partito Democratico, on. Giaretta. Mi è stato risposto che la legge è stata voluta dal Centro Destra e che il Centro Sinistra si è opposto. Io questa opposizione non l’ho mai vista e, comunque, non è stata forte, decisa e convinta. Hanno negato. Peccato!

– 14 ottobre 2007: tre milioni e mezzo di cittadini hanno votato per eleggere il segretario nazionale e i segretari regionali del nascente Partito Democratico, l’assemblea nazionale e le assemblee regionali del partito. Accenno solo alla scelta del segretario nazionale: i partiti avrebbero voluto un solo candidato, l’on. Veltroni, con un’unica lista bloccata a sostegno. Veniamo alla formazione delle liste. I capi dei “Democratici di Sinistra” e di “Margherita” e gli “esperti” della commissione costituente sono stati tutti d’accordo nel proporre liste bloccate. Conseguenza: abbiamo votato non i rappresentanti dei cittadini, ma le persone imposte dai capi dei partiti D.S. e Margherita. Il coraggio di Rosy Bindi e, in parte, di Enrico Letta ha permesso che una piccola parte degli eletti rappresenti gli elettori.

– Ma ecco la mazzata (e non importa che la proposta di legge presentata dall’on Bianco e voluta dall’accordo Veltroni-Berlusconi diventi legge o meno: la decisione del Partito Democratico è chiara): nonostante le molte richieste di un sistema elettorale democratico, secondo la nuova proposta di legge, metà seggi sono assegnati in collegi uninominali e l’altra metà con liste bloccate. Ho sentito molte reazioni negative e molte proposte alternative, ma nessun “politico” ha alzato la voce per dire che tutti i cittadini sono cittadini, con uguale dignità. Al “popolo sovrano” è concesso di votare metà parlamentari, quelli che conteranno nulla o poco. L’altra metà, i “notabili”, quelli che non possono non esserci, sarà decisa da loro stessi, che non possono essere messi in discussione.

Appello ai concittadini: facciamoci sentire. Si tratta di salvare il salvabile di questa nostra povera democrazia.

Nota a parte:

– qualcuno vuol farci credere che l’Italia è ingovernabile perché la legge elettorale non funziona. Siamo chiari: se da tanti anni i grandi problemi che ci bloccano attendono vanamente di essere affrontati, anche da governi con larghe maggioranze, la responsabilità non è della legge elettorale: è dei “politici”. Una legge elettorale buona aiuta, ma non può trasformare un mediocre ceto politico in vera classe dirigente. Non creiamoci alibi;

– il ritorno al sistema proporzionale (scartato con sdegno da quasi tutti i “capi” dei partiti fino a pochi mesi fa) è effetto di un quindicennio di speranze deluse: noi cittadini vogliamo liberarci da questa classe politica; metà classe politica vuol liberarsi dell’altra metà; tutti non troviamo mezzi migliori che sperare in un cambiamento delle regole. Sappiamo però che nessuna legge elettorale rende migliore il ceto politico che ci ritroviamo e neppure i cittadini. Il percorso è in salita.

Tito Brunelli

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