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	<title>Progetto Verona Blog</title>
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		<title>Progetto Verona Blog</title>
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		<title>La guerra dichiarata al nemico migrante</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:00:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Scalfari]]></category>
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		<description><![CDATA[Da &#8220;La Repubblica&#8221; del 17.05.2009
La guerra dichiarata al nemico migrante
di EUGENIO SCALFARI
Il tema dei migranti domina l&#8217;attenzione degli italiani e delle istituzioni che li rappresentano: Parlamento, governo, forze politiche, mass media, Chiesa, Presidente della Repubblica, intervenuto per condannare tentazioni di xenofobia e una retorica che si fa un vanto di chiudere la porta in faccia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1966&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em>Da &#8220;La Repubblica&#8221; del 17.05.2009</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La guerra dichiarata al nemico migrante</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>di EUGENIO SCALFARI</em></p>
<p style="text-align:justify;">Il tema dei migranti domina l&#8217;attenzione degli italiani e delle istituzioni che li rappresentano: Parlamento, governo, forze politiche, mass media, Chiesa, Presidente della Repubblica, intervenuto per condannare tentazioni di xenofobia e una retorica che si fa un vanto di chiudere la porta in faccia ad un popolo di disperati che dall&#8217;Africa e dall&#8217;Oriente tenta di raggiungere l&#8217;Europa.<br />
La discussione sui barconi affollati di poveretti investe i problemi della sicurezza, del lavoro, della guerra tra poveri, della criminalità organizzata, ma anche l&#8217;etica, la solidarietà, la lotta contro le discriminazioni: un viluppo di problemi che non è semplice districare e che incide sulla sensibilità e sulle legittime paure degli italiani. <span id="more-1966"></span>La Lega e la destra hanno fatto di questo tema il loro cavallo di battaglia; hanno scommesso sulla paura e l&#8217;hanno enfatizzata come più potevano. Dovevano pagare il debito contratto con i loro elettori. Di qui il &#8220;respingimento&#8221; dei barconi in alto mare, che ha tutte le caratteristiche di uno spot pubblicitario accolto con soddisfazione da una vasta platea di italiani intimoriti e incattiviti dall&#8217;arrivo dei barbari, invasori delle nostre terre e della nostra tranquillità.<br />
Se trionfasse la ragionevolezza sull&#8217;emotività si potrebbe trovare un punto di equilibrio, ma sono molti gli ostacoli che vi si frappongono.<br />
Il primo ostacolo sta nell&#8217;interesse politico della Lega e del Popolo della libertà, che mirano a mantenere alto il livello di emotività di un&#8217;ampia parte del paese e, se possibile, ad alzarlo, per distrarre l&#8217;opinione pubblica da altri temi incombenti e non favorevoli al governo: la crisi economica, la distruzione crescente di posti di lavoro, la perdita di competitività del sistema-Italia, il terremoto d&#8217;Abruzzo e i disagi che ne derivano e che sono ancora lontani dall&#8217;essere soddisfatti, la cicatrice tutt&#8217;altro che rimarginata della credibilità pubblico-privata del premier.<br />
Bisogna trovare un nemico esterno sul quale concentrare la rabbia della gente. Eccolo: è il popolo dei barconi. Le guerre indicano un bersaglio e infiammano l&#8217;opinione pubblica: e questa è una guerra. A questo serve il &#8220;respingimento&#8221;, a questo servono le ronde, a questo serve aver istituito il nuovo reato di immigrazione clandestina.</p>
<p style="text-align:justify;">In realtà il 90 % dei migranti entra in Italia e in Europa dai confini dell&#8217;Est Europa. L&#8217;immigrazione dal mare non supera un decimo dei flussi d&#8217;ingresso, ma respingere i barconi con la marina da guerra è teatrale, fa scena, slega gli istinti xenofobi di chi assiste allo spettacolo.<br />
Si dice: quella gente è ingaggiata, trasportata e controllata dalla mafia; viene da per delinquere. Ricondurli da dove sono partiti è dunque un nostro diritto, anzi un dovere verso noi stessi e verso la Comunità europea. Ma manca la prova che i migranti dei barconi siano collusi con la mafia. Vengono dai luoghi più disparati: Sudan, Eritrea, Etiopia, Nigeria, Maghreb, Africa equatoriale. Hanno attraversato boscaglie, foreste, deserti. Inseguono un sogno e affrontano la morte e le sevizie per mesi e mesi. Collusi con la mafia? Trasportati dalla mafia degli scafisti: questo sì. Ma carne da macello di tutte le violenze. Anche della nostra. Non è respingendo i barconi che la nostra sicurezza migliorerà. Non è con le ronde. Non è con la vessazione e con le denuncie.<br />
Bossi dice: “Io parlo con la gente e la gente vuole questo”. E’ vero, Bossi trova consensi. Ma qual è la gente con la quale parla il leader della Lega? Certo, l&#8217;emotività contro il nemico migrante si estende. E’ un buon segno o è un &#8220;trend&#8221; verso il peggio? I leader politici con senso della responsabilità dovrebbero scoraggiarlo. Se invece ne godono e si fregano le mani compiono un pessimo servizio verso l&#8217;interesse nazionale. Giorgio Napolitano si riferisce a questa irresponsabilità quando manifesta preoccupazione per la retorica sull&#8217;immigrazione.<br />
Quel &#8220;trend&#8221; irresponsabile lambisce anche persone insospettabili, come il sindaco di Torino: propone di concentrare gli sbarchi verso due porti dell&#8217;Italia meridionale; sbarchi settimanali, autorizzati a trasportare i migranti regolari o regolarizzabili. Che cosa significa? Vuole dire quelli chiamati da un datore di lavoro italiano? Ma questi non hanno bisogno di imbarcarsi sui barconi degli scafisti; possono prendere navi di linea e arrivare dove vogliono. Di chi sta parando Chiamparino? Chi è chiamato non è clandestino. Chi è clandestino non è regolarizzabile e viene respinto. Ci sono molte badanti clandestine. Saranno rapidamente rimpatriate?<br />
Ho interpellato Piero Fassino sulla sua posizione in proposito. Mi ha detto: 1) il &#8220;respingimento&#8221; è consentito dall&#8217;Unione Europea. 2) Fu sperimentato con successo per stroncare il traffico di persone in provenienza dall&#8217;Albania. 3) L&#8217;Albania era sotto controllo della Nato e in particolare dell&#8217;Italia. 4) La situazione con la Libia è completamente diversa. 5) I centri di raccolta libici dovrebbero esser messi sotto controllo internazionale. Riportare il popolo dei barconi in quei centri significa riconsegnarli ad un sistema di vessazioni crudeli. 6) Il governo italiano dovrebbe chiedere a quello libico un diritto di ispezione dei centri e condizionare a quel diritto l&#8217;erogazione delle risorse finanziarie che l&#8217;Italia ha promesso alla Libia. Ha poi aperto un altro capitolo di grande importanza: qual è la politica del governo italiano verso gli immigrati regolari che da anni vivono e lavorano nel nostro paese? E’ una politica di accoglienza e di integrazione o il suo contrario? Quella politica è un ostacolo enorme al raggiungimento d&#8217;un equilibrio sull&#8217;intera questione dell&#8217;immigrazione e della sicurezza.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli immigrati regolari sono oggi più di 4 milioni, ai quali vanno aggiunti i cittadini europei provenienti dall&#8217;Est: romeni, polacchi, ungheresi, …  Le previsioni ci dicono che tra dieci anni gli immigrati &#8220;regolari&#8221; saranno il 10 per cento dei residenti in Italia. Nel 2020 saranno il 15. Lo stesso, più o meno, in tutta Europa. L&#8217;Italia, come la Francia e la Gran Bretagna, sarà un paese multietnico, multiculturale, multireligioso. Non è un&#8217;opinione, è un fatto ed esiste già ora.<br />
Ha ragione Fassino: qual è la nostra politica per gestire questo fenomeno? Anche Fini la pensa allo stesso modo e pone le stesse domande. Il premier ha risposto: l&#8217;Italia non è un paese multietnico; il governo non vuole che lo diventi e non lo diventerà. E le leggi in approvazione e il modo con cui sono preventivamente già gestite va nella direzione voluta da Berlusconi, Maroni e naturalmente Bossi. Il risultato sarà questo: l&#8217;estensione della cittadinanza sarà sempre più lenta e contrastata; l&#8217;accoglienza istituzionale incerta e insoddisfacente; i rapporti tra le comunità di immigrati e i cittadini italiani saranno di diffidenza e non di integrazione, specie nelle zone di più intensa presenza, cioè nel centro nord, la parte più ricca e produttiva del paese.<br />
Questa situazione è quanto di peggio ci si prepara.<br />
Non serve inseguire su questo terreno leghisti e berluscones. A questa deriva bisogna opporsi, tutelando la sicurezza, non soffiando sulla paura, denunciando il mancato rispetto dei diritti civili nei paesi di provenienza a cominciare dalla Libia e coinvolgendo l&#8217;Unione europea nella politica europea dell&#8217;immigrazione. Si può fare. Però sembra un sogno ad occhi aperti.</p>
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		<title>È tempo per parlare!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:00:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nota su “Città dell’uomo”, dell&#8217; Associazione fondata da Giuseppe Lazzati  &#8211; Milano, giugno 2009
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong><em>Nota su “Città dell’uomo”, </em></strong><strong>dell&#8217; Associazione fondata da Giuseppe Lazzati </strong> &#8211; Milano, giugno 2009</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro del Qoélet ci insegna che sotto il cielo c’è il tempo idoneo per ogni cosa (cfr. 3, 1-8). Oggi è tempo per parlare. Quando consideriamo le recenti vicende nelle quali è stato direttamente chiamato in causa il Presidente del Consiglio (sentenza di condanna in primo grado per corruzione dell’avv. Mills, caso delle cosiddette <em>veline</em>, ragazza napoletana, feste in residenze di sua proprietà), ci persuadiamo che è il tempo non del silenzio, ma della parola decisa e in equivoca per il manifestarsi di questioni di singolare rilievo culturale, etico e politico, che ci interpellano e che esigono da noi un giudizio non evasivo. <span id="more-1941"></span>Il quadro si fa ancora più preoccupante se consideriamo gli episodi in questione nel contesto di alcune scelte strategiche dell’attuale maggioranza governativa, a seguito delle quali risulta palese il rischio d’intaccare regole ed equilibri indispensabili per il corretto funzionamento della nostra democrazia. Esempi: la concezione del partito, strumento cardine di un sistema democratico, come semplice “appendice” della volontà di un “capo” assoluto; la distorsione dei meccanismi di reclutamento del personale politico; la negligenza ricorrente circa il rispetto della divisione dei poteri costituzionali; il depotenziamento del principio proprio dello Stato di diritto, secondo il quale la legge è uguale per tutti; il conflitto d’interessi macroscopico nel campo televisivo (emblematiche le ultime nomine RAI).</p>
<p style="text-align:justify;">In tempi di debole senso del “bene comune”, ai nostri governanti e amministratori (purtroppo!) non chiediamo molto, ma almeno pretendiamo un livello minimo di <em>decenza etica e istituzionale</em>, a motivo del solenne impegno da essi assunto di onorare la Carta costituzionale e i suoi princìpi-valori d’ispirazione. Un comportamento corretto degli uomini delle istituzioni, in regime democratico esige l’obbligo di <em>dire la verità ai cittadini</em>. In caso contrario, s’incrina il rapporto fiduciario con gli elettori e viene inquinato il tessuto della vita civile. Riguardo al Presidente del Consiglio, abbiamo assistito a un’evidente sequenza di reticenze, di contraddizioni, di vere e proprie bugie. I tentativi di addomesticare i diversi casi che l’hanno chiamato in causa sono risultati inefficaci, quando non controproducenti: il rammendo è risultato peggiore del buco. Il capo del governo è vincolato, come tutte le figure istituzionali, al dovere di dire la verità al Paese. Se contravviene a simile regola elementare, menoma il patto di lealtà con il popolo e, di conseguenza, depotenzia la legittimità, morale innanzitutto, di ricoprire l’alto incarico. Nelle democrazie anglosassoni non si guarda in faccia a nessuno: anche il massimo esponente dello Stato, se mente, o dà le dimissioni o va soggetto a <em>impeachment</em>. I casi Nixon e Clinton negli Stati Uniti sono a tutti noti. Da noi invece non succede niente (o quasi). Ma è mai possibile che, al di là degli orientamenti politici, non si colga la <em>gravità in sé</em> dei comportamenti sopra denunciati? A tanto è giunto il livello di assuefazione degli Italiani?</p>
<p style="text-align:justify;">Il tentativo di rubricare come fatto privato, dunque sottratto alla sfera della responsabilità pubblica, buona parte delle ultime vicende nelle quali è implicato il Presidente del Consiglio risulta specioso. Non vogliamo certo intaccare la sacrosanta distinzione fra le sfere privata e pubblica: in un sistema democratico la prima va debitamente tutelata per assicurare la legittima <em>privacy </em>di ogni cittadino, garanzia, fra l’altro, di rispetto della sua libertà e dignità. Ma nel caso in esame la questione si presenta con connotati particolari. Anche le maggiori cariche istituzionali hanno il sacrosanto diritto alla <em>privacy</em>; però questa non può essere invocata quale paravento rispetto al dovere della responsabilità, della coerenza e della trasparenza nel modo di agire. E’ tempo di ribadire l’<em>a b c</em> del comportamento dell’uomo politico in regime di democrazia.</p>
<p style="text-align:justify;">Le vicende in discussione rivelano, da parte del capo del governo, una visione e gestione disinvolte del proprio ruolo pubblico, al quale è connesso un elevato grado di potere. Un Presidente ricattabile costituisce un problema serio per l’intero Paese ed è causa di discredito istituzionale nei rapporti con l’estero. Di tutto ciò si ha eco anche su prestigiosi organi di stampa internazionali. È difficile pensare che giornali stranieri di prima fila siano asserviti a un disegno “eversivo” predisposto dalla (scombinata) sinistra di casa nostra!</p>
<p style="text-align:justify;">Circa la necessaria coerenza fra parole e stile di vita degli uomini politici (il richiamo ha preso spunto dai comportamenti censurabili del Presidente del Consiglio) sono intervenute importanti testate del giornalismo cattolico (il quotidiano “Avvenire”, il settimanale “Famiglia Cristiana”). E’ esigenza autorevolmente riproposta, per i delicati aspetti etici coinvolti, da esponenti dell’episcopato italiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo molto da riflettere sugli ultimi casi che hanno visto protagonista il capo del governo: sono in gioco questioni serie, che riguardano il ruolo e la responsabilità istituzionale, politica e educativa di una così alta carica dello Stato. Di conseguenza, è in gioco la qualità della democrazia nel nostro Paese. Ecco perché non è ammissibile il silenzio: è tempo per parlare, per dire ad alta voce che non possiamo e non vogliamo rassegnarci a deprimenti spettacoli da basso impero. Consapevole dei suoi limiti, “Città dell’uomo”, associazione fondata da Giuseppe Lazzati e impegnata nel promuovere una cultura politica fedele alla visione cristiana dell’uomo e ai valori della Costituzione, avverte il dovere di levare alta la voce della denuncia.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (81)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:00:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
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		<description><![CDATA[“Tutti hanno diritto a una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 7)
Don Ciotti (associazione “Libera”) : spesso le cose sono diverse da come ce le raccontano
Noi creiamo la diversità, con i nostri giudizi che spesso si fermano in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=2006&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em>“Tutti hanno diritto a una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 7)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Don Ciotti</strong> (associazione “Libera”) : <strong>spesso le cose sono diverse da come ce le</strong> <strong>raccontano</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Noi creiamo la diversità, con i nostri giudizi che spesso si fermano in superficie. Immigrato vuol dire illegalità? Evitiamo le semplificazioni. Se ti trovi senza casa, sradicato, in terra straniera, vivere è molto difficile. <span id="more-2006"></span>Il disagio non si combatte con la repressione, ma con la creazione di condizioni che incidano sulle situazioni esistenziali delle persone. Torniamo a documentarci: spesso le cose sono diverse da come ce le raccontano. Dobbiamo conoscere, non per sentito dire. Tra gli immigrati regolari il 2% commette reati; i clandestini sono maggiormente esposti al rischio. Va bene la sicurezza, ma non dobbiamo criminalizzare il povero e ingigantire il fatto che alcuni rubano  commettono reati. Diminuisce lo stato sociale e cresce lo stato penale. Come è possibile che un immigrato per il solo fatto che è clandestino riceva una maggiorazione di pena a parità di reato?</p>
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		<title>La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (11)</title>
		<link>http://progettoverona.wordpress.com/2009/11/24/la-grande-cacciata-conosciamo-meglio-flavio-tosi-11/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comune Verona]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tosi e la grande cacciata]]></category>
		<category><![CDATA[accattoni]]></category>
		<category><![CDATA[Tosi]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli accattoni danno proprio fastidio. Li cacciamo.
 
Luglio 2008. Spuntano come funghi le ordinanza di Sindaci anti accattoni: Venezia, Cortina, San Remo, Alassio, Trieste, Padova, Modena, Firenze, Assisi. I mendicanti vanno cacciati almeno dai centri storici, dalle zone ‘per bene’ della città, in nome del decoro. Via straccioni, poveri e poveracci: persone da non far [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1973&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>Gli accattoni danno proprio fastidio. Li cacciamo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Luglio 2008. Spuntano come funghi le ordinanza di Sindaci anti accattoni: Venezia, Cortina, San Remo, Alassio, Trieste, Padova, Modena, Firenze, Assisi. I mendicanti vanno cacciati almeno dai centri storici, dalle zone ‘per bene’ della città, in nome del decoro. Via straccioni, poveri e poveracci: persone da non far vedere. Chi chiede l’elemosina viene sanzionato: da 50 a 500 euro. A Venezia le multe sono 15  in 24 ore. Le città si spalancano solo a persone ricche, che lasciano danaro. Viva ‘i schei’!<span id="more-1973"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Il consenso, silenzioso, è ampio: ai più pare normale interdire la città ai poveracci, talora molesti, aggressivi e professionisti dell’elemosina.</p>
<p style="text-align:justify;">Gongolano amministratori, albergatori, turisti e molti cittadini.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche il sindaco di Verona Tosi promulga l’ordinanza anti accattoni, veri o falsi. Prevede una multa di 100 euro e la confisca delle offerte e del materiale usato da chi è sorpreso a mendicare.</p>
<p style="text-align:justify;">Il divieto di allungare la mano vale in centro storico; nei mercati rionali; negli incroci stradali; ai semafori; davanti a chiese, ospedali, banche, uffici pubblici, negozi, stazioni ferroviarie.</p>
<p style="text-align:justify;">‘Nuove’ sono le motivazioni dichiarate del provvedimento: contrastare e colpire il racket organizzato dell’elemosina che sfrutta un popolo di questuanti, handicappati e falsi invalidi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ascoltiamo il sindaco Tosi: “Non è ordinanza contro i poveri, ma contro chi sfrutta brutalmente persone deboli (bambini, donne, storpi, disabili, anziani) per lucrare, suscitando nel prossimo sentimenti di pietà che inducono a elargire denaro. Vogliamo tutelare la sicurezza, l’immagine e il decoro di Verona”.</p>
<p style="text-align:justify;">Concorda Luigi Altamura, comandante della Polizia Municipale: “E’ necessario distinguere tra chi ha bisogno e chi fa soldi. Sono molte le truffe. L’ordinanza tutela persone invalide, minori e sfruttati; permetterà di smantellare organizzazioni che usano l’accattonaggio per fare danaro: sono soprattutto romeni e rom (esempio: Rom arrivano da Brescia e importunano davanti ai cimiteri, soprattutto davanti al Monumentale). Si arriva persino alla riduzione in schiavitù di disabili, difficile da dimostrare. Ci si spartisce il territorio”.</p>
<p style="text-align:justify;">Gianmarco Tezza, presidente della Ronda: “Condivido l’idea di combattere lo sfruttamento di disabili e bambini, ma mi pare eccessivo il pugno di ferro contro i mendicanti. Se chi chiede l’elemosina non disturba, non c’è niente di male”.</p>
<p style="text-align:justify;">Critico e propositivo è lo scrittore Ferdinando Camon (L’Arena, 31-7-08): “Si vuol proteggere il turismo. Il modo per aiutarli non è buttargli un euro, ma finanziare le organizzazioni di assistenza”.</p>
<p style="text-align:justify;">Molto perplesso è l’assessore regionale ai Servizi Sociali Stefano Valdegamberi: “Capisco l’intento di Tosi, ma non è semplice distinguere chi è strumento del racket da chi è povero e mendica per necessità. Non va bene essere ligi e severi contro i poveracci e poi tollerare illeciti più gravi”.</p>
<p style="text-align:justify;">Generale è l’accordo sulla lotta al racket che organizza i ‘poveri’ per far soldi. Per molti il fastidio non sono i poveri, ma lo sfruttamento e il mantenimento della povertà o chi chiede l’elemosina con strattagemmi (esempio: apparire storpio senza esserlo). L’ordinanza però non guarda in faccia nessuno e colpisce anche i poveri veri, quelli che non hanno di che sopravvivere: le persone di cui dovrebbe farsi carico tutta la comunità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il dubbio, fondato, è che all’origine della scelta non ci sia la presunzione di vincere la povertà, ma la volontà di togliere i poveri dattorno. Se l’Amministrazione proponesse e finanziasse (c’è sempre stato chi ha dato i soldi per questi scopi) iniziative e progetti di accompagnamento degli accattoni in modo che almeno chi è in grado arrivi all’autosufficienza economica o a prendere coscienza di un progressivo cambiamento di vita, con la vicinanza di istituzioni, agenzie di lavoro e volontari, allora potremmo fidarci della buona volontà che si scoprirebbe alla base dell’ordinanza del Sindaco. Ma se ci si rende conto che l’unico obiettivo è cacciare da Verona gli accattoni, lasciandoli accattoni in altri luoghi e per di più ancora una volta cacciati, allora preferiremmo che il sindaco Tosi, invece di inventare tante belle parole inutili, dicesse la verità: “Accattoni a Verona niente: li cacciamo”.</p>
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		<title>Suicidio nel carcere di Montorio</title>
		<link>http://progettoverona.wordpress.com/2009/11/23/suicidio-nel-carcere-di-montorio/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[La Fraternità]]></category>
		<category><![CDATA[Montorio]]></category>
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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA dell’associazione a favore dei carcerati “La Fraternità”
Suicidio nel carcere di Montorio
La Fraternità ha appreso dalla stampa la terribile notizia del suicidio di Domenico Improta, 29 anni, dal 2007 detenuto presso la casa circondariale di Montorio. Un suicidio che cade a poche ore di distanza da quello della brigatista Diana Blefari appena condannata in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1953&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>COMUNICATO STAMPA dell’associazione a favore dei carcerati “La Fraternità”</em></p>
<p><strong>Suicidio nel carcere di Montorio</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La Fraternità ha appreso dalla stampa la terribile notizia del suicidio di Domenico Improta, 29 anni, dal 2007 detenuto presso la casa circondariale di Montorio. Un suicidio che cade a poche ore di distanza da quello della brigatista Diana Blefari appena condannata in Cassazione, nel carcere romano di Rebibbia.<span id="more-1953"></span> La nostra associazione esprime la propria vicinanza alla famiglia Improta  e rilancia la necessità di rivedere e curare particolarmente l’aspetto socio-comunicativo all’interno del carcere, in particolare nei casi che hanno già espresso volontà e tendenze suicide come nel caso Improta. Tra i più amareggiati c’è senza dubbio il fondatore de “La Fraternità”, Fra Beppe Prioli, che fa parte della cappellania del carcere. “Ogni suicidio di un detenuto è una sconfitta non solo per noi cappellani e per noi volontari, ma per la società tutta. Così tanti suicidi impongono una urgentissima riflessione: forse una parola, un ascolto o un contatto in più avrebbero potuto salvare la vita di Domenico. Noi cappellani abbiamo saputo la notizia dalla stampa e siamo ancora scossi e turbati”. Un’amarezza condivisa anche dal presidente della Conferenza regionale Volontariato e Giustizia, Maurizio Mazzi, che ha affrontato una riflessione di più ampio respiro, citando e sposando le dichiarazioni del periodico Ristretti Orizzonti: “In carcere ci sono venti volte più suicidi che all’esterno, e crescono in parallelo al sovraffollamento, e quindi al peggiorare delle condizioni di vita. Il 90% dei detenuti che tentano di togliersi la vita vengono salvati dai compagni di cella. I numeri dei tentati suicidi sono altissimi”. Sui rimedi Mazzi sposta la riflessione a monte: “E’ improponibile che a fare i colloqui con i detenuti appena entrati  siano dei volontari: è l’unico caso nel Triveneto in cui un lavoro che dovrebbe essere svolto da un’équipe specializzata viene effettuato dalle associazioni. Ci fa piacere sapere che il nuovo direttore del carcere di Montorio, Antonio Fullone, è dello stesso parere. Provate a pensare: se un detenuto appena arrivato e appena ascoltato da un volontario si suicida, come potrebbe sentirsi e reagire quel volontario?”.</p>
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		<title>Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (28)</title>
		<link>http://progettoverona.wordpress.com/2009/11/20/crisi-economica-dramma-o-questione-psicologica-28/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?
 
Berlusconi, arrabbiato, risponde a Draghi: “Rivedere le stime del Pil?”. Vedremo. Nei confronti di Draghi, di Bankitalia e delle agenzie internazionali che rilevano i dati della crisi, Berlusconi sferra ripetuti attacchi (che poi, come sempre, smentisce) duri e taglienti; li chiama [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1958&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Berlusconi</strong>, <strong>arrabbiato, risponde a Draghi</strong>: “Rivedere le stime del Pil?”. Vedremo. Nei confronti di Draghi, di Bankitalia e delle agenzie internazionali che rilevano i dati della crisi, Berlusconi sferra ripetuti attacchi (che poi, come sempre, smentisce) duri e taglienti; li chiama catastrofisti.</p>
<p style="text-align:justify;">“Dovremmo chiudere la bocca:</p>
<p style="text-align:justify;">- a tutti quei signori che parlano, che strillano la crisi;<span id="more-1958"></span></p>
<p style="text-align:justify;">- a tutti gli uffici studi che elencano le date della crisi, tolgono fiducia e danno il calo del Pil a &#8211; 5%.</p>
<p style="text-align:justify;">Magari dicono cose che possono avverarsi, ma così facendo distruggono la fiducia dei cittadini;</p>
<p style="text-align:justify;">- alle organizzazioni internazionali, contro le quali si scaglia, che “un giorno sì e l’altro pure dicono che il deficit è al –5%, che i consumi sono diminuiti del 5%, che c’è crisi di qui, crisi di là; che la crisi durerà fino al 2010; che la crisi si chiuderà nel 2011. Insomma: un disastro”;</p>
<p style="text-align:justify;">- alle dichiarazioni dei governi e di tutti gli organismi internazionali e nazionali che continuano a dare numeri sul deficit;</p>
<p style="text-align:justify;">- agli organi di stampa. Minaccia di sospendere la pubblicità ai media che diffondono pessimismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Se la prende con “quegli organi di stampa che riprendono tutte queste affermazioni e le posizioni del tanto peggio. I giornali diffondono incentivi alla paura fuori di ogni ragione e della realtà”;</p>
<p style="text-align:justify;">- alle opposizioni che favoriscono la paura.</p>
<p style="text-align:justify;">Continua:</p>
<p style="text-align:justify;">- gli imprenditori devono minacciare i media: non daranno loro pubblicità finché diffondono la paura della crisi.</p>
<p style="text-align:justify;">- editori e direttori non devono avere pubblicità se sostengono la paura e diffondono catastrofismo.</p>
<p style="text-align:justify;">- “gli italiani rispondono ai veleni e alle calunnie che ci attaccano addosso con un maggiore attaccamento alla nostra parte politica e a me”.</p>
<p style="text-align:justify;">- “la vera moralità l’abbiamo portata noi: è rispettare gli impegni presi”.</p>
<p style="text-align:justify;">- la sfida è far tornare la gente agli stili di vita e ai livelli di consumi precedenti la crisi. Occorrono fiducia e non cambiare le proprie abitudini. “Bisogna cercare di far rivivere i consumi; non c’è motivo per diminuirli”.</p>
<p style="text-align:justify;">Porta i motivi della fiducia:</p>
<p style="text-align:justify;">- sostiene, categoria per categoria, che le entrate non sono diminuite;</p>
<p style="text-align:justify;">- i dipendenti del pubblico impiego non rischiano di essere licenziati;</p>
<p style="text-align:justify;">- anche chi lavora nelle aziende private (14 milioni) non corre seri rischi. “Sono pochissime le aziende che hanno licenziato”;</p>
<p style="text-align:justify;">- c’è non una diminuzione, ma un leggero incremento nei consumi”.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli imprenditori giocano un ruolo decisivo: “devono tornare a investire in pubblicità sui giornali per promuovere i loro prodotti”.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;immigrato viene dal mare?</title>
		<link>http://progettoverona.wordpress.com/2009/11/19/limmigrato-viene-dal-mare/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[irregolari]]></category>
		<category><![CDATA[sbarchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifesti di propaganda annunciano: “Abbiamo fermato l’invasione”, sullo sfondo di imbarcazioni gremite di migranti a Lampedusa, considerata porta d&#8217;ingresso dell&#8217;immigrazione illegale in Italia. Si fa credere che, frenando gli sbarchi, si contrasta in maniera incisiva l’ingresso irregolare. Ma gli arrivi dal mare rappresentano una modesta frazione di un fenomeno variegato e complesso. La stragrande maggioranza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1946&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Manifesti di propaganda annunciano: “Abbiamo fermato l’invasione”, sullo sfondo di imbarcazioni gremite di migranti a Lampedusa, considerata porta d&#8217;ingresso dell&#8217;immigrazione illegale in Italia. Si fa credere che, frenando gli sbarchi, si contrasta in maniera incisiva l’ingresso irregolare. Ma gli arrivi dal mare rappresentano una modesta frazione di un fenomeno variegato e complesso. La stragrande maggioranza degli immigrati entra con un regolare visto turistico. Quando scade, il turista si trasforma in immigrato irregolare, talora con un lavoro, nero, in famiglie o imprese locali.</p>
<p style="text-align:justify;">FRONTIERE E CONTROLLI</p>
<p style="text-align:justify;">Gli sbarchi a Lampedusa sono assurti a simbolo di un paese sotto assedio. <span id="more-1946"></span>Aver respinto verso la <strong>Libia</strong> molti malcapitati (anche donne, minori, potenziali richiedenti asilo) fra le proteste di Onu , Consiglio d’Europa, Conferenza episcopale e altre istituzioni, è passata come una vittoria decisiva sull’immigrazione indesiderata. I traghettatori con ogni probabilità troveranno altre rotte. Ma gli arrivi dal mare sono modesta frazione del fenomeno dell’immigrazione irregolare.<br />
Il sistema di sorveglianza delle frontiere Frontex, finanziato dall’Unione Europea con 42 milioni di euro, ha prodotto, nel 2007, 163.903 respingimenti alle frontiere europee, la maggior parte in <strong>Grecia</strong> e sulle frontiere terrestri (73mila casi). Seguono la Spagna (27.900) e l’Italia (21.650), impegnate a contrastare l’immigrazione africana. L’impegno è consistente e costoso; i numeri sono apparentemente ragguardevoli, le polemiche sulle vite perdute in mare aumentano; si tratta di un’<strong>esibizione di fermezza</strong> verso alcuni tipi di migrazioni irregolari, quelle che cercano di attraversare fisicamente le frontiere senza le debite autorizzazioni.<br />
Il controllo delle frontiere è uno dei simboli della sovranità nazionale, caricato di significati e di attese. Ma l’immigrazione irregolare è fenomeno vasto, intrecciato con molte <strong>convenienze</strong> dei paesi riceventi, famiglie comprese. Tenere sotto i riflettori gli sbarchi concentra gli sforzi su un segmento limitato e relativamente controllabile della questione, disegnando un’immagine di fermezza e lasciando in ombra gli aspetti meno confessabili e più difficili da contrastare. Gli arrivi via mare sono molto visibili sotto le luci dei media, si prestano a narrazioni cariche di pathos, si imprimono nell’immaginario collettivo.<br />
Gli immigrati irregolari che arrivano dal mare sono in gran parte <strong>controllati e schedati</strong> dalle istituzioni che presidiano le frontiere. Per i governi è conveniente che media ed elettori credano che l’immigrazione non autorizzata coincida con gli sbarchi. Frenando gli sbarchi, si fa credere di agire in maniera incisiva sull’immigrazione irregolare e di aver fermato l’invasione.</p>
<p style="text-align:justify;">TRE MITI DA SFATARE</p>
<p style="text-align:justify;">Un autorevole rapporto dell’<em>International Migration Institute</em> dell’università di Oxford disegna una realtà ben diversa <strong>(1):</strong> gli arrivi via mare non rappresentano più del <strong>10-12 %</strong> dell’immigrazione irregolare dall’Africa verso l’Italia. Una componente entra con documenti contraffatti o nascosta su mezzi di trasporto terrestri. La maggioranza, intorno al <strong>75 %</strong>, arriva con un regolare <strong>visto turistico</strong>: quando scade, il turista diventa immigrato irregolare, che, magari, ha trovato un lavoro. Nel 2008 gli sbarchi sono stati circa 30.000; gli immigrati irregolare si aggirano sul milione di persone. <strong>(2)</strong> Le richieste di regolarizzazione ai sensi dell’ultimo decreto flussi, del 2007, ne conteggiavano 740.000.<br />
Il rapporto sfata un secondo mito che attribuisce ai migranti <strong>africani</strong> caratteristiche di drammatica povertà, disperazione, fame. Non sono ricchi, ma meno poveri di quanti non partono; si muovono per scelta, non perché costretti da altri. Se si mettono in viaggio e pagano il passaggio in barca, significa che dispongono di risorse.<br />
Terzo mito in discussione: i <strong>trafficanti</strong> non farebbero parte di grandi mafie, ma di organizzazioni piccole, fluide e flessibili.<br />
In definitiva, il governo non ha fermato nessuna invasione: quella dal mare è poca cosa, dato che i migranti irregolari arrivano quasi tutti per altre strade. Arrivano principalmente perché  richiesti e impiegati nelle nostre <strong>famiglie</strong> e nelle migliaia di <strong>imprese</strong> che danno loro lavoro in nero, senza apprezzabili interventi di contrasto da parte delle istituzioni dello Stato.</p>
<p style="text-align:justify;">di Maurizio Ambrosini (06.07.2009)</p>
<p style="text-align:justify;"><em>da www.lavoce.info</em></p>
<p style="text-align:justify;">
<strong>(1)</strong> H. de Haas, <em>The myth of invasion. Irregular migration from West Africa to the Maghreb and the European Union</em>, IMI, Oxford, October 2007<strong>.</strong><strong><br />
</strong><strong>(2) </strong>Fonte: Fondazione Ismu di Milano.</p>
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		<title>La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (10)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I poveri che mangiano alle mense disturbano. “Troviamo il modo di cacciarli”
Aprile 2008. Un provvedimento del sindaco Tosi ordina alla Polizia Municipale di presidiare gli ingressi alle mense pubbliche per i poveri e di impedire la distribuzione dei pasti al sacco, causa di sporcizia. La mensa di via Prato Santo ha dovuto tagliare 30-40 pasti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1955&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>I poveri che mangiano alle mense disturbano. “Troviamo il modo di cacciarli”</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Aprile 2008. Un provvedimento del sindaco Tosi ordina alla Polizia Municipale di presidiare gli ingressi alle mense pubbliche per i poveri e di impedire la distribuzione dei pasti al sacco, causa di sporcizia. La mensa di via Prato Santo ha dovuto tagliare 30-40 pasti al sacco; ora ha posto per 72 persone. La responsabile suor Gabriella: “Va bene controllare la zona: le forze dell’ordine calmano gli esagitati; ma si lascino in pace i poveri. Parecchi di loro se ne sono andati. Dove? Non lo so”.<span id="more-1955"></span></p>
<p style="text-align:justify;">La volontaria Bona Clementi Murari scrive: ”Controlli e collaborazione tra volontariato e forze dell’ordine sono necessari. Ma oggi quando sono entrata alla mensa per incontrarmi con uno dei poveri lì a cena, ho provato vergogna nel vedere 3 auto, 2 motociclette e 7 agenti della polizia municipale davanti alla mensa. Chi dovevano difendere e da chi? La mensa è frequentata da poveri: bisognosi, affamati, magari disperati: è da loro che devo essere difesa? I poveri meritano rispetto”.</p>
<p style="text-align:justify;">Situazioni simili si verificano al Barana e a San Bernardino.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il Sindaco chi disturba non può stare a Verona: i modi vanno valutati, ma va cacciato.</p>
<p style="text-align:justify;">L’unica consolazione, se di consolazione si tratta, è che a Verona nessuno muore di fame.</p>
<p style="text-align:justify;">A parte qualche esponente della Chiesa, tutti zitti, anche i partiti di opposizione e il volontariato.</p>
<p style="text-align:justify;">Mons. Giuliano Ceschi, direttore della Caritas diocesana: “Queste persone vanno accettate e non considerate fenomeno da allontanare. Forse dovremmo imparare ad ammettere che sulle nostre strade sia possibile vedere persone che vivono in povertà; persone che, se lasciate a se stese, possono diventare veicoli di patologie”.</p>
<p style="text-align:justify;">Interpellato da “Il Corriere della Sera”, in data 5-5-2009, il sindaco Flavio Tosi propone una delle sue dichiarazioni base per capirne il pensiero: “Gli unici diritti inalienabili sono quelli che riguardano la sopravvivenza. Esempio: è pericoloso affermare che è un diritto l’iscrizione degli immigrati alla scuola dell’obbligo. Se il sistema può assorbire un certo numero di persone, proporre aperture ad altri mette a rischio il sistema. L’istruzione: diritto primario? Non sarà bello da dire, ma diminuire i requisiti richiesti (ad esempio il non ritenere essenziale l’essere regolarmente in Italia) crea situazioni insostenibili e inique: riconoscere il diritto all’istruzione per tutti significa ammettere il diritto dei clandestini a una permanenza in Italia senza limiti. E poi perché l’istruzione sì e la casa no? Perché non gli assegni familiari? <strong>Se si riconosce il diritto</strong> <strong>all’istruzione per tutti, non si vede come si possano negare tutti i</strong> <strong>diritti</strong> <strong>che gli Stati mettono a disposizione dei loro cittadini</strong>. Altro esempio: se una persona è malata ha il diritto di essere curata, sempre? No. Solo nel periodo del gelo ha il diritto a un ricovero di emergenza, per non morire di freddo”.</p>
<p style="text-align:justify;">Parole molto chiare sul tipo di società politica che il Sindaco ha in mente, con conseguenze gravissime. Ci portano al cuore della nostra civiltà, i cui fondamenti, di fronte a visioni del genere, vacillano. Ci spieghiamo:</p>
<p style="text-align:justify;">Primo. Il percorso dell’umanità è stato tortuoso e duro sul tema della dignità della persona umana, di ogni persona, senza eccezioni. Sotto la spinta del meglio dell’umanità, della filosofia greca, del diritto romano, della travolgente rivelazione cristiana, del meglio della Rivoluzione Francese e delle culture anglosassoni, dopo due guerre mondiali che hanno abbruttito la nostra storia, l’umanità intera ha definito la “Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo e del cittadino”, dichiarandoli come insiti nella natura umana, inalienabili, non discutibili. Ogni persona viene riconosciuta unica e irripetibile, portatrice per il solo fatto di esistere di una dignità che non può essere compressa.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo. Dato basilare e rivoluzionario: la dignità e i diritti della persona umana vengono prima di ogni autorità statale. Lo Stato li può solo riconoscere e promuovere. Tosi dice che sono gli Stati che mettono a disposizione dei cittadini i diritti. Questa è la dottrina dei re assoluti, del nazismo, del fascismo e del comunismo, regimi in cui il re o il partito diventano stato, unico detentore di diritti. Sappiamo dove portano queste dottrine. Tosi dichiara di concepire uno Stato come quelli.</p>
<p style="text-align:justify;">Terzo. Il diritto di mangiare, quello all’istruzione, alla casa, alla salute, alla vita vengono prima dell’essere cittadino o clandestino: appartengono all’uomo in quanto uomo. Chi tocca queste conquiste dell’umanità porta verso la società dei migliori, degli oligarchi, dei ricchi, unici detentori di diritti. Anche la Rivoluzione Francese si fermò a questo punto: alla società degli illuminati. Fortunatamente abbiamo fatto passi avanti. Non possiamo accettare che Flavio Tosi e tanti altri come lui ci riportino indietro.</p>
<p style="text-align:justify;">Attenzione. Se si retrocede non si sa dove si va a finire.</p>
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		<title>Regolamento del Comune di Verona per la tutela degli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In seguito a un articolo pubblicato sul nostro giornale “Progetto Verona”, Carmelo Furnari, medico veterinario, coordinatore del ‘Forum veterinaria’ del Patito Democratico di Verona, ci ha inviato un lavoro preparato per il
 
REGOLAMENTO del COMUNE di VERONA per la TUTELA DEGLI ANIMALI 
 
CONSIDERAZIONI POLITICHE
Che il Comune di Verona abbia deciso di dotarsi di un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1943&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em><strong>In seguito a un articolo pubblicato sul nostro giornale “Progetto Verona”, Carmelo Furnari, medico veterinario, coordinatore del ‘Forum veterinaria’ del Patito Democratico di Verona, ci ha inviato un lavoro preparato per il</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>REGOLAMENTO del COMUNE di VERONA per la TUTELA DEGLI ANIMALI </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">CONSIDERAZIONI POLITICHE</p>
<p style="text-align:justify;">Che il Comune di Verona abbia deciso di dotarsi di un regolamento per la tutela degli animali in città è fatto positivo e come tale va apprezzato: giova agli animali, al loro benessere e a chi li possiede. Giova anche a chi non convive direttamente con animali, ma può subire, in vari modi, gli effetti non graditi della loro presenza: fecalizzazione, degrado, rischio di aggressioni, disturbo della quiete, pericolo di diffusione di malattie. <span id="more-1943"></span>Dotarsi di un regolamento è utile, inoltre, per ridurre l’aggravio per il bilancio comunale derivante dai costi per il mantenimento degli animali senza padrone e per le prestazioni sanitarie erogate, per il mantenimento e la cura delle aree verdi appositamente attrezzate, per la pulizia e la tutela del patrimonio artistico e monumentale.</p>
<p style="text-align:justify;">La lettura dell’art. 1, sui valori etici e culturali che ispirano il regolamento, provoca, tuttavia, anche in chi nutre un profondo sentimento di rispetto e di affetto per gli animali, un senso di disagio. Si individua infatti nella tutela delle specie animali non umane <em>“uno strumento finalizzato al </em><em>rispetto<strong> </strong></em><em>e alla </em><em>tolleranza<strong> </strong></em><em>verso tutti gli esseri viventi e, in particolare, verso </em><strong><em>i </em></strong><em>più deboli</em><em>” </em>e si riconosce agli animali <em>” il diritto a un’</em><em>esistenza compatibile con la loro natura</em><em>” </em>richiamandosi a “<em>principi etici”. </em>Verona<em> </em>viene definita comunità portatrice <em>di elevati valori di cultura e civiltà che si fa promotrice di </em><em>garanzie giuridiche</em><em>, di </em><em>rispetto<strong> </strong></em><em>e di </em><em>corretta convivenza</em><em>.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Tali principi debbono essere messi a confronto con quanto nella realtà si garantisce, in termini di qualità della vita, alle minoranze UMANE più deboli della nostra controversa realtà: deve essere promossa una riflessione profonda sul modello di società che Verona sta realizzando.</p>
<p style="text-align:justify;">Altra considerazione: un regolamento deve trattare in maniera chiara ed esaustiva le situazioni che intende regolamentare definendone ogni dettaglio. Questo regolamento, invece, offre in molti casi la possibilità di interpretazioni non univoche che generano conflitti, contestazioni e/o abusi.</p>
<p style="text-align:justify;">Va rimarcata la necessità di un maggiore coinvolgimento delle Amministrazioni comunali al fine incentivare i possessori di cani a registrare all’anagrafe i loro animali (attualmente<strong> </strong>il tasso<strong> </strong>di evasione nella provincia<strong> </strong>di Verona<strong> </strong>supera abbondantemente il 50%),<strong> </strong>a sterilizzarli e a favorire il graduale svuotamento dei canili‐rifugio mediante agevolazioni nei confronti di chi adotta un cane adulto o anziano. Vari decreti invitano le Amministrazioni comunali a dotarsi di un referente per tutte le tematiche relative all’igiene urbana veterinaria, in sinergia con i Servizi Veterinari dell’Az. ULSS e l’Ordine Provinciale dei Medici Veterinari di competenza.</p>
<p style="text-align:justify;">CONSIDERAZIONI TECNICHE</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’articolo 4 </strong>al <strong>comma 9) </strong>merita una riflessione : si può considerare maltrattamento condurre il proprio cane al guinzaglio mentre si pedala in bici?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’articolo 4 </strong>al <strong>comma 10): </strong>è più corretta una formulazione del tipo: <em>“Sono vietati gli atti di amputazione di coda e orecchie per motivi estetici, la recisione delle corde vocali, l’ablazione dei denti e degli artigli. Solo in caso di</em> <em>comprovate esigenze di natura sanitaria tali interventi possono essere eseguiti da un medico</em> <em>veterinario che ne rilascia opportuna attestazione.” </em>Tali divieti sono stati introdotti nel 2006 con ordinanza dell’allora ministro Livia Turco, mentre il sottosegretario Martini (che si professa convinta animalista) ha mantenuto una deroga a tali mutilazioni a scopi estetici per determinate razze di cani. C’è la possibilità di non avvalersi di tale deroga ? Sarebbe simpatico lo slogan : <em>“Verona ti salva la coda …. e anche le orecchie”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Art. 6, comma 2, lettera c)</strong>. Quali sono i sistemi previsti per il contenimento del numero dei colombi ? Il neo‐presidente della Federcaccia Veneta, Flavio Tosi, ha in mente di organizzare battute di caccia in città?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Art. 7 comma 2). </strong>Nel caso di luoghi pubblici o aperti al pubblico le operazioni di derattizzazione vanno eseguite da DITTE SPECIALIZZATE.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Art. 8, comma 1)</strong>. Al fine di garantirne l’incolumità fisica e psichica, i cuccioli di cane non si separano dalla madre prima dei 60 giorni di età. Vietare la vendita o la cessione al di sotto di tale età è necessario ma non sufficiente. Va previsto il divieto di DETENZIONE da parte dei</p>
<p style="text-align:justify;">commercianti di cuccioli di età inferiore a due mesi, a meno che non siano accompagnati dalla</p>
<p style="text-align:justify;">madre. La tratta dei cuccioli, precocemente privati della madre, provenienti dall’est Europa per essere venduti in Italia da commercianti senza scrupoli, è stata utilizzata dal sottosegretario Francesca Martini per ottenere visibilità e consenso mediante ripetuti annunci di emanazione di provvedimenti ad hoc che mai hanno visto la luce. Appare bizzarro che una Giunta a maggioranza leghista non accolga questo principio in un suo regolamento comunale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A</strong><strong>rt. 8, comma 5, lettera c). </strong>Occorre sottoporre gli animali che non sono in buone condizioni di salute ad assistenza sanitaria. Per chi intende esercitare attività di allevamento, addestramento e custodia di animali a fini commerciali, deve essere previsto l’obbligo di un rapporto di convenzione con una struttura veterinaria che garantisce l’assistenza sanitaria.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Art. 12, comma 14. </strong>Considera la tipologia di cani per i quali è obbligatorio l’uso del guinzaglio e della museruola, se condotti in luogo aperto al pubblico, e la stipula di un’assicurazione per la responsabilità civile. Sull’argomento è bene fornire ulteriori elementi di informazione:</p>
<p style="text-align:justify;">1‐ Il regolamento di polizia veterinaria stabilisce dal 1954 che i cani condotti in luoghi pubblici</p>
<p style="text-align:justify;">chiusi (mezzi pubblici, esercizi commerciali, locali, ecc.) debbano essere muniti di guinzaglio</p>
<p style="text-align:justify;">e museruola, mentre i cani condotti in luoghi aperti al pubblico (parchi, giardini, pubblica via,</p>
<p style="text-align:justify;">ecc.) debbano essere muniti, a scelta, del guinzaglio o della museruola. Nel 2003 l’allora ministro Sirchia, a seguito di aggressioni mortali da parte di cani, introdusse l’obbligo sia del guinzaglio che della museruola, anche nei luoghi aperti al pubblico, per determinate razze di cani (black list) e l’obbligo di polizza assicurativa per danni a terzi.</p>
<p style="text-align:justify;">2‐ Il sottosegretario alla salute Francesca Martini si è espressa a favore dell’abolizione della<strong> </strong>black list e ha emanato un’ordinanza che non prevede distinzione di pericolosità tra un pitbull e un chihuahua. L’obbligo del contestuale utilizzo di guinzaglio e museruola è previsto solo per gli animali  già responsabili di aggressioni e morsicature. L’obbligo di portare con sé la museruola da utilizzare in caso di bisogno viene esteso a tutte le razze di cani. Al di là della non condivisione dell’abolizione della lista di cani particolarmente impegnativi per stazza e potenza del morso, tale principio, ripreso nel nostro regolamento, appare non condivisibile per il pericolo costituito da cani di grossa mole a cui difficilmente si riesce a far indossare la museruola in caso di necessità e per l’inutile vessazione nei confronti di animali innocui. Il regolamento inoltre non prevede precauzione per i cani che, pur non avendo mai morso, mostrano un comportamento pericoloso.</p>
<p style="text-align:justify;">CONCLUSIONI</p>
<p style="text-align:justify;">Il regolamento non affronta i problemi cruciali della convivenza in ambito urbano con gli animali.</p>
<p style="text-align:justify;">Non si prevedono incentivazioni all’identificazione dei cani e neppure forme di sensibilizzazione in tal senso (campagne promozionali, mese del microchip, ecc.); non si combatte l’evasione anagrafica. Sarebbe utile verificare se il mansionario degli agenti di polizia municipale preveda il controllo del microchip dei cani a spasso in città e se siano state elevate contravvenzioni per questa inosservanza, certamente più grave che consumare un panino per strada.</p>
<p style="text-align:justify;">Non sono previste incentivazioni all’adozione dei cani dai canili.</p>
<p style="text-align:justify;">Le misure previste per la prevenzione delle aggressioni<strong> </strong>da parte dei cani sono vessatorie nei confronti di proprietari di razze di cani non pericolosi, mentre non garantiscono sufficientemente il privato cittadino. Occorre prevedere l’obbligo dell’utilizzo contestuale di guinzaglio e museruola per i cani che i medici veterinari curanti dovrebbero indicare alle autorità competenti per comportamento aggressivo, soprattutto se condotte da proprietari non idonei. Per contro gli animali che, sottoposti a visita comportamentale da parte di uno specialista riconosciuto, mostrano attitudine alla corretta convivenza con l’uomo e i consimili e risultano facilmente governabili da parte del proprietario, dovrebbero ottenere la qualifica di <em>cane buon cittadino<strong> </strong></em>ed essere esonerati dall’obbligo del guinzaglio quando condotti nei parchi. Chiunque visita questi spazi sa che molti lasciano che i propri cani si allontanino ben oltre un metro e mezzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ultima considerazione sulla realizzazione del nuovo canile municipale: il sindaco Tosi ha tacciato la giunta Zanotto di <em>immobilismo </em>e ha più volte definito un lager l’attuale canile<strong>. </strong>Oggi, a fronte di un progetto già pronto ai tempi di Zanotto; dell’individuazione dell’area idonea (che ha rappresentato per anni il principale ostacolo alla  realizzazione); del finanziamento statale del 2007 di <strong>50.000,00 </strong>euro; dello stanziamento regionale del dicembre 2008 di <strong>437.000,00 </strong>euro e del lascito testamentario di <strong>250.000,00 </strong>euro, ci si chiede se Sindaco e Giunta hanno cambiato idea visto che, secondo quanto dichiarato da Tosi in un’intervista a L’Arena del dicembre 2008, i cani dovrebbero essere trasferiti nella nuova struttura entro la primavera ormai prossima.</p>
<p style="text-align:justify;">5 settembre 2009</p>
<p style="text-align:justify;">Carmelo Furnari, medico veterinario</p>
<p style="text-align:justify;">Coordinatore del forum veterinaria del PD di Verona</p>
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		<title>Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (80)</title>
		<link>http://progettoverona.wordpress.com/2009/11/16/immigrati-e-italiani-insieme-per-il-futuro-da-costruire-80/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 08:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>progettoverona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Don Alberto Mangoni]]></category>
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		<description><![CDATA[“Nulla della presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 30)
Don Alberto Mangoni : il povero non è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=progettoverona.wordpress.com&blog=2327910&post=1912&subd=progettoverona&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em>“Nulla della presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati” (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, n° 30)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Don Alberto Mangoni : il povero non è da criminalizzare</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">*E’ necessaria la sicurezza, ma il povero non è da criminalizzare. I poveri sono tanti; sono socialmente pericolosi? Se sono italiani si toglie loro la cittadinanza? Perché loro sì e gli stranieri no? Si rischia di identificare chi ha un basso reddito con la propensione a delinquere. Si valuta una persona sulla base di criteri economici, quasi che il ritenerla degna di far parte della nostra società possa essere decretato in primis dalla capacità non solo di lavorare, ma anche di sostenere i nostri stili di vita improntati sul consumo. <span id="more-1912"></span>Mostriamo che da noi conta l’avere prima dell’essere. Consideriamo anche la situazione lavorativa di molti stranieri, non sempre ben definita e stabile: per vivere sono costretti ad accettare impieghi stagionali sotto pagati e in nero. Il parassitismo, il vivere di espedienti, di accattonaggio e di attività illecite esaspera la situazione e induce l’emotività. E’ fondamentale favorire l’integrazione e abbattere le barriere, quei muri in base ai quali il povero oggi non suscita più compassione, bensì fastidio e paura.</p>
<p style="text-align:justify;">*La questione sicurezza è al centro del dibattito politico. Pare la priorità del nostro tempo per non alienarsi le simpatie della gente. E’ vero: è una dimensione essenziale della convivenza. Ma quanto è giustificato l’allarmismo che risuona da ogni dove, amplificato dai fatti della cronaca nera? E’ ammissibile l’automatica associazione tra criminalità e immigrazione? No a  generalizzazioni, allo scagliarsi contro a prescindere.</p>
<p style="text-align:justify;">*Pacchetto sicurezza. Prevede maggiori poteri ai Sindaci; la confisca della casa affittata in nero a immigrati irregolari; la possibilità di espellere più facilmente gli stranieri condannati; la clandestinità come aggravante per coloro che delinquono (con aumento di un terzo della pena).</p>
<p style="text-align:justify;">Se l’immigrazione clandestina venisse riconosciuta come reato, avremmo in Italia tra le 650.000 e le 900.000 persone passibili di arresto e di condanna da 6 mesi a 4 anni; il sistema carcerario e giudiziario esploderebbe. E tra queste persone, per oltre 700000 delle quali è stata presentata domanda di regolarizzazione dal datore di lavoro, ne troveremo molte impegnate non a delinquere bensì a svolgere servizi di assoluta rilevanza sociale, come le badanti, che in Veneto sono circa 30.000: 4 su 5 non in regola, con stipendio mensile intorno agli 800 euro.</p>
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