8 Maggio 2008...1:00 am

Asili nido a Verona: c’è posto per chi? Il dibattito

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Questo articolo è la continuazione di quanto pubblicato il 7 maggio.

Viene riportato il resoconto dei dibattiti che si sono tenuti nei diversi organismi politici cittadini. E’ un po’ lungo ma si è preferito essere il più esaurienti possibile.

Maggioranza.

- Papadia Salvatore (capogruppo di Forza Italia): “Il nostro programma garantisce la tutela della famiglia tradizionale, alla quale, per nostra precisa volontà, vanno un punteggio maggiore e grande attenzione rispetto a coppie di fatto e a separati. Chi è separato e i nuclei disagiati e a basso reddito percepiscono assegni familiari maggiori. Bisogna aiutare, con servizi di sostegno, le coppie che hanno un progetto comune, con figli da allevare. Chi si separa o divorzia deve sapere che andrà incontro a questi inconvenienti. Le madri single hanno un punteggio più basso, ma riserviamo una quota del 2% alle ragazze madri, per aiutare chi compie la scelta coraggiosa di non abortire”.

- Pavesi Antonia (presidente Commissione consiliare V – lista Tosi): “Con questo regolamento diamo una risposta più fedele alle esigenze della società veronese. Le norme servono a dare un segnale: ti sposi? Devi mantenere l’impegno”.

- Traverso Elena (Alleanza Nazionale): “I figli di ragazze madri sono discriminati rispetto a quelli delle coppie coniugate e delle vedove. I punti anche per loro devono diventare 20. Le ragazze madri si trovano a dover gestire una situazione di difficoltà a causa dell’irresponsabilità altrui e non hanno né alimenti né reversibilità della pensione. Poi io sono contraria all’aborto: ci affianchiamo alle ragazze madri e diamo loro un sostegno reale: invogliamo a portare a termine la gravidanza. Un asilo privato costa anche 700-800 euro al mese e una ragazza da sola non può permetterselo. Benetti prevede una riserva per le ragazze madri pari al 2%, ma, oltre a trovarla decisamente insufficiente, eticamente trovo più corretto alzare il punteggio, anche per una questione di principio. Non ci deve essere divario di punti tra la vedova e la madre single. La Traverso propone un emendamento, approvato dalla Commissione: dare ai bambini delle ragazze madri 20 punti, lo stesso attribuito ai figli delle vedove. Propone pure di portare dal 2 al 5% la quota di riserva dei posti disponibili per figli di ragazze madri.

- Miglioranzi Andrea (capogruppo “lista Tosi): “Le perplessità ci sono”.

- Maschio Ciro (Alleanza Nazionale). Sostiene la famiglia naturale, ma “ci sono questioni concrete che toccano la coscienza. Le coppie separate sono dato frequente e il figlio di una famiglia sfasciata subisce già un disagio: è pericoloso penalizzarlo. Il soggetto debole, da tutelare, è il bambino”.

- Martini on. Francesca (Lega Nord): “La parità dei bambini (che sono tutti eguali) viene prima di tutto, anche della composizione familiare. Non è assegnando punteggi a chi è sposato rispetto a chi non lo è o è divorziato che si spinge a un rafforzamento dell’istituzione matrimoniale”.

- Zelger Alberto (lista Tosi): “Bisogna distinguere le famiglie che vivono in una situazione di agio da quelle che sperimentano il disagio: dobbiamo agevolare le prime. Le seconde possono ricevere un aiuto anche superiore, ma dai servizi sociali. Per questo sono contrario a comparare i bambini delle vedove con quelli delle ragazze madri: è diverso lo status familiare, deve essere diverso il trattamento”.

Non si può lasciare senza commenti quanto afferma il consigliere Zelger: è l’umiliazione della persona.

- Rossi Mario (Forza Italia) : “Premesso che il Comune ha il dovere di aiutare tutti coloro che sono bisognosi, soprattutto se c’è di mezzo la vita nascente o un bambino, il problema sono le modalità. La coppia e la sposa vedova con un bambino sono una istituzione riconosciuta come famiglia dalla Costituzione. In questi casi l’interesse per il figlio è a livello istituzionale e i fondi devono essere ricavati da quelli per le famiglie. La ragazza madre con il bambino, invece, per il suo status, non ha un rapporto istituzionale con la società. La vedova poi è più debole per la collettività rispetto a una ragazza madre perché ha subito il trauma del dolore per la sua vedovanza. L’ente pubblico deve distinguere tra famiglia riconosciuta e famiglia di fatto e quindi interverrà per quest’ultima con i fondi dell’assistenza, perché al centro dell’attenzione è il bambino, cioè la parte debole”.

- Valdegamberi Stefano (Assessore regionale ai Servizi Sociali – U.D.C. come Benetti). “Non si possono discriminare i bambini e le ragazze madri vanno sempre sostenute: va premiato il loro impegno a portare a termine la gravidanza. Facciamo nidi a domicilio: il nido in famiglia svolge funzioni educative, di cura e socializzazione rivolte a un massimo di 6 bambini”.

Minoranza

- Del Fanti Riccardo: “Questo regolamento è una vergogna che ci porta indietro di 50 anni. E’ discriminazione di marchio ideologico. Si cancellano la Costituzione italiana e la Convenzione di Nuova York sui diritti del fanciullo. Sul piano ideale posso essere d’accordo, ma bisogna guardare in faccia la realtà”.

- Fasoli Fiorenzo (Rifondazione Comunista): “Non tocca al Comune decidere se è giusto o meno che due persone si sposino o convivano”.

- Fasoli Roberto (P.D.): “Questo regolamento è, se possibile, peggiore di quello sulle case popolari. I bambini non possono scegliere la famiglia. I primi discriminati sono loro. Come si può pensare che la gente si sposi o non divorzi per prendere più punti al nido? Sono incentivi grotteschi e ricattatori”.

- Perini Graziano: “Vergogna! Sono rilevantissime le discriminazioni tra la vedova e la ragazza madre, tra il lavoratore a tempo indeterminato e il precario. C’è un tetto sui casi sociali”.

- Fisher Marta (PD-VIII Circoscrizione): “Se sei figlio di sfortunati rimani fuori. Se tua madre ha deciso da sola di metterti al mondo è un problema suo. Inaccettabile”.

* P.D. “Non è compito del Comune fare giudizi morali sui genitori; invece le graduatorie saranno stabilite sulle condizioni dei genitori, in contraddizione anche con la finalità dichiarata di mettere al centro il bambino. Si penalizza chi è in stato di debolezza. Si mette una serie di difficoltà sulla strada di chi vuole avere figli. Scompare ogni riferimento al reddito reale delle famiglie: si mettono irrealisticamente tutti sullo stesso piano. Precedentemente si aiutava chi era in difficoltà; ora si va nella direzione opposta: il figlio di genitori facoltosi avrà più diritti di quello di una ragazza madre o di una famiglia sfasciata. E’ follia penalizzare i bambini per scelte che non hanno fatto loro. Chi si trova in difficoltà invece di essere aiutato viene lasciato solo.

Si aboliscono gli attuali comitati di gestione, con rappresentanti delle Circoscrizioni e delle forze sociali (in questo modo viene meno il rapporto con il territorio) sostituiti da comitati dei nidi, fatti da soli genitori ed educatori.

Circoscrizioni.

Si manifestano diversità nel Centro Destra, con l’astensione di rappresentanti di AN e della lista Tosi. Nella Commissione della Circoscrizione “Centro storico” avviene la bocciatura della proposta, per l’astensione della lista Tosi e di uno di FI e per i voti contrari di FI. Nella III è stato approvato l’emendamento che equipara il punteggio delle ragazze madri e delle vedove. Nella V e nella VI: due di AN si sono astenuti. Nell’VIII anche due di minoranza hanno votato a favore. Nella Circoscrizione II consiglieri di AN e FI hanno votato alcuni emendamenti dell’opposizione. Non si è votato nella IV

Cittadini e forze sociali.

* Crivellaro Tiziana (mamma): “Ho 5 figli. Conosco bene il problema della carenza dei posti al nido. Le graduatorie sono difficili da fare perché ogni situazione è unica e personale ed è difficile incasellarla in una tipologia. Non credo che le coppie sposate abbiano più diritto degli altri. Bisogna guardare anche al reddito e alle condizioni in cui il bambino vive. La questione è molto delicata”.

* Fasani mons. Bruno ritiene che l’intento del nuovo regolamento sia nobile, ma che venga perseguito con metodi non adeguati: “I diritti dei bambini vanno tutelati a prescindere dalla condizione degli adulti. Non debbono pagare per le scelte dei genitori”.

* Tantini Anna (Difensore civico): “E’ apprezzabile la volontà di una politica di sostegno attivo alle famiglie, ma non è corretto privilegiare con punteggi maggiori i figli della famiglia tradizionale rispetto a quelli di coppie di fatto, separati, divorziati, madri single. La Costituzione pone al centro gli interessi del minore. Nulla deve penalizzare il bambino e i suoi diritti sociali, mentre l’attribuzione dei punteggi a seconda delle condizioni oggettive del nucleo familiare o della residenza del minore va di fatto a scapito del minore stesso. Il bambino che ha un solo genitore va aiutato, non penalizzato. Nel nostro ordinamento, poi, si equipara la posizione di figlio legittimo a quella di figlio naturale, riconoscendo ad entrambi identici diritti. Una fragilità della famiglia non può ripercuotersi sul minore e si deve tener conto in primo luogo della tutela del minore, garantendogli il diritto a ricevere i servizi di cui ha bisogno, qualunque sia la sua condizione familiare. Così il bambino ha il diritto alla scolarità e all’istruzione, indipendentemente da quelle che possono essere le scelte o le situazioni dei genitori. Il regolamento discrimina le situazioni di maggiore criticità, non sostenendo il genitore che, pur essendo solo, decide di occuparsi dei propri figli. Non credo sia questo il modo corretto di tutelare la famiglia. Si discriminano neonati e bambini perché la madre non è sposata. E che dire del requisito della residenza del nucleo familiare (problema posto da alcune concittadine) perché i padri non sono residenti nel Comune? I servizi alla prima e primissima infanzia devono ritrovare nel bambino la propria finalizzazione. L’interesse superiore del bambino è preminente. La criticità oggi è nelle famiglie monogenitoriali, ma questo regolamento non ne tiene conto; ne prevede una discriminazione.

* Sartori Alessandro(avvocato matrimonialista): “Separazioni e divorzi a Verona sono oltre il 50% delle coppie sposate. Questo regolamento, apprezzabile nel tentativo di difesa dei valori, dimentica che i minori sono tutti uguali e che probabilmente chi ha bisogno di un supporto è proprio il figlio di separati, che subisce in prima persona lo sfascio della famiglia. Esso è forse incostituzionale: infrange i criteri di uguaglianza. Non potrà funzionare come incentivo a non separarsi. Meglio, per il Comune, imporre alle proprie controllate di diminuire le tariffe ai nuclei familiari numerosi e investire di più nella formazione dei futuri coniugi”.

* Cinquetti Paola (Centro Diocesano Aiuto Vita): “Che il regolamento penalizzasse le donne sole non me lo aspettavo: non è una risposta dignitosa. Le donne che passano da noi non cercano assistenza, ma il modo per rimboccarsi le maniche e offrire un futuro dignitoso ai loro figli e a se stesse. Privilegiare chi è solo, sia separato che single, non è assistenzialismo; è tendere la mano a qualcuno che sta per cadere a terra e dargli un appiglio. Chi è vedovo è pacifico che va sostenuto. Viviamo in una società dove le single sono tante”.

* CGIL-CISL-UIL. Esprimono contrarietà e preoccupazione. “Viene meno il principio di uguaglianza e di pari opportunità per tutti i bambini. Criteri base devono essere la condizione lavorativa dei genitori e la salvaguardia dei soggetti più deboli, del reddito e delle fasce a rischio. La carenza di posti ai nidi è tra le ragioni che ostacolano l’inserimento delle donne nel lavoro. Occorre creare sinergie tra pubblico, privato e sociale. Il sistema dei punteggi va nella direzione opposta: i bambini figli di genitori single, con un genitore carcerato, sbandato o che risiede fuori città scivolano in fondo alle graduatorie. I bambini a protezione sociale in alcuni quartieri sono più numerosi della soglia prevista del 10%. L’Amministrazione apra un confronto con le parti sociali”.

*FISM (federazione scuole materne cattoliche): “La famiglia tradizionale va aiutata favorendo una vera parificazione tra scuole pubbliche e cattoliche. Da parte dei Comuni c’è poca sensibilità a un sostegno concreto, a partire da un trattamento economico che ci equipari alle scuole pubbliche. I contributi sono bassi e siamo costretti ad alzare le rette”.

* Il “Forum politico delle Donne” di Verona esprime preoccupazione per le madri lavoratrici che da sole devono affrontare la maternità

*Commenti dei giornali. La situazione più favorevole è quella riservata ai genitori con un lavoro a tempo indeterminato; la più sfavorevole è quella riservata ai genitori conviventi o ai precari. Famiglie: a subire le conseguenze dei fallimenti dei genitori sono i neonati. Non più il bambino al centro dell’attenzione, ma la famiglia. E’ questione di visione della vita.

Verso un nuovo accordo

Viste le gravi difficoltà a far approvare dal Consiglio comunale la bozza di regolamento, l’assessore Benetti accoglie tre emendamenti proposti dalla maggioranza di Centro Destra, che correggono alcuni criteri (punteggi) stabiliti senza modificare l’impianto del testo, pensato per privilegiare le famiglie tradizionali fondate sul matrimonio.

a) Nella bozza originaria il bambino non riconosciuto da uno dei due genitori si vedeva assegnati 10 punti. Era in ogni caso garantita una quota di posti riservati del 2%. Con il nuovo accordo i punti salgono a 20, come quelli delle vedove, e la quota di riserva viene allargata al 5%. La consigliera di AN Traverso afferma: “Andava corretto quello che poteva sembrare un giudizio morale nei confronti delle ragazze madri”.

b) Emendamento Papadia. I figli di coppie di fatto e di divorziati ottengono un aumento di punteggio: 10 punti invece dei 7 e degli 8 precedentemente assegnati. Vengono così parificati i bambini di genitori divorziati e i figli di coppie conviventi ma non sposate. Restano comunque 5 punti in meno rispetto alle coppie sposate. Papadia afferma: “I posti non sono sufficienti e il regolamento sceglie di privilegiare la famiglia tradizionale. Abbiamo ritenuto opportuno aumentare i punteggi per altre categorie.

c) Secondo emendamento Papadia: aumenta di un punto (da 4 a 5) il punteggio da assegnare al genitore lavoratore dipendente a tempo parziale con contratto inferiore ai 6 mesi.

°° Non viene accolto un emendamento di Marco Giorlo e di Renata Franchini che chiede la parificazione dei figli di coppie di fatto e di separati rispetto a quelli delle coppie sposate.

Riprende il dibattito (sul regolamento emendato)

Maggioranza

- Miglioranzi Andrea (capogruppo lista Tosi) sottolinea che è stata annullata la disparità per cui un bimbo affidato alla madre e riconosciuto regolarmente dal padre, se quest’ultimo non risiede nel Comune di Verona, si vedeva negata a priori l’iscrizione. “Siamo disponibili a miglioramenti”.

- Le “Donne del Centro Destra“, voce femminile di F.I., anche a nome della Consulta femminile del Comune, dissentono ancora, coraggiosamente: “Non è un problema di destra o di sinistra, ma di figli e di donne. La storia dei punteggi così non può andare. Si doveva osare di più. Chi ha scritto questo regolamento dimentica che anche nel Centro Destra ci sono molti laici e che anche i cattolici vivono i problemi della frantumazione familiare. Speravamo che Papadia avesse più coraggio e spingesse ad alzare il punteggio di separati e conviventi a 15 punti. Invece ha accettato il compromesso e ha ripiegato su quei 10 punti che non cambiano le cose. L’errore è nei concetti di fondo. Il regolamento apre le porte a quella che viene definita famiglia tradizionale cattolica e tratta gli altri da emeriti sconosciuti. Così non va. Non possiamo fare le battaglie per i bambini non nati e poi discriminare quelli che sono già al mondo. Questo regolamento per le nostre donne è abominevole e vogliamo discuterne con l’assessore Alberto Benetti”.

Opposizione

Il giudizio, pur riconoscendo un piccolo passa nella giusta direzione, rimane negativo. Alcuni punti discriminatori sono considerati non accettabili.

- Perini Graziano:”Come Sinistra Arcobaleno metteremo in moto meccanismi giuridici a tutti i livelli, europeo e nazionale, perché consideriamo il criterio dei punteggi discriminatorio, con una evidente violazione dei diritti dell’infanzia. Va ripristinato il metodo basato sull’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) che calcola la condizione economica della famiglia tenendo conto di reddito, patrimonio e nucleo familiare. Questo regolamento non tiene conto dell’aspetto economico. Genitori, sindacati, Movimento per la vita, difensore civico, circoscrizioni sono spaccati; Vescovo e don Fasani hanno espresso perplessità. Se questo regolamento passerà siamo pronti a fare ricorso al TAR e alla Commissione europea”.

- Fasoli Fiorenzo (Rifondazione Comunista): “E vengono a spiegare a noi che le ideologie sono finite! Alle elezioni hanno presentato un Comune etnico, che privilegia i Veronesi. Oggi ci propongono un Comune etico, dove si distingue tra figlio di genitori sposati e figlio di genitori conviventi. Si allarga il raggio della discriminazione dagli extracomunitari ai veronesi: ci sono anche i figli di una madre minore. E’ una scelta devastante di cui fanno le spese i bambini. Una battaglia di retroguardia preoccupante”.

- Gabanizza Giorgio: “Le presunte colpe dei padri ricadono sui figli: i bambini vengono selezionati in base alle scelte culturali e religiose delle famiglie creando una graduatoria discriminatoria sulla base delle idee dei genitori. In nessuno Stato democratico e laico succede una cosa del genere”.

- Guarienti Guariente. “Primo criterio deve essere il reddito familiare, come risposta a criteri di giustizia. Chi ha meno possibilità economiche ha la precedenza. Chi è ricco, se al nido c’è posto, paga di più; se posto non c’è, può sostenere le spese più elevate di un asilo privato o di una baby-sitter. Per Benetti sui problemi delle famiglie e soprattutto sui diritti dei bambini prevale l’ideologia. Sei figlio di genitori sposati e conviventi? Ti do il massimo del punteggio. Hai la sfortuna di essere un bambino non riconosciuto? Aggiungo una sfortuna ideologico-politico-amministrativa e ti affibbio il punteggio minimo, così l’asilo comunale lo vedi con il binocolo. Benetti aveva davanti non i bambini, ma un tipo di famiglia: solo quella regolare e formalmente unita ha pieni diritti. Ai figli meno fortunati va la metà dei punti di quelli delle coppie sposate e conviventi. Al bambino sfortunato, con genitore unico vanno meno punti di chi vive con entrambi i genitori. I più puniti sono i bimbi della coppia convivente, ma non coniugata: siete irregolari e io punisco voi e la vostra progenie. Qualunque sia la loro origine, davanti a Dio, agli uomini e agli assessori comunali, i bambini sono tutti uguali.

* Tisato Edoardo e Bravo Patrizia: “Non troviamo riconosciuta la centralità del bambino. La sua situazione è l’unica discriminante per il suo accoglimento. Il servizio deve essere offerto e finalizzato al bambino. Benetti premia situazioni che per la loro solidità e stabilità non richiedono tutele particolari. Si dà scarsa rilevanza alla situazione economica familiare. Un reddito elevato viene prima in graduatoria rispetto a uno molto basso”.

Forze sociali.

- La RSU (rappresentanza sindacale unitaria) del Comune manifesta “la propria preoccupazione e forte contrarietà; esprime rammarico per la scomparsa di qualsiasi riferimento alla Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti del fanciullo in ambito internazionale ed europeo e per eventuali ipotesi di modifiche che possono variare in qualche modo accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali di categoria. L’ammissione al nido si articola su un sistema di punteggi discriminatori rispetto ai soggetti deboli: viene meno il principio di eguaglianza e pari opportunità per tutti i bambini, che non possono essere trattati in modo diverso a seconda che siano figli di vedovi, ragazze madri, separati o divorziati, conviventi o famiglie con coniugi regolarmente sposati. Il criterio base per l’accessibilità ad un servizio essenziale come il nido dovrebbe essere quello del reddito, della condizione lavorativa, della salvaguardia dei soggetti deboli, delle fasce a rischio, dell’esistenza o meno di condizioni di disabilità. Invece si pone un limite molto basso ai cosiddetti casi sociali, si introducono punteggi penalizzanti per il bambino e si dà più valore al lavoro stabile rispetto a quello precario o part-time. Bocciamo la scelta di cancellare il Comitato di gestione, luogo di confronto e di legame tra i vari soggetti: genitori, operatori e realtà territoriali”.

- Consigli di nido della città: “Questo regolamento stravolge il senso e la finalità della struttura pubblica. Manca la valutazione dello status economico del nucleo familiare. Occorre adottare l’Isee. Non si curano gli interessi del bambino.

Il Consiglio comunale convocato non entra neppure nella discussione del regolamento: la minoranza presenta circa 300 emendamenti e la maggioranza è molto dubbiosa. Si rinvia la seduta e si incaricano i capigruppo e la Commissione consiliare sulle questioni sociali di presentare una nuova proposta, da approvare entro il 15 maggio.

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